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Carceri, nel 2026 già 15 suicidi

A togliersi la vita sono soprattutto detenuti italiani
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ROMA – Tre giorni fa, il 16 aprile, c’è stato il quindicesimo suicidio in carcere del 2026. È accaduto a Busto Arsizio. I numeri delle statistiche avvertono che ogni anno è una vera ecatombe di vite umane: nel 2025, 80 suicidi; nel 2024, 91.

Le statistiche ufficiali dei decessi dietro alle sbarre sono distinti in 5 categorie:

- suicidi

- decessi per cause naturali

- decessi per cause da accertare

- decessi accidentali

- omicidi

Tra il 1° gennaio ed il 31 dicembre 2025, il Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) ha segnalato 254 decessi di cui 76 suicidi (29,92%), 125 decessi per cause naturali (49,21%), 50 decessi per cause da accertare (19,69%), 3 decessi accidentali e nessun omicidio. Negli ultimi cinque anni sono stati registrati ben 370 suicidi, con i valori più elevati negli anni 2022 e 2024.

A togliersi la vita sono soprattutto detenuti italiani. La nazionalità delle persone morte per suicidio conta una prevalenza assoluta di italiani (il 53,95% del totale), con 41 connazionali rispetto a 35 stranieri. Se però il dato viene paragonato alla popolazione penitenziaria mediamente presente, pari a 43.383 italiani e 20.116 stranieri, emerge che i suicidi hanno un’incidenza maggiore fra la popolazione straniera (1,74%) rispetto a quella italiana (0.95%).

L’età delle vittime. È più elevata nelle fasce che vanno da 50 a 59 anni (19 casi), da 25 a 29 anni (13 casi) e da 30 a 34 anni (12 casi). Queste tre fasce d’età prese insieme rappresentano poi il 57.9% di tutti gli eventi registrati.

Le cause del fenomeno. Il report esamina la posizione giuridica delle persone morte per suicidio. Di queste, 37 erano state giudicate in via definitiva (48,68%), 27 erano in attesa di primo giudizio (35,53%), 6 persone rientravano nella categoria “mista con definitivo” (7,89%), 3 persone erano appellanti, 2 ricorrenti e una sola nella categoria mista senza definitivo. Particolarmente alto quindi non solo il dato delle persone già definitivamente condannate, ma anche quello di coloro che non hanno ancora iniziato il processo.

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