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Acqua bene pubblico: a 15 anni dal referendum che sancì questo principio la battaglia continua

Acqua bene pubblico: a 15 anni dal referendum che sancì questo principio la battaglia continua

Il lungo impegno civile del “Forum italiano dei movimenti per l’acqua” durante otto governi

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ROMA – Fra un paio di giorni ricorrerà l’anniversario di un referendum tra i più disattesi nella storia della Repubblica. Avvenne il 12 e il 13 giugno del 2011 e servì per far pronunciare gli italiani su un quesito importantissimo: e cioè se l’erogazione dell’acqua dovesse essere considerato un servizio pubblico, oppure se – come avveniva e in parte avviene ancora – quel servizio essenziale debba essere esercitato da strutture private. Nel frattempo, nel nostro Paese si continua a disperde più del 40% dell'acqua potabile che scorre negli acquedotti prima che arrivi ai rubinetti delle case: una brutta storia che costa miliardi.

Grande afflusso di elettori: il 95% votò per l’acqua come bene pubblico. Ci fu una partecipazione straordinaria di votanti, circa il 60%, e il risultato fu che oltre il 95% degli elettori votò "SÌ" all’abrogazione delle norme che favorivano (e favoriscono ancora) la privatizzazione dei servizi idrici. Nello stesso tempo, il voto sancì l’eliminazione della "remunerazione del capitale" dalle bollette. Si scelse, insomma, di affermare un principio: l'acqua è un bene comune che non può convivere e tollerare nessuna logica di profitto.

La graduale marcia indietro in atto. Chi promosse il referendum chiedeva semplicemente che il servizio idrico in tutta Italia fosse gestito da enti di diritto pubblico, al di fuori di ogni criterio speculativo, di profitto. La realtà vera, a 15 anni da quella consultazione che ebbe l’esito che ebbe, è che gran parte della gestione del servizio idrico è affidata ad aziende multiservizi, che spesso sono quotate in borsa. Ma di fronte a tutto ciò, si si continuano a manifestare nei territori tendenze di ripubblicizzazione del servizio idrico, una volta arrivati alla scadenza delle concessioni.

A 15 anni da quel referendum la battaglia per la ripubblicizzazione continua. "Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, poi...Vinci!". È questo lo spirito che ha guidato, fin dal 2007, con una legge di iniziativa popolare, il lungo impegno civile del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua. “Gli otto governi di Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte, Draghi e Meloni – si legge in un documento diffuso dal Forum – che hanno attraversato il Paese in questo lasso di tempo, lo hanno, prima ignorato e deriso, poi combattuto in maniera trasversale. Si può dire che hanno vinto? La risposta che possiamo dare è NO”

Le testimonianze territoriali. Lo possono testimoniare le iniziative territoriali del passato e quelle attuali, che stanno cercando di far rispettare quella volontà popolare, “dalla campagna di Obbedienza civile, nata dopo la consultazione del giugno 2011 – si legge ancora nella nota diffusa – fino ad arrivare al ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) dello scorso anno, con cittadini organizzati che chiedono semplicemente che il loro voto venga rispettato e quell'esito eseguito”.

Laddove “il privato è bello” sebbene le reti siano un colabrodo. Ancora oggi numerose sono le vertenze per gli affidamenti in essere, o in via di scadenza, che vengono rinnovati (o affidati ex-novo) a gestori a totale capitale e partecipazione pubblica, estromettendo soggetti privati, nonostante si sia arrivati al punto di doverne chiedere il "permesso" al mercato. “Ancora oggi – scrive il Forum – si cerca di sensibilizzare Amministrazioni e comunità nell'abbandonare l'ideologia del ‘privato è bello’, facendo leva sull'ineluttabile realtà in cui versano attualmente molte reti idriche colabrodo, nonostante tariffe sempre più alte, i cui proventi, risultano ingrossare gli utili redistribuiti all'interno delle multiutility che si spartiscono a livello nazionale la gestione del servizio idrico, invece di essere reinvestiti nel servizio erogato".

L’esempio del Comune di Napoli. I comitati cittadini sono dunque ancora in piena battaglia per difendere il baluardo che rappresenta a pieno quell'esito referendario: ABC Napoli, azienda speciale che gestisce il servizio idrico della città partenopea, nata dalla ri-pubblicizzazione della precedente ARIN S.p.a..ABC Napoli è oggi sotto attacco, paradosso dei paradossi, proprio dal solo socio unico: il Comune di Napoli.

“L’ambigua volontà dell’amministrazione partenopea”. “È di questi giorni – recita ancora la nota del Forum – l'ambigua volontà dell'Amministrazione partenopea, come anche da dichiarazioni di componenti dell'Ente Idrico Campano (EIC), di privatizzare il gestore, nonostante questo presenti regolarmente bilanci in ordine, abbia tutti i presupposti (messi nero su bianco anche nell'affidamento in essere) per proseguire con l'attuale forma gestionale e che, forse soprattutto per questo motivo, presentando regolari avanzi di gestione (e non utili), sta dimostrando che l'acqua può essere gestita fuori dalle regole del mercato e del profitto".

I comitati sapranno far sentire ancora la propria voce. “E lo faranno a tutti i livelli istituzionali – dice il documento destinato alla stampa – a partire dal neo Presidente di Regione Roberto Fico, giunto da quel mondo, perché, oltre alla promessa di ripubblicizzare il servizio di adduzione campano, possa salvaguardare anche la natura pubblica e partecipativa di ABC Napoli. Sicuramente – si legge ancora – i comitati campani a Napoli, ma anche i comitati in tutti i territori ove presenti, saranno protagonisti di questa vertenza, perchè il suo buon esito sia il preludio a che si possa ancora ‘scrivere Acqua e leggere Democrazia’ ".

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