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Turchia, Amnesty International denuncia una nuova stretta contro la comunità Lgbtq+

(reuters)
Nel mirino attivisti, organizzazioni non governative, giornalisti, manifestanti. Venerdì cortei a sostegno in diverse città europee
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ROMA – Arresti, procedimenti penali e restrizioni sui social network: Amnesty International denuncia una nuova ondata repressiva in Turchia contro le persone Lgbtq+, le organizzazioni che ne difendono i diritti e i loro sostenitori. L'organizzazione chiede alle autorità di Ankara il rilascio immediato degli attivisti detenuti e la fine delle misure contro la libertà di espressione e di manifestazione.

La repressione. Dura già da qualche giorno con un bilancio di arresti che continua a crescere. Per ora, secondo i dati diffusi da Amnesty, sono circa sessanta le persone catturate dalla polizia in quindici province del Paese. Almeno ventitré persone sono state poste in custodia cautelare, mentre una serie di procedimenti penali sono stati avviati nei confronti di oltre centosessanta attivisti. Parallelamente più di centottanta account sui social media riconducibili a organizzazioni Lgbtq+, giornalisti, organi di informazione e altri soggetti, sono stati bloccati o sottoposti a restrizioni. Le limitazioni hanno interessato anche numerosi siti web. Tra gli account colpiti c’è anche quello di Amnesty International Turchia sulla piattaforma X.

Amnesty: si tratta di un attacco su vasta scala. PerEsther Major, vicedirettrice regionale di Amnesty International per l'Europa, gli ultimi eventi in Turchia sono una escalation della repressione nei confronti della comunità LGBTI e di chi ne difende i diritti.I blitz, gli arresti e la stigmatizzazione delle persone Lgbtq+ sono stati giustificati dalle autorità con la necessità di "proteggere le famiglie", scrive l’organizzazione.Una circolare inviata lunedì dal Ministero della Giustizia ai procuratori capo di tutte le ottantuno province turche mette sotto accusa una serie di contenuti e comportamenti ritenuti contrari alla "moralità pubblica" o potenzialmente dannosi per famiglie, bambini e giovani. Ai procuratori è stato chiesto di valutare rapidamente le segnalazioni, avviare indagini e richiedere la rimozione o il blocco di contenuti online.Queste operazioni di polizia del 12 settembre sono state condotte nell'ambito dell'iniziativa denominata "Ailem Güvende", ovvero "La mia famiglia è al sicuro", e sono coordinate dalle procure capo di Ankara, Istanbul, Smirne, Aydın e Mersin.

Nel mirino anche le manifestazioni. La stretta ha riguardato anche le proteste organizzate contro le misure adottate dalle autorità.A Smirne – riferisce da Amnesty - la polizia ha utilizzato spray al peperoncino contro manifestanti pacifici. A Istanbul, invece, gli agenti hanno circondato un gruppo di persone riunite davanti al tribunale di Çağlayan, impedendo loro di parlare con la stampa. La campagna repressiva ha coinvolto anche le piattaforme digitali. Il 14 settembre Amnesty International Turchia ha comunicato di aver ricevuto da X una notifica relativa al blocco del proprio account, che però risulta ancora accessibile dall'estero.

La mobilitazione internazionale. Di fronte all'escalation Amnesty ha annunciato una mobilitazione internazionale a sostegno della comunità Lgbtq+ turca.Venerdì 18 settembre l'organizzazione parteciperà a manifestazioni davanti alle ambasciate turche in diverse capitali, tra cui Bruxelles, Parigi, Londra, Oslo e Washington.

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