ROMA - A seguito del Decreto Interministeriale 29 ottobre scorso, emanato dal Ministero dell'Istruzione e dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, a partire dal prossimo anno scolastico verrà adottato il nuovo modello PEI (piano educativo individualizzato dell’alunno/studente con disabilità) e sono state stabilite le modalità per l’assegnazione delle misure di sostegno. Il Coordinamento Nazionale Associazioni delle Persone con Sindrome di DOWN (CoordDown) aveva già manifestato, nei mesi precedenti, dissenso in merito ad alcune scelte indicate nel Decreto, interpellando le massime cariche dello Stato per poter discutere alcune modifiche.
Un’inversione di rotta nel processo di inclusione. Ma le richieste sono rimaste inascoltate, nonostante il MIUR dichiari di aver steso il documento con la collaborazione del mondo scolastico e le associazioni. Affermazione da cui CoordDown prende le distanze, aggiungendo che nella seduta dell’Osservatorio del 31 Agosto 2020 citata dal Decreto non era presente la Consulta delle associazioni.
Isolamento educativo. La prima criticità riguarda la possibilità di esonero, per gli alunni con disabilità, da alcune materie di studio. Gli alunni verranno così sottratti agli insegnanti curriculari e saranno seguiti in quelle ore esclusivamente dall’insegnante di sostegno o dagli educatori, con una conseguente esclusione dalla realtà della classe e la creazione di un percorso differenziato. Logica in contraddizione con uno dei fondamenti dell’inclusione scolastica, per cui i contenuti dovrebbero essere fruibili a tutti gli alunni della classe, attraverso la semplificazione del percorso per quelli affetti da disabilità o bisogni educativi speciali. Un altro punto problematico è la riduzione dell’orario scolastico che diminuirebbe la partecipazione in classe dell’alluno disabile alle ordinarie attività scolastiche, contribuendo ulteriormente a creare una condizione di isolamento per l’alunno.
Un gruppo di lavoro operativo ristretto. La seconda criticità ha a che fare con la composizione del Gruppo di Lavoro Operativo (GLO) la cui configurazione spetterà al Dirigente Scolastico, in cui quest’ultimo e il Consiglio di Classe avranno il ruolo di membri, escludendo i genitori, i rappresentanti del sistema sanitario che hanno in carico l'alunno e altre figure professionali interne ed esterne alla scuola, relegati al ruolo di soli partecipanti. Ciò comporta che l’approvazione del Piano Educativo Individualizzato sarà di unica competenza dei primi, mentre ai secondi sarà data solo la possibilità di esprimere opinioni, tuttavia non vincolanti per la delineazione del PEI.
Il “debito di funzionamento” ostacola l'inclusione. Viene inoltre messo in discussione il criterio con cui verranno assegnate le ore di sostegno, non più in base a una certificazione clinica - che prevedeva la massima copertura per le disabilità gravi definite dalla Legge 104/92 articolo 3 comma 3 - ma secondo il concetto di “debito di funzionamento”. Il carattere meccanico di questo criterio sottintende uno standard di “normalità” a cui gli alunni devono rispondere e secondo cui viene stabilità l’entità del debito. L’estrema standardizzazione di un normotipo di riferimento, che non comprenda una riflessione sul carattere individuale dello studente con disabilità, costituisce un ostacolo al processo di inclusione scolastica.
Troppo tempo fuori dalla classe. Un ultimo problema riguarda la legittimazione, nel nuovo modello del PEI, della possibilità di portare l’alunno fuori dall’aula scolastica per un certo numero di ore, risollevando il problema delle aule di sostegno e delle attività individuali. CoorDown, pur non essendo contrario ad attività cooperative o laboratoriali in gruppi eterogenei svolte fuori dalla classe di appartenenza, non accetta la formalizzazione di un tempo scuola individuale in spazi non ben identificati. “Non escludiamo nessuno strumento come interrogazioni parlamentari, azioni congiunte con altre associazioni, oltre che raccolte firme e altre iniziative di protesta affinché la voce delle famiglie non resti inascoltata”, conclude Antonella Falugiani.