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Pena di morte, i boia continuano a uccidere in Arabia Saudita, Iran e Usa

Pena di morte, i boia continuano a uccidere in Arabia Saudita, Iran e Usa

Decapitazioni, impiccagioni e iniezioni letali proseguono in questi tre Paesi. In Florida è stata sospesa l’esecuzione di un uomo di 74 anni con demenza senile

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ROMA – In Arabia Saudita – informa Nessuno Tocchi Caino – due cittadini del Bangladesh sono stati giustiziati per "atti immorali" in una moschea. Sono stati decapitati il ​​14 ottobre scorso nella regione della Mecca, dopo essere stati riconosciuti colpevoli di un non meglio precisato "atto immorale". I due si chiamavano Nazerul Islam Abdul Basir e Siti Akhtar, secondo quanto riportato dal quotidiano online saudita Ajel.

Si esige il rispetto rigoroso della legge islamica. Un tribunale li ha riconosciuti colpevoli e condannati a morte, citando nella sentenza la gravità delle loro azioni e la violazione della sacralità del luogo. La sentenza era stata poi confermata e un decreto reale è stato emesso per l’esecuzione della condanna capitale. Il Ministero ha affermato che il governo saudita è impegnato a mantenere la sicurezza, a sostenere la giustizia e a far rispettare la legge islamica contro coloro che violano la sacralità delle moschee o commettono atti immorali.

In Iran 106 condanne a morte contro manifestanti: 35 già giustiziati. I tribunali iraniani – informa sempre Nessuno Tocchi Caino – hanno condannato a morte almeno 106 persone arrestate durante le proteste del gennaio 2026; 35 delle quali sono già state impiccate. Altre 63 persone corrono un rischio grave e imminente di esecuzione, mentre le condanne a morte di altre otto sono state revocate, secondo i risultati documentati e verificati dall’Organizzazione Hengaw per i diritti umani.

Il rapporto che descrive in dettaglio le condanne a morte. Hengaw pubblica questi risultati in un rapporto speciale in occasione della Giornata mondiale contro la pena di morte, il 10 ottobre. Basandosi sulle prove raccolte e verificate dal proprio Centro di statistica e documentazione fino al 9 ottobre 2026, il rapporto descrive in dettaglio le condanne a morte inflitte ai detenuti coinvolti nelle proteste, le esecuzioni effettuate, nonché i procedimenti giudiziari e lo stato attuale dei loro casi.

Il rapporto presenta i seguenti risultati chiave:

Esecuzioni effettuate: le autorità iraniane hanno giustiziato 35 di questi detenuti nelle province di Alborz, Isfahan, Khorasan Razavi, Qom, Hamadan, Semnan e Chaharmahal e Bakhtiari. Condanne a morte annullate: i tribunali hanno annullato le condanne a morte di otto detenuti nella provincia di Teheran. Tutti e otto, tuttavia, rimangono a rischio di ricevere nuove condanne a morte durante i procedimenti di nuovo processo.

Altro 63 detenuti a rischio di esecuzione. Casi in fase di verifica: gli esperti legali di Hengaw stanno esaminando i casi di altri 40 imputati detenuti nelle prigioni di Shiraz, Arak, Isfahan, Ardabil, Semnan, Yasuj e Mashhad per accertarne lo stato giudiziario e determinare se siano state emesse condanne a morte.

In Florida (Usa): un uomo di 74 anni, bianco, viene risparmiato perché affetto da demenza. Dopoil caso clamoroso di Christa Pike, che il 30 settembre scorso è sopravvissuta a ben due iniezioni letali di pentobarbital nella camera della morte di un carcere dello stato del Tennessee, l’8 ottobre scorso – sempre secondo le notizie diffuse da Nessuno Tocchi Caino – William Thompson, 74 anni, bianco è stato risparmiato dall’esecuzione in Florida. Thompson, uno dei detenuti nel braccio della morte da più tempo in carcere, è stato risparmiato quando si è appreso della sua demenza, ma 50 anni dopo essere stato condannato per un omicidio.

Salvato perché il detenuto non poteva capire la ragione della condanna capitale. Il Governatore della Florida ha revocato il mandato di esecuzione di Thompson, appena cinque giorni prima dell’esecuzione. L’Ottavo Emendamento della Costituzione statunitense esenta i detenuti nel braccio della morte affetti da malattie mentali se la malattia impedisce loro di comprendere il motivo per cui vengono giustiziati. L’avvocato di Thompson ha esortato i funzionari del Dipartimento penitenziario della Florida a trasportare d’urgenza l’assassino in ospedale, poiché le sue condizioni di salute richiedevano cure mediche urgenti, come indicato in un’istanza d’urgenza presentata il 16 settembre, secondo i documenti giudiziari visionati dal Post.

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