Guatemala, il diritto negato di restare a scuola: il dramma degli abbandoni scolastici
ROMA – In Guatemala, nella provincia del Quiché, a marzo ricomincia la scuola. Anche quest’anno, grazie al programma Sad, realizzato dall’Ong Cefa è stato consegnato materiale scolastico alle 80 studentesse che sono sostenute dal progetto, pensato in un contesto in cui la possibilità di studiare non è mai scontata. Anzi spesso proprio negata.
La dispersione scolastica. Ogni anno la dispersione scolastica è un rischio, una delle sfide più difficili da affrontare. In passato, ci sono stati cicli scolastici in cui fino a venti studentesse hanno abbandonato gli studi tra un anno e l’altro. In questo 2026, sono solo undici le ragazze che hanno lasciato. Un risultato non scontato. Il momento più critico per l’abbandono scolastico è il passaggio dalla scuola primaria, il primo livello (7-12 anni) alle scuole medie, il livello basico (13-15 anni): le sedi delle scuole sono meno numerose nei villaggi e quindi più lontane, per cui i costi dei trasporti a carico delle famiglie diventano alti.
Alle difficoltà economiche, si aggiungono le pressioni culturali sulle donne. Alcune ragazze possono ricevere proposte di matrimonio, rischiando così di interrompere il percorso di studi. Anche per questo studiare significa, prima di tutto, costruirsi un futuro di opportunità e crescita: poter diventare giovani donne consapevoli dei propri diritti, economicamente indipendenti.
Non solo scuola in senso classico ma anche cicli d’incontri sull’intelligenza emotiva. A sostenere questo percorso, il programma SAD non provvede solamente un sostegno materiale, ma anche numerosi laboratori di formazione personale, come il ciclo d’incontri sull’intelligenza emotiva, rivolti sia alle studentesse che alle loro madri, insieme. I laboratori sulle emozioni sono uno spazio per comprendere i propri bisogni, comunicare con cura e affrontare insieme mamme e figlie le sfide dell’adolescenza: insicurezze, paure, scarsa autostima, poca motivazione allo studio. Imparare a gestire le proprie emozioni e i conflitti è parte integrante del percorso verso un futuro migliore.
E i risultati si vedono. C’è l’esempio di Veronica Toj, che studia all’università e lavora in una cooperativa di credito: un esempio di piena consapevolezza di sé e dei propri diritti e autonomia economica. O Luisa Romualdi, che all’età di sei anni è entrata nel progetto Cefa e da qualche anno ha concluso gli studi ed è diventata maestra, coronando il suo sogno di una vita.
Una storia di scatto esemplare. “Sono molto grata a mia mamma per l’impegno che ha sempre messo nell’educazione e nei valori da trasmettere”, dice Mary Gabriela López Carrillo, studentessa che quest’anno frequenta l’università: vuole diventare pedagogista. È cresciuta in un clima di amore e di forte etica del lavoro, ha saputo trasformare anche il dolore in slancio. Dopo la perdita della nonna, lei e sua madre hanno stretto legami ancora più forti nella comunità, lavorando nei campi e offrendo servizi alle famiglie per garantirsi da vivere. Nel 2025 si è diplomata come maestra per l’educazione infantile bilingue. Una storia di riscatto che testimonia tutto il valore della promozione dei diritti delle donne nella regione del Quiché.