ROMA – “Le periferie sono il futuro possibile per un nuovo umanesimo”, dice Davide Cerullo, che nella periferia, quella napoletana, c’è nato e cresciuto e poi ci è tornato, dopo molti anni, cambiando vita e cercando di cambiare quella degli altri. Nato nel 1974, nono di 14 figli e cresciuto a Scampia, Cerullo a 10 anni era ricercato dalla polizia, a 14 gestiva una piazza di traffico di stupefacenti e a 18 anni era in carcere. Eppure, quella che sembrava essere una vita già scritta, dal carcere in poi, è radicalmente cambiata e Cerullo è tornato a Scampia in una veste completamente nuova.
Dove c’è bisogno che qualcuno faccia le veci dello Stato e delle istituzioni. Qui ha fondato nel 2017 l’Albero delle Storie, un’associazione dove i bambini del territorio possono giocare al riparo da delinquenza, malavita e camorra, ma anche facendo le veci di uno Stato e di istituzioni assenti. Ed è proprio questa realtà che Cerullo racconterà a Reclaim, il festival del COSPE, sabato 23 maggio, nell’incontro “Legàmi: dal quartiere al mondo” all’Impact Hub di Firenze, per raccontare come le comunità possano diventare motore di cambiamento attraverso cultura, partecipazione e creatività.
Come rimettere al centro le periferie e gli attivismi. Il festival ha l’obiettivo di rimettere al centro le periferie e gli attivismi, per questo la testimonianza di Cerullo assume un significato particolare. “Fa comodo incoraggiare una certa promozione della disperazione, trarre l’idea che chi vive qua, a Scampia, nasce già con un debito nei confronti della vita che poi, inevitabilmente, non viene riscosso nonostante gli sforzi di tutti e di ciascuno. L'albero delle storie è nato per dimostrare che questo modo di leggere la realtà poteva e doveva cambiare”, spiega Cerullo.
Fondamentale è cambiare la narrazione. Per farlo, è necessario cambiare la narrazione che vede nelle periferie luoghi di disagio, dove il riscatto non è possibile: “Alle Vele, come ovunque, un bambino nasce bambino, quindi l’unica soluzione per garantire che possa non sentirsi parte di un luogo dimenticato è costruire intorno a lui un’isola del tesoro ed è questa scelta educativa che abbiamo scelto di portare avanti, smettendo di dare per scontato che i problemi siano più grandi rispetto alle tante occasioni che abbiamo di costruire spazi di serenità e momenti di felicità e spensieratezza” aggiunge Cerullo.
Imparando con l’esempio degli adulti. “L’Albero delle Storie è un luogo dove educhiamo i bambini al diritto alla terra, ma è soprattutto un luogo dove i più piccoli possono prendere esempio - dice Cerullo, che continua - quello che ho imparato dagli adulti loro non me l’hanno detto, l’ho visto. Così all’Albero delle storie cerchiamo di dare il buon esempio, attraverso i giochi, ma anche con la cultura e la conoscenza, per far costruire ai più piccoli una consapevolezza di sé e del mondo, guidati dalla convinzione che anche e soprattutto dove c’è disagio e degrado, prima o poi, fiorisce la vita. L’Albero delle Storie di Scampia ne è, appunto, l’esempio”.
Tutti gli ospiti che animeranno il Festival. Oltre a Cerullo, tanti gli ospiti che animeranno il festival il 22 e il 23 maggio nei quattro luoghi di Firenze, Bologna, Cali e Cape Town: da Wesam Hamada, madre di Hind Rajab, la bambina uccisa a Gaza dall’esercito israeliamo la cui morte è diventata il simbolo del genocidio contro il popolo palestinese, al cooperante Alberto Trentini, dalla giornalista Cecilia Sala al collettivo di donne arabe e palestinesi Qumi.