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Bambini rubati: i diritti negati dei padri cui le ex mogli o ex compagne sottraggono i figli e li portano all’estero

Bambini rubati: i diritti negati dei padri cui le ex mogli o ex compagne sottraggono i figli e li portano all’estero

Nel corso dell’incontro dell’ “Associazione Adiantum” è stata rilevata l’assoluta mancanza di garanzie per questo genere di situazioni

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ROMA – Si sono riuniti l’altro giorno a Roma i padri che sono stati vittime di sottrazione o “rapimento” dei propri figli da parte delle ex mogli o compagne, le quali hanno letteralmente portato via, spesso all’estero, bambini o bambine e così messo i genitori uomini nella condizione di non poter avere più alcuna relazione con i propri figli. Nel corso dell’incontro dell’Associazione Adiantum – è stata rilevata l’assoluta mancanza di garanzie per questo genere di situazioni. E si è parlato del diritto alla paternità, e della bigenitorialità quando in Italia la legge numero 54 del 2006, riconosce questo principio attraverso l’affido condiviso, per i figli di coppie separate anche non sposate.

Bambini rubati: i diritti negati dei padri cui le ex mogli o ex compagne sottraggono i figli e li portano all'estero

Sono sempre più i padri vittime di discriminazioni. Ma anche di violenza fisica, psicologica e giudiziaria subìta in ambito familiare e non solo; temi scottanti, che troppo spesso vengono trascurati o del tutto ignorati dalle istituzioni e dal sistema mediatico. “Ogni giorno – dicono gli appartenenti all’Adiantum – un figlio viene rapito dalla madre e non è più nelle condizioni di vedere e frequentare suo padre”. Sono bambini figli di coppie italiane o di diversa nazionalità “e, nella quasi totalità dei casi, a compiere il rapimento è la madre, che rimane impunita nonostante i reati commessi siano diversi”.

Quando un figlio puoi non rivederlo più. Quando ciò accade, le possibilità per il padre di rivedere il proprio figlio sono molto rare e sempre oggetto di complicate e lunghissime vicende giudiziarie. I figli sono i primi a pagare per questo distacco “forzato” che non fa altro che alimentare in loro una sindrome da abbandono di cui ne risentiranno per tutta la vita.

Nonni, zii, amici non rivedono più il bambino. Questi eventi gettano nello sconforto e nella disperazione più profonda non solo il genitore, ma anche i nonni, gli zii, gli amici che perdono spesso la possibilità di poter rivedere il bambino o la bambina.

Suicidi e gesti disperati tra gli uomini. Con questo incontro-manifestazione, gli organizzatori chiedono una maggiore tutela dei bambini e una maggiore attenzione a queste forme di violenza, “che negli anni portano a centinaia di suicidi, a migliaia di gesti disperati e quasi un milione di uomini a doversi indebitare e ad impoverirsi per sostenere gli altissimi costi legali”.

L’ottocentesco diritto alla visita. Si tratta dunque – è stato messo in risalto – di rivedere l’affidamento dei figli delle coppie separate, centrando la figura del “genitore collocatario” (“di solito la mamma”) e dando più spazio al papà, cui la legge italiana riserva solo “un ottocentesco diritto di visita” e “l’obbligo di una contribuzione in denaro al mantenimento dei figli”. La Commissione Affari Costituzionali del Senato, ha votato una risoluzione per pareggiare diritti e doveri tra gli ex coniugi o conviventi con figli, con un ddl dal titolo “Modifiche al codice civile, al codice di procedura civile e al codice penale in materia di affidamento condiviso”.

Rivedere l’affidamento dei figli di separati. Un testo, ancora in versione di bozza, visionato che lamenta come “tutte le responsabilità e i poteri decisionali” si conferiscano al “genitore collocatario”, che in genere, appunto, coincide con la madre. Una scelta che la Commissione parlamentare chiede di rivedere anche perché, denuncia, “siamo di fronte a norme in materia di affidamento dei minori che mettono in crisi le aspirazioni femminili a pari opportunità nel lavoro e nella vita privata”. Le attuali norme, si legge nella premessa ai 18 articoli del provvedimento, favorirebbero “i genitori meno meritevoli di tutela”, cioè “sia la componente paterna meno motivata che quella materna che voglia consumare vendette impossessandosi dei figli”, ovvero “lucrare” sull’affidamento “per ottenerne vantaggi economici”.

Oggi la legge penalizza entrambi i genitori. Oggi la legge penalizzerebbe sia “i padri che vorrebbero essere presenti a pieno titolo (cosa tanto più grave perché ancora in minoranza) che le madri che gradirebbero condividere i sacrifici della crescita della prole”. E per questo il primo articolo del ddl dispone che “il minore, affidato a entrambi i genitori e rimesso alle loro cure” venga “naturalmente e automaticamente domiciliato presso entrambi, a prescindere dalla residenza anagrafica, necessariamente unica”.

Non ci si potrà trasferire con i figli senza accordi. Inoltre nel ddl sono stati introdotti dei “paletti” al “frequente abuso di potere da parte del genitore cui si dà la prevalenza, che non di rado si trasferisce con i figli dove meglio crede senza prendere accordi con l’altro e senza autorizzazione del giudice”. Per quanto riguarda il mantenimento, si elimina il parametro relativo al tenore di vita antecedente la separazione. “Intanto perché tale evento ha, ovviamente, sconvolto il sistema economico familiare”, ma soprattutto “perché nel corso del tempo le spese a vantaggio del figlio, soggetto in età velocemente evolutiva, hanno continui cambiamenti”.

Indagare sui comportamenti dei figli nei confronti del genitore non affidatario. Per cui “quel riferimento oltre che essere fonte di grande incertezza (ovvero di forte litigiosità) potrebbe svantaggiare il figlio visto che attività e costi in genere sono crescenti nel tempo”.

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