Usa, la pena di morte in diretta: il duro attacco di Amnesty International a Trump
ROMA – La sezione statunitense di Amnesty International lancia un duro attacco contro la decisione dell’amministrazione Trump di ricorrere alla fucilazione per l'esecuzione di un uomo e di volerla trasmettere in diretta streaming al pubblico. Una scelta che l'organizzazione definisce "riprovevole" e che rischia non solo di aggravare la crudeltà della pena capitale ma anche di alimentare il ciclo della violenza che e istituzione dicono di voler contrastare.
La spettacolarizzazione della morte. Al centro della denuncia c’è soprattutto la scelta di rendere pubblica la trasmissione dell’esecuzione. L’organizzazione contesta inoltre l’idea che la pena capitale sia un deterrente più efficace rispetto ad altre forme di punizione. Amnesty porta avanti da tempo una campagna per l'abolizione universale della pena capitale, considerata incompatibile con il rispetto dei diritti umani, indipendentemente dal reato commesso e dal metodo utilizzato per eseguire la condanna.
Il caso Fort Hood: l’esecuzione prevista per il 3 dicembre. Secondo le comunicazioni dell'amministrazione federale statunitense, l'esecuzione è prevista per il 3 dicembre e riguarda un uomo condannato per l'omicidio di tredici persone durante una sparatoria di massa, nel 2009, nella base militare di Fort Hood, in Texas. È stato quel personaggio spaventoso di Pete Hegseth, segretario alla Difesa, ad annunciare, l'8 ottobre, che la fucilazione verrà trasmessa in diretta streaming. La decisione segna un punto di svolta: quella del 3 dicembre sarebbe, infatti, la prima esecuzione militare negli Stati Uniti dal 1961. Per Amnesty, tuttavia, la gravità dei crimini commessi non giustifica né il ricorso alla pena capitale né la trasformazione di un'esecuzione in un evento pubblico.
Il caso di Christa Pike: la donna sopravvissuta a due iniezioni letali nella camera della morte. Nel contestare quest'ultima decisione dell'amministrazione americana, l'organizzazione ha ricordato anche il caso di Christa Pike, condannata a morte in Tennessee, dove un tentativo di esecuzione non è andato a buon fine e ha dato luogo a quella che Amnesty definisce una "persecuzione insensata" della donna.