Mongolia, la sfida degli allevatori con il clima ostile: il ritorno alle origini, delusi dalla città
Testo e immagini di Marco PalombiULAN BATOR – La strada che porta dall’aeroporto al centro di Ulan Bator è bellissima. Le montagne regalano mezz’ora di spettacolo e le Yurte – le tipiche tende delle popolazioni nomadi - corredano un paesaggio dominato quasi esclusivamente da animali liberi. Ma tutto svanisce alle porte della capitale, dove ti accoglie un traffico egocentrico, con file interminabili e gente dai volti rassegnati nelle automobili, volti assai simili a quelli che s'incrociano ai semafori delle città europee. E una minacciosa coltre di smog grigio-nero copre tutta la città.
Mongolia, il ritorno alle origini ma sfidando il clima che cambia
L’urbanizzazione fuori controllo. Questo perché tutto qui funziona bruciando legna e carbone. L’inquinamento atmosferico ha dunque a che fare con combustioni antiche, che la popolazione pratica per molte attività domestiche e non solo. Va considerato poi il fortissimo richiamo economico che ogni grande metropoli rappresenta per chi vive in zone dove si campa d’agricoltura o allevamento di bestiame. I mongoli non fanno eccezione e questo è all’origine dell’urbanizzazione fuori controllo che c’è stato, con le automobili che si sono sestuplicate rispetto a una ventina di anni fa, ma senza adeguamenti infrastrutturali sufficienti.
La spinta verso le terre d’origine. Purtroppo le nuove generazioni, sospinte nella capitale con la prospettiva di un lavoro, che però è solo per pochi, dopo aver abbandonato la faticosa vita nomade e ritrovandosi disoccupati e ai margini nella bolgia infernale di Ulan Bator, tornano alle origini, ai cavalli, le mucche, le capre e le pecore libere, che sono i veri padroni della Mongolia. Quel mondo torna ad essere un richiamo forte per i pastori, attratti dalle proprie origini e dalle antiche tradizioni, nelle terre sconfinate dove i loro nonni e i loro padri spostavano le yurte alla ricerca di acqua.
Ma il ritorno impone sfide dure con il clima che cambia. Oggi però la capacita di adattamento dimostrata da queste persone, che fuggono dalla grande città ostile e inquinata, appare davvero eroica. Se i nemici a Ulan Bator erano la disoccupazione e l’inquinamento, oggi il ritorno alle terre d’origine impone loro una sfida contro un altro nemico: lo sconvolgimento climatico, che sta rendendo difficilissime le loro vite. Gli animali, unica fonte di sostentamento per questa popolazione, avvertono più di altri esseri viventi lo stravolgimento delle stagioni. Ne muoiono tanti, perché l’inverno arriva tardi e le montagne senza più la neve secca i fiumi e durante l’estate l’acqua scarseggia.
Il sostegno e gli aiuti soprattutto per i più poveri. In aiuto a questa generazione di allevatori ci sono aziende locali e caseifici della capitale, che forniscono servizi per la trasformazione del latte, mettendo loro a disposizione mangimi per l’alimentazione degli animali, così come consulenze di ogni genere e strumenti per migliorare la produzione familiare. Agevolazioni ce ne sono anche per ottenere prestiti in denaro. A.P.U. è una di queste. Fondata nel 1924, APU Company è una delle organizzazioni più longeve della Mongolia. Ha un portafoglio diversificato di oltre 35 marchi tra prodotti lattiero-caseari, bevande analcoliche e birre. Consulenti partono tutti i giorni da Ulan Bator per raggiungere le aziende agricole, anche nei villaggi più lontani e fornire materiali di ogni sorta ai più poveri ed emarginati.