ROMA – Le forze di sicurezza etiopi hanno commesso crimini di guerra attaccando ripetutamente medici, pazienti e strutture sanitarie nella regione nordoccidentale di Amhara, da quando lo scorso agosto è esplosa la guerriglia tra le forze nazionali e la milizia Fano, che si oppone al tentativo del governo federale di assimilare le forze autonome delle undici province etiopi in un unico esercito. Le evidenze dei crimini si possono leggere in un rapporto di Human Rights Watch (HRW) fresco di pubblicazione, basato su diverse interviste a vittime e testimoni di abusi e sull’analisi di video, foto e immagini satellitari.
La cronaca. Dal dossier dell’organizzazione emerge che l’esercito etiope ha deliberatamente messo fuori uso gli ospedali. I soldati hanno picchiato, arrestato arbitrariamente e intimidito i medici per aver prestato assistenza ai feriti e ai malati. Le forze federali hanno inoltre impedito l’accesso agli ospedali, anche arrestando ingiustamente i pazienti per un semplice sospetto di affiliazione alla milizia Fano. Hanno attaccato illegalmente ambulanze e mezzi di trasporto, bloccato l’accesso all’assistenza umanitaria e negato, di fatto, alla popolazione di Amhara il diritto alla salute. Dallo scorso agosto i medici e il personale sanitario lavorano in condizioni molto difficili perché mancano le scorte di ossigeno, mancano i medicinali essenziali e manca l’elettricità, per cui la gran parte delle strutture sanitarie non sono operative. Il 30 novembre un’ambulanza nella città di Wegel Tena è stata colpita da un attacco di droni che ha ucciso almeno quattro persone, ne ha ferita una e ha distrutto ulteriori scorte di farmaci.
Il lavoro umanitario. Gli operatori non riescono a lavorare perché mancano le condizioni basiche di sicurezza e da quando lo scorso agosto nella zona di Amhara è stato proclamato lo stato di emergenza sono in vigore molte restrizioni alla libertà di movimento, anche nelle aree controllate da Fano. Nove operatori umanitari sono stati uccisi dall'inizio dei combattimenti, almeno quattro da gennaio. Da quando il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite non è riuscito a rinnovare la missione indipendente d’inchiesta sull’Etiopia nell’ottobre 2023, il monitoraggio internazionale sulla situazione dei diritti umani nel Paese è molto limitato. Allo stesso modo i giornalisti indipendenti non riescono a entrare nella regione di Amhara. Gli ultimi dati disponibili su quanto accade in questa porzione di Etiopia risalgono a un dossier pubblicato dalle Nazioni Unite il 14 giugno, dal quale risultano almeno duemila vittime civili da quasi un anno a questa parte.