I senza casa: tre miliardi di persone non hanno un alloggio in cui vivere
ROMA – La crisi abitativa globale è una delle sfide più urgenti da affrontare per poter assicurare, poi, tutti gli altri diritti umani fondamentali. Secondo UN-Habitat, l’agenzia delle Nazioni Unite per lo sviluppo urbano sostenibile e l’edilizia abitativa, quasi tre miliardi di persone non ha un alloggio adeguato, oltre un miliardo vive in insediamenti informali e più di 300 milioni è senza fissa dimora sia nel Sud che nel Nord del mondo. “La casa è la porta d’accesso a tutti gli altri diritti”, ha detto Richard Gere: l’attore con la sua fondazione The Gere si è unito all’organizzazione spagnola Hogar Sì e alle Nazioni Unite per affrontare concretamente il problema.
I dati globali. In Africa il 62 per cento delle abitazioni urbane è considerato informale, ovvero alla stregua di una baracca, e non ha le caratteristiche di una casa sicura. Nella regione dell’Asia-Pacifico oltre 500 milioni di persone non hanno accesso ai servizi idrici di base e più di un miliardo vive senza servizi igienico-sanitari adeguati. La condizione dei senzatetto va ben oltre la mancanza di un luogo protetto in cui abitare perché si traduce anche nella negazione dei diritti fondamentali: sicurezza, assistenza sanitaria, privacy e compromette direttamente la dignità umana. Nonostante oggi l’edilizia abitativa sia considerata dagli esperti come “la prima linea della lotta contro il cambiamento climatico”, resta ancora la grande esclusa dalle politiche sul clima. Chi vive in alloggi inadeguati e informali è più esposto agli impatti del clima: ondate di calore, piogge torrenziali e conseguenti sfollamenti: il costo umano della crisi abitativa è altissimo.
Progetti. La questione casa sarà al centro della tredicesima sessione del Forum Urbano Mondiale (WUF13), la principale conferenza globale delle Nazioni Unite sull'urbanizzazione sostenibile, che si terrà a Baku, in Azerbaigian, dal 17 al 22 maggio. Focalizzata sul tema “Dare una casa al mondo: città e comunità sicure e resilienti”, il meeting riunirà delegati di governi, organizzazioni della società civile, urbanisti, leader del settore privato e rappresentanti dei giovani.
Le cause. Secondo gli attivisti la mancanza di case è radicata nell'incapacità delle società contemporanee di provvedere ai bisogni dei propri cittadini ed è una crisi che richiede un impegno politico a lungo termine, sistemi di protezione sociale più solidi e politiche pubbliche incentrate sull'edilizia abitativa. Le pressioni sulle città sono in aumento ovunque. Oggi più della metà della popolazione mondiale – circa 4,4 miliardi di persone, cioè il 57 per cento – vive in aree urbane. L'urbanizzazione porta con sé una serie di sfide: la mancanza di uguaglianza, l'esclusione sociale e l'erogazione iniqua dei servizi, sia nelle economie in via di sviluppo che in quelle avanzate. La questione abitativa esiste perché riflette la sistemica disuguaglianza nella possibilità che le persone hanno di garantirsi una casa sicura e dignitosa.