GAZA CITY - Gli F-16 israeliani continuano a bombardare Gaza. Gli ordigni sono piovuti dal cielo per tutta la giornata e la notte precedente. L’esercito israeliano ha fatto sapere di avere colpito 130 obiettivi militari nella Striscia. Nonostante tutto questo, i bambini e lo staff dei programmi di accoglienza e rafforzamento familiare di SOS Villaggi dei Bambini in Israele e nella Striscia di Gaza stanno bene. Ahituv Gershinsky, direttore di SOS Villaggi dei Bambini di Israele, racconta: "Questa settimana le ostilità si stanno inasprendo, sono stati lanciati centinaia di razzi contro Israele dai militanti a Gaza. Il Villaggio SOS di Neradim ad Arad non è stato coinvolto, ma i bambini accolti sono molto preoccupati per le loro famiglie, che provengono dalla zona colpita. Più di un terzo dei piccoli accolti proviene dalle città coinvolte nei bombardamenti. A causa della situazione siamo stati costretti a cancellare le loro visite a casa e anche le visite mediche previste presso l’ospedale di Beer Sheva”. Abbiamo ricevuto un messaggio anche dallo staff del Villaggio SOS di Rafah, a sud della Striscia di Gaza, al confine con l'Egitto: “I nostri programmi di accoglienza e sostegno alle famiglie finora sono al sicuro, ma i missili arrivano da ogni parte sulla Striscia e non sembrano volersi fermare".
I cooperanti italiani. Altre testimonianze raccolte da cooperanti a Gaza parlano della paura diffusa tra la popolazione in tutta la Striscia, della gente che si rinchiude in casa, delle centinaia di feriti ricoverati o solo medicati negli ospedali, dei morti. A Gaza si trovano otto cooperanti e due volontari-attivisti italiani che risiedono nella zona che ospita gli operatori internazionali nell'enclave palestinese. La delegazione di COOPI (cooperazione e Sviluppo) aveva di evacuare il personale, ma dopo la chiusura del valico di Eretz, la partenza è stata rinviata a lunedì. I connazionali - appartenenti a Ciss (Cooperazione internazionale sud sud), a Coopi, Cric (Centro regionale di intervento per la cooperazione), Acs (Associazione di cooperazione e solidarietà), Educade e Overseas - sono in contatto con il consolato generale a Gerusalemme, che sta fornendo loro la necessaria assistenza. E' stato tentato di formare un convoglio per permettere a chi lo avesse desiderato di lasciare la Striscia, ma non si è riusciti a trovare un coordinamento tra israeliani e palestinesi e il pericolo di bombardamenti era troppo alto.
Le altre testimonianze. "Continuano a bombardare a tappeto, questa notte non abbiamo chiuso occhio, tra ieri sera e questa mattina ci sono stati un centinaio di raid con il lancio di 200 bombe": a parlare è Adriana, una cooperante che è da anni impegnata a Gaza in un progetto di sviluppo rurale. Adriana è riunita insieme ad altri 7 colleghi in uno dei loro appartamenti, in un edificio situato accanto a una struttura dell'Onu. "E' una zona dove si trovano le organizzazione internazionali", spiega al telefono, precisando che è abbastanza sicura dal momento che la loro presenza è nota alle autorità militari israeliane.c La cooperante italiana riferisce di strade vuote e di una popolazione terrorizzata che da cinque anni vive imprigionata in un "assedio illegale".
I cooperanti italiani. Altre testimonianze raccolte da cooperanti a Gaza parlano della paura diffusa tra la popolazione in tutta la Striscia, della gente che si rinchiude in casa, delle centinaia di feriti ricoverati o solo medicati negli ospedali, dei morti. A Gaza si trovano otto cooperanti e due volontari-attivisti italiani che risiedono nella zona che ospita gli operatori internazionali nell'enclave palestinese. La delegazione di COOPI (cooperazione e Sviluppo) aveva di evacuare il personale, ma dopo la chiusura del valico di Eretz, la partenza è stata rinviata a lunedì. I connazionali - appartenenti a Ciss (Cooperazione internazionale sud sud), a Coopi, Cric (Centro regionale di intervento per la cooperazione), Acs (Associazione di cooperazione e solidarietà), Educade e Overseas - sono in contatto con il consolato generale a Gerusalemme, che sta fornendo loro la necessaria assistenza. E' stato tentato di formare un convoglio per permettere a chi lo avesse desiderato di lasciare la Striscia, ma non si è riusciti a trovare un coordinamento tra israeliani e palestinesi e il pericolo di bombardamenti era troppo alto.
Le altre testimonianze. "Continuano a bombardare a tappeto, questa notte non abbiamo chiuso occhio, tra ieri sera e questa mattina ci sono stati un centinaio di raid con il lancio di 200 bombe": a parlare è Adriana, una cooperante che è da anni impegnata a Gaza in un progetto di sviluppo rurale. Adriana è riunita insieme ad altri 7 colleghi in uno dei loro appartamenti, in un edificio situato accanto a una struttura dell'Onu. "E' una zona dove si trovano le organizzazione internazionali", spiega al telefono, precisando che è abbastanza sicura dal momento che la loro presenza è nota alle autorità militari israeliane.c La cooperante italiana riferisce di strade vuote e di una popolazione terrorizzata che da cinque anni vive imprigionata in un "assedio illegale".