Pena di morte, aumento allarmante di esecuzioni nel 2025
ROMA – Nonostante il mondo si muova verso l’abolizione totale della pena di morte, il 2025 ha visto una crescita preoccupante del numero di esecuzioni nei pochi Paesi che ancora la applicano. L’allarme proviene dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR), il quale denuncia un uso spropositato di condanne a morte per reati legati alla droga, in violazione del Patto internazionale per i diritti civili e politici per il quale gli Stati non abolizionisti dovrebbero applicarla solo nei casi più gravi.
Una punizione applicata arbitrariamente e spesso muoiono innocenti. “La pena di morte non è uno strumento efficace per il controllo del crimine e può portare all’esecuzione di persone innocenti", commenta Volker Türk, Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani. E aggiunge che nella pratica questo tipo di punizione viene spesso applicato in modo arbitrario e discriminatorio.
La geografia della morte. In Iran almeno 1.500 persone sarebbero state giustiziate nel 2025, di cui almeno il 47% per reati di droga. In Arabia Saudita il numero di esecuzioni lo scorso anno ha superato il precedente record del 2024 raggiungendo quota 356, con un 78% di condannati per motivi di droga. In Afghanistan proseguono le esecuzioni pubbliche nel pieno disprezzo del diritto internazionale. Gli Stati Uniti hanno registrato il numero più alto di esecuzioni degli ultimi 16 anni con 47 detenuti nel braccio della morte. Almeno 24 persone sono state giustiziate in Somalia e 17 a Singapore.
I segnali incoraggianti. A dispetto di questi pochi Paesi particolarmente affezionati alla pena capitale, l'OHCHR osserva che invece molti altri stanno adottando una serie di misure per limitarla. Il Vietnam ha ridotto il numero di reati punibili con la morte. Il Pakistan ha eliminato due reati anche se ne mantiene comunque 29. Lo Zimbabwe il 31 dicembre 2024 ha abolito la pena capitale per i reati comuni mentre il Kenya ha avviato una revisione della legislazione e così ha fatto anche la Malesia. In Kirghizistan la Corte Costituzionale ha ribadito il divieto della pena capitale. Fino a oggi sono 170 i Paesi che hanno eliminato o avviato una moratoria sulle esecuzioni, per legge o nella pratica.