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Beirut, parla la la capo-missione dell'Unicef in Libano tra gli sfollati siriani

Anna Maria Laurini parla dell'intera generazione in fuga dalla guerra al di là di un confine continuamente varcato da migliaia e migliaia di famiglie e di ragazzini soli, che fuggono dal conflitto
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BEIRUT - Lo sappiamo da sempre che in una guerra o nel mezzo di una catastrofe i bambini sono le prime vittime, i soggetti più vulnerabili, quelli che alla fine dell'emergenza avranno comunque pagato il prezzo più alto. La crisi siriana, purtroppo, non fa eccezione a questa regola. Sono milioni i bambini siriani colpiti dagli effetti di due anni e mezzo di guerra. Quasi un'intera generazione in sofferenza o in fuga.

L'esodo di 400 mila giovani. Per molti la meta di questo esodo è stato il Libano, circa 400.000 giovani sono arrivati nel Paese in meno di un anno. Così, la fuga dalla guerra, che corre il rischio di cancellare il futuro dei bambini siriani, sta pesando sulle prospettive dei loro coetanei libanesi. Le già deboli strutture sanitarie e scolastiche del piccolo Paese non sembrano in grado di sopportare l'onda d'urto rappresentata, ad esempio, dal raddoppio della popolazione in età di scuola dell'obbligo. In prima linea nell'affrontare …
BEIRUT - Lo sappiamo da sempre che in una guerra o nel mezzo di una catastrofe i bambini sono le prime vittime, i soggetti più vulnerabili, quelli che alla fine dell'emergenza avranno comunque pagato il prezzo più alto. La crisi siriana, purtroppo, non fa eccezione a questa regola. Sono milioni i bambini siriani colpiti dagli effetti di due anni e mezzo di guerra. Quasi un'intera generazione in sofferenza o in fuga.

L'esodo di 400 mila giovani. Per molti la meta di questo esodo è stato il Libano, circa 400.000 giovani sono arrivati nel Paese in meno di un anno. Così, la fuga dalla guerra, che corre il rischio di cancellare il futuro dei bambini siriani, sta pesando sulle prospettive dei loro coetanei libanesi. Le già deboli strutture sanitarie e scolastiche del piccolo Paese non sembrano in grado di sopportare l'onda d'urto rappresentata, ad esempio, dal raddoppio della popolazione in età di scuola dell'obbligo. In prima linea nell'affrontare questa emergenza Anna Maria Laurini, italiana, da quattro anni a capo di UNICEF in Libano.

L'obiettivo è difenderli. "Garantire equità nell'accesso ai servizi di base, lavorare per il rispetto dei diritti, permettere ai bambini di famiglie povere o relativamente benestanti le stesse opportunità. Questa è la nostra missione."Il lavoro di UNICEF si pone questi obiettivi in tutti i paesi, il Libano di oggi rappresenta, però un caso forse unico anche per l'Agenzia delle Nazioni Unite. "Ai problemi che segnano la vita della gioventù libanese  -  prosegue la Direttrice di Unicef - si somma oggi l'emergenza dei rifugiati siriani. I bambini che arrivano qui hanno già vissuto più di due anni di guerra e di privazioni. Molti sono in cattive condizioni di salute e praticamente tutti non vanno a scuola da molto, troppo tempo. Così, le sfide diventano sempre più grandi".

La scuola e la sanità privata.
Si stima che più di un milione di libanesi, su una popolazione di circa quattro milioni, sia povero, sde non estremamente povero. "Non si tratta di un Paese povero, ma di una società con una forbice enorme tra chi ha molto e chi non ha più niente, in costante crescita - dice Anna Maria Laurini - perciò il nostro primo compito è di identificare tutti i bambini più vulnerabili in Libano, non importa se sono libanesi, palestinesi o siriani". Il Libano dispone di un buon sistema sanitario e di un altrettanto discreto sistema scolastico, purtroppo il 70% delle strutture che garantiscono questa sufficienza sono private. "Una struttura che taglia fuori dai servizi di base quel 25% di popolazione povera e punisce soprattutto i bambini, i cittadini più vulnerabili. A questi si rivolge in prima battuta l'intervento di UNICEF".

In un anno, raddoppiati gli studenti.
Le strutture pubbliche, già deboli per la scarsità di risorse, che a fatica cercavano di garantire servizi essenziali a un milione di libanesi poveri si sono trovate nel giro di un anno ad accogliere anche un milione di rifugiati siriani. "Ricordo che nelle scuole del Nord del Paese - racconta la Direttrice di UNICEF - prima della crisi era difficile trovare classi con più di dieci alunni, oggi è impossibile trovarne una con meno di 30 scolari. Parlo di piccole scuole, quasi sempre fatiscenti e spesso senza servizi igienici". Se fino allo scorso anno erano 300.000 i bambini che andavano alla scuola pubblica, quest'anno si sono aggiunti 400.000 studenti siriani. Inoltre, la crisi economica e la disoccupazione hanno costretto molte famiglie libanesi a trasferire i loro figli dalle scuole private a quelle pubbliche. "Con l'introduzione dei doppi turni la scuola pubblica libanese riuscirà ad accogliere solo 60.000 profughi".

La scuola anche fuori dalla scuola.
"Dopo due anni di guerra i bambini che arrivano in condizioni sempre più gravi: traumatizzati per le violenze che hanno vissuto o visto, malnutriti, malati. Tutti hanno in comune il forzato abbandono scolastico". Anche se le scuole libanesi fossero in grado di accoglierli tutti sarebbe impensabile inserirli improvvisamente in un sistema scolastico diverso, dove la lingua principale per l'insegnamento è l'inglese e non l'arabo. "UNICEF non ha risorse sufficienti per sostenere e aiutare tutti i minori arrivati nel Paese. Un quarto li accompagneremo nell'inserimento nella scuola pubblica, gli altri contiamo di raggiungerli con quella che chiamiamo insegnamento non formale".

Recuperare il tempo perduto.
Anche la guerra siriana prima o poi si concluderà, allora sarà fondamentale per i bambini portante non aver perso troppo tempo. "L'importante è offrire accesso all'istruzione, non importa se seduti dietro a un banco di scuola o altrove. Per questo lavoriamo con delle tende mobili o nei centri comunitari oppure nei campi palestinesi, insomma dovunque ci sono bambini indeboliti fisicamente e psicologicamente, con i nostri operatori e con i nostri programmi di sostegno sociale, scolastico e sanitario ai bambini e alle mamme".  

Andare oltre l'emergenza.
La guerra finirà, la maggior parte dei rifugiati tornerà nel proprio Paese. "L'impegno di UNICEF - ha concluso Anna Maria Laurini - è anche quello di fare di questa emergenza un'opportunità per rinforzare i servizi di base del Libano. Questo è il solo modo, sia per evitare ora una guerra tra i poveri e i più poveri e far uscire vincenti da questa tragedia i bambini libanesi e quelli siriani.