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Le torture di Abu Ghraib arrivano finalmente a processo, dopo venti anni di attese e rinvii

Le torture di Abu Ghraib arrivano finalmente a processo, dopo venti anni di attese e rinvii

Human Rights Watch: il governo degli Stati Uniti dovrebbe assumersi la responsabilità degli abusi e garantire alla giustizia tutti quelli che hanno torturato le persone

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ROMA – Sono passati vent’anni da quando si venne a conoscere la storia secondo cui i militari americani e la CIA torturavano i detenuti durante la cosiddetta “guerra al terrorismo” ad Abu Ghraib e in altre prigioni gestite dagli Stati Uniti in Iraq. Oggi, dopo venti anni, finalmente le storie di tutti quegli uomini che portano sul corpo e nell’anima le cicatrici delle torture vanno a processo.

Il processo. Il 15 aprile un tribunale federale della Virginia ha iniziato a esaminare il caso di Al Shimari contro CACI, una causa intentata dal Centro per i diritti costituzionali (CCR) con sede negli Stati Uniti per conto di tre vittime di tortura irachene. L'accusa sostiene che la CACI, una società di sicurezza privata assunta dal governo degli Stati Uniti nel 2003 per interrogare i prigionieri in Iraq, ha diretto e partecipato a torture e altri abusi ad Abu Ghraib. E sempre l’accusa chiede risarcimenti e pene.

Il tentativo di archiviare tutto per 20 volte. La CACI ha tentato di far archiviare il caso 20 volte da quando è stata depositata la denuncia per la prima volta nel 2008. Fino a oggi i tribunali americani hanno ripetutamente respinto casi simili contro il governo federale a causa di una legge del 1946 che preserva l’immunità dei militari dalle rivendicazioni e dalle denunce per gli atti commessi durante la guerra. Inoltre il governo degli Stati Uniti non ha creato alcun programma ufficiale di risarcimento per coloro che sostengono di essere stati torturati o maltrattati. Né ci sono percorsi disponibili per far sì che i loro casi vengano ascoltati e poi giudicati. Questa causa è un passo fondamentale verso la giustizia per questi tre uomini che finalmente avranno modo di affidarsi alla giustizia, scrive Human Rights Watch. Ma sono comunque pochi e fortunati rispetto al numero di denunce, torture, abusi e violenze subite e denunciate dai prigionieri di Abu Ghraib.

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