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Iraq: cresce il numero di matrimoni officiati dai capi religiosi, una scappatoia per aggirare le leggi contro la diffusione delle spose bambine

Iraq: cresce il numero di matrimoni officiati dai capi religiosi, una scappatoia per aggirare le leggi contro la diffusione delle spose bambine

Human Rights Watch: questo genere di nozze apre la strada a quelle precoci nella totale impunità dei leader che le celebrano

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ROMA – Nozze precoci, ufficialmente non registrate, contratte da donne giovanissime non ancora in età da matrimonio: accade in Iraq, dove i leader religiosi, per aggirare le leggi del Paese, officiano unioni che non hanno alcun valore legale e che mettono le donne in una posizione di subordinazione totale al marito, privandole anche dei benefici e dei diritti legati allo status coniugale: eredità, dote, certificati di nascita dei figli. Un nuovo rapporto di Human Rights Watch (HRW), appena pubblicato, fa luce su queste pratiche abusive.

I matrimoni precoci. Negli ultimi venti anni i tassi di matrimonio infantile sono aumentati costantemente in Iraq. Secondo il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF), il 28 per cento delle ragazze si sposa prima dei 18 anni. Secondo la Missione di assistenza delle Nazioni Unite, il 22 per cento delle nozze non registrate coinvolge ragazze sotto i 14 anni. In questo modo le giovani sono esposte a maggiori rischi di violenza sessuale e fisica, subiscono conseguenze negative sulla salute fisica e mentale, compresa la mancata possibilità di lavorare e di studiare. Sebbene molte comunità del Paese considerino questi matrimoni religiosi legittimi, nella realtà essi sono illegali fino a quando vengono registrati presso il Tribunale, l’unica istituzione legittimata a rilasciare alle coppie il certificato di matrimonio da cui scaturiscono diritti e doveri. Senza quest’ultimo le donne non possono partorire negli ospedali pubblici e sono costrette a optare per il parto in casa privandosi della possibilità di ricorrere ai servizi ostetrici di emergenza.

Le testimonianze. “Mio marito si è rifiutato di ratificare sia il matrimonio che il divorzio, quindi legalmente sono ancora single”, racconta una donna residente nel sud-est di Baghdad, sposata a 14 anni e divorziata a 15. “Non posso richiedere il sostegno finanziario pubblico di 80 dollari al mese riservato alle donne separate poiché non ho prove né del mio matrimonio né del mio divorzio”. In Iraq i genitori possono fare richiesta dei certificati di nascita solo per i figli nati nel matrimonio, quindi i bambini venuti alla luce nelle nozze non registrate rischiano di non poter avere alcun documento d’identità e persino di perdere la propria identità legale o di diventare apolidi. Se non avviene la registrazione del matrimonio dei genitori, a questi bambini può essere impedito di iscriversi a scuola, di trovare lavoro, di ottenere documenti di viaggio, di possedere proprietà o di sposarsi. “Mi sono sposata quando avevo 14 anni e, subito dopo essere rimasta incinta, mio marito ha abbandonato la famiglia e ha portato con sé la mia carta d'identità e il nostro contratto di matrimonio religioso”, confessa un’altra donna. “Ho dovuto partorire a casa di mia madre perché non potevo andare in ospedale. Non sono riuscita a procurare i documenti a mia figlia, che ora ha 16 anni e ancora non ha una carta di identità”.

La burocrazia. Il processo per ufficializzare un matrimonio non registrato è lungo e complicato e diventa ancora più difficile nei casi di divorzio o di morte. A molte donne gli oneri sociali e finanziari associati a questa condizione appaiono così insormontabili che spesso rinunciano alla legalizzazione e quindi ai loro diritti. Quando una coppia in cui uno o entrambi i coniugi sono minorenni si rivolge al tribunale per legalizzare il proprio status, il giudice si trova di fronte al fatto compiuto, spiega Human Rights Watch. Se decide di non legalizzare l’unione, il magistrato lascia la coppia e i loro figli in una posizione precaria. Se invece decide di ratificare, allora la coppia acquisisce i diritti ma lo stato di diritto viene indebolito perché la registrazione postuma in qualche modo legittima il matrimonio precoce. La tendenza dei giudici è comunque quella di sanare le unioni religiose. Non ci sono disposizioni nella legge irachena che puniscano esplicitamente i leader che celebrano questi matrimoni al di fuori della legge. Un giudice del Consiglio supremo della magistratura ha spiegato a HRW che si potrebbero avviare procedimenti giudiziari contro gli officianti utilizzando l'articolo 240 del codice penale, che punisce chiunque contravvenga a un ordine emesso da un pubblico ufficiale, ma nei fatti questa norma, pur esistendo, non è mai stata applicata.

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