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Repubblica Centroafricana
Voci dal presidio di Emergency

La capitale Bangui è ormai nelle mani dei ribelli Seleka. Il presidente Bozize sarebbe scappato nella Repubblica Democratica del Congo. Ombretta Pasotti, coordinatrice medico di Emergency nell'ospedale pediatrico di Bangui, che si trova proprio di fronte al Parlamento, racconta ciò che sta accadendo in queste ore. "Siamo rimasti senza elettricità e senza acqua. La gente saccheggia le case dei politici"
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ROMA - La capitale della Repubblica Centrafricana, Bangui, è nelle mani dei ribelli Seleka, che hanno assunto il controllo della città e sono entrati nel palazzo presidenziale, prudentemente e tempestivamente abbandonato dal presidente Francois Bozize, che avrebbe trovato rifugio nella vicina Repubblica Democratica del Congo. L'avanzata dei ribelli era iniziata lo scorso dicembre, ma poi si era fermata dopo la firma di una tregua con il governo, che avrebbe dovuto consentire a Bozize di rimanere al potere fino al 2016.

Testimonianze dal presidio di Emergency.
A Bangui si spara, dunque. Ombretta Pasotti, coordinatrice medico di Emergency, ci racconta al telefono cosa sta succedendo in questi momenti, mentre sullo sfondo si sentono distintamente i colpi di mitragliatrice e il lancio di razzi. "L'ospedale pediatrico nel quale opera Emergency si trova proprio di fronte il Parlamento preso d'assalto dalle formazioni armate. Noi da ieri sera siamo chiusi qui nei reparti, …
ROMA - La capitale della Repubblica Centrafricana, Bangui, è nelle mani dei ribelli Seleka, che hanno assunto il controllo della città e sono entrati nel palazzo presidenziale, prudentemente e tempestivamente abbandonato dal presidente Francois Bozize, che avrebbe trovato rifugio nella vicina Repubblica Democratica del Congo. L'avanzata dei ribelli era iniziata lo scorso dicembre, ma poi si era fermata dopo la firma di una tregua con il governo, che avrebbe dovuto consentire a Bozize di rimanere al potere fino al 2016.

Testimonianze dal presidio di Emergency.
A Bangui si spara, dunque. Ombretta Pasotti, coordinatrice medico di Emergency, ci racconta al telefono cosa sta succedendo in questi momenti, mentre sullo sfondo si sentono distintamente i colpi di mitragliatrice e il lancio di razzi. "L'ospedale pediatrico nel quale opera Emergency si trova proprio di fronte il Parlamento preso d'assalto dalle formazioni armate. Noi da ieri sera siamo chiusi qui nei reparti, dove però manda la corrente elettrica e di conseguenza anche l'acqua. Questo rappresenta un grosso problema per i nostri bambini ricoverati. Fuori di qui c'è l'inferno. Nella stessa zona dove ci troviamo ci sono molte abitazioni di deputati e alti funzionari governativi. In questo momento ci sono gruppi di persone che stanno letteralmente saccheggiando le case, portandosi via tutto".    

"Chiadiamo il cessate il fuoco".
I medici e gli infermieri di Emergency - in tutto 19, 15 locali e 4 italiani - sono nella Repubblica Centrafricana dal 2009 con un Centro pediatrico che offre cure gratuite a circa 80 bambini e monitoraggio prenatale ad almeno 20 donne in gravidanza ogni giorno. Attualmente ci sono ancora ricoverati 5 bambini affetti da malaria. Emergency chiede alle parti in conflitto di negoziare un immediato cessate il fuoco, di rispettare l'attività degli ospedali e la popolazione civile.

Le immense ricchezze, la profonda povertà.
Con i soliti contorni opachi che caratterizzano tutte le rivoluzioni africane, più o meno eterodirette, ciò che sta accadendo nella patria di Bokassa (il famigerato, sanguinario dittatore che governò il paese negli anni '70) ripropone lo stesso schema di sempre: un potere costituito, più o meno legittimamente, che viene scalzato da gruppi di ribelli armati (chissà da chi) e che a loro volta impongono un nuovo ordine costituito. Sullo sfondo una popolazione analfabeta per il 52%, che vive nel 60% dei casi con 1,25 dollari al giorno, una speranza di vita di 48 anni, una mortalità infantile dell'82 per mille. Ma soprattutto un paese che "galleggia" su immense ricchezze di diamanti, oro, uranio e che coltiva (ma solo per l'esportazione) enormi quantità di cotone e caffè.

L'attacco decisivo all'alba.
  "Abbiamo preso il Palazzo Presidenziale - ha detto uno dei leader militari degli insorti, il  colonnello Juma Narkoyo - ora procederemo alla conquista della radio nazionale, dove il presidente del Seleka, Michel Djotodia prenderà la parola. Oggi sarà una giornata decisiva  -  ha detto ancora Narkoyo, i nostri uomini sono pronti".  La tempesta della ribellione è cominciata alle 5,30 di stamattina. Gruppi di uomini armati hanno lanciato un'offensiva cominciando da  una decina di chilometri dal centro e dal Palazzo Presidenziale. Gli scontri a fuoco sono poi diventati intensi alle 6.30, per diminuire d'intensità man mano che si indeboliva, per poi sparire del tutto, la resistenza delle truppe governative.

"Transizione senza vendette". Nella notte, i ribelli hanno diffuso una dichiarazione con la quale esprimono il loro "impegno per una dinamica inclusiva che disciplini la transizione", escludendo "qualsiasi attività di vendetta ed esclusione". Bozize era salito al potere con la forza nel 2003, per poi essere eletto  presidente nel 2005 e rieletto nel 2011, dopo elezioni che l'opposizione definì  "masquerade". "Abbiamo appena aperto una nuova pagina della nostra storia", hanno detto i ribelli prima della caduta del palazzo presidenziale. Ma Guy-Simplice Kodégué, portavoce del Fronte repubblicano per la Pace  (FRAP), una piattaforma che riunisce partiti politici di opposizione e organizzazioni della società civile a Parigi, ha replicato: "Abbiamo una grande opera di ricostruzione nazionale da fare. Non vogliamo una caccia alle streghe. Abbiamo bisogno di tutti". Ha poi aggiunto che però "il presidente di transizione dovrebbe essere nominato per consenso da una conferenza nazionale sovrana".