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Siria, ancora ostacoli agli aiuti umanitari: manca cibo e medicinali per quasi 7 milioni di persone

La denuncia di Human Rights Watch. Sono oltre 2 milioni e mezzo i siriani che vivono nelle zone interessate dal conflitto, in cui le agenzie umanitarie non possono arrivare per ragioni di sicurezza. E sono 6,8 milioni le persone che hanno bisogno d'aiuto. I rifugiati nei paesi confinanti o vicini, soprattutto Turchia e Libano, dovrebbero toccare i tre milioni entro la fine dell'anno
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ROMA - Il governo siriano e alcune delle fazioni che lo combattono stanno impedendo l'afflusso di aiuti umanitari a centinaia di migliaia di civili, che si trovano nelle zone della Siria poste sotto assedio. Lo riferisce  Human Rights Watch (HRW) secondo la quale attivisti locali e abitanti delle campagne che circondano Damasco e di Homs  hanno lanciato l'allarme sulle sofferenze inflitte alla popolazione dalla crescente scarsità di cibo; sono molti coloro che muoiono per la mancanza di cure mediche nelle zone tenute sotto assedio.

Due milioni e mezzo di civili nei combattimenti.
Il responsabile della missione umanitaria delle Nazioni Unite, Valerie Amos, ha chiesto espressamente al governo siriano di "autorizzare un più ampio afflusso di aiuti umanitari alla popolazione civile intrappolata nei combattimenti". ''La brutalità di questo conflitto non è tollerabile, perfino la guerra ha delle regole, che qui non vengono rispettate: prendere …
ROMA - Il governo siriano e alcune delle fazioni che lo combattono stanno impedendo l'afflusso di aiuti umanitari a centinaia di migliaia di civili, che si trovano nelle zone della Siria poste sotto assedio. Lo riferisce  Human Rights Watch (HRW) secondo la quale attivisti locali e abitanti delle campagne che circondano Damasco e di Homs  hanno lanciato l'allarme sulle sofferenze inflitte alla popolazione dalla crescente scarsità di cibo; sono molti coloro che muoiono per la mancanza di cure mediche nelle zone tenute sotto assedio.

Due milioni e mezzo di civili nei combattimenti.
Il responsabile della missione umanitaria delle Nazioni Unite, Valerie Amos, ha chiesto espressamente al governo siriano di "autorizzare un più ampio afflusso di aiuti umanitari alla popolazione civile intrappolata nei combattimenti". ''La brutalità di questo conflitto non è tollerabile, perfino la guerra ha delle regole, che qui non vengono rispettate: prendere in ostaggio dei civili è inaccettabile e il governo siriano deve consentire l'accesso agli operatori umanitari", ha sottolineato la Amos, che ha anche chiesto al governo di Damasco di agevolare la consegna dei visti agli operatori umanitari, come stabilito da una recente risoluzione del Consiglio di Sicurezza. Secondo i dati in possesso dell'Onu, sono oltre 2 milioni e mezzo i siriani che vivono nelle zone interessate dal conflitto, in cui le agenzie umanitarie non possono arrivare per ragioni di sicurezza.

La guerra ha creato circa 7 milioni di bisognosi.
Ben 6,8 milioni di persone hanno bisogno d'aiuto e il numero di siriani rifugiati nei paesi confinanti o vicni, soprattutto Turchia e Libano, dovrebbe toccare i tre milioni entro la fine dell'anno. "Il consiglio di sicurezza applichi sanzioni contro Damasco - si legge nei documenti di HRW - in Siria la gente ha un disperato bisogno di cibo, riparo e cure mediche", ha ricordato Philippe Bolopion, responsabile per le Nazioni Unite dell'organizzazione umaiteria. "L'accesso alle comunità sotto assedio è la cartina di tornasole di un autentico cambiamento nei confronti dell'impegno umanitario, e il consiglio di sicurezza deve dire esplicitamente che la Siria non ha superato l'esame".  

"Sanzioni a chi non rispetta gli impegni".
Il 2 ottobre scorso, il Consiglio di sicurezza dell'ONU aveva emesso una dichiarazione non vincolante con la quale si chiedeva alle parti in conflitto di agevolare gli interventi umanitari, ma secondo le organizzazioni presenti sul campo, il governo di Damasco si è limitato a rimuovere alcuni ostacoli burocratici, continuando di fatto a sbarrare il passo agli operatori umanitari. Human Rights Watch chiede al Consiglio di sicurezza di adottare una risoluzione che minacci sanzioni in caso di mancato rispetto degli impegni.

Tagliata la corrente e le comunicazioni.
Attivisti locali e residenti della zona sud di Damasco, di Moadamiya e di Ghouta est, sotto assedio da mesi, riferiscono che il governo ha tagliato la corrente e le comunicazioni, impedendo l'afflusso di cibo e medicine. Un esponente del consiglio comunale di Ghouta ha riferito che fino a pochi mesi fa il governo consentiva il transito a piedi attraverso il checkpoint di Yarmouk, per il rifornimento di cibo e altri generi di prima necessità, ma ora i militari hanno chiuso quel posto di blocco, e ai civili non arriva più nemmeno il pane.  

Sopravvivono mangiando olive e foglie d'albero. Secondo la Amos, sono 288mila i civili sotto assedio a Damasco e dintorni e nella città di Homs, dove il cibo scarseggia: si sopravvive mangiando olive, verdure di campo e persino le foglie che cadono dagli alberi; da agosto a Moadamiya mancano completamente i cibi proteici, e il freddo non fa che peggiorare la condizione  di una popolazione ormai allo stremo. Impossibile coltivare i campi della zona, perché i soldati attaccano chiunque vi si avventuri. La situazione sanitaria è altrettanto drammatica: in alcune delle zone assediate i bombardamenti governativi hanno distrutto gli ospedali, costringendo il  personale medico a curare i feriti in improvvisati ospedali da campo. A Moadamiya sono stati distrutti tre ospedali, e i malati vengono curati in un seminterrato di fortuna. Impossibile da mesi ricevere rifornimenti di medicine e attrezzature ospedaliere, mancano plasma, antibiotici, bende, anestetici.

Rastrellati gli uomini in età di combattere. Impossibile verificare in modo indipendente le affermazioni dei contatti locali, visto che agli esponenti delle organizzazioni umanitarie è vietato accedere alla zona; né è chiaro fino a che punto ai civili sia consentito allontanarsi dalle zone di conflitto: a ottobre migliaia di persone sono fuggite da Moadamiya, un sobborgo di Damasco sotto assedio dei governativi, grazie a un cessate il fuoco negoziato, ma si è a conoscenza di diversi casi in cui i militari che presidiano i posti di blocco a Moadamiya, Ghoutaest e nella città vecchia di Homs hanno aggredito e fermato diverse persone che cercavano di fuggire, soprattutto uomini in età di leva militare. Abitanti di Yarmouk e della città vecchia di Homs hanno riferito che anche miliziani dell'opposizione hanno ristretto la libertà di circolazione dei civili. In molti casi, il principale deterrente alla fuga sono i combattimenti, ma anche il fatto di non potersi permettere la fuga, per i costi economici che un trasferimento comporterebbe.

Civili nella trappola delle diverse fazioni. Il governo sbarra il passo alle organizzazioni umanitarie anche al di fuori delle aree assediate, impedendo l'afflusso di aiuti dalla Turchia, destinati all'opposizione, nelle zone settentrionali del paese. Questo costringe le organizzazioni umanitarie, anche le agenzie delle Nazioni Unite, a sobbarcarsi percorsi tortuosi per raggiungere i civili in stato di necessità, con l'attraversamento di decine di checkpoint. Secondo le Nazioni Unite, due milioni e mezzo di persone sono intrappolate in queste zone difficili da raggiungere. Il governo siriano, qualche tempo fa, aveva fatto sapere che avrebbe consentito l'arrivo di aiuti da Libano, Giordania e Iraq, ma non dalla Turchia (che ha preso posizione contro il regime di Assad). Dal canto loro, i miliziani antigovernativi che controllano la Siria settentrionale impediscono alle organizzazioni umanitarie di raggiungere decine di migliaia di persone intrappolate in due villaggi sciiti a nord di Aleppo. I combattenti antigovernativi, riferisce Human Rights Watch, hanno anche sequestrato alcuni operatori umanitari, tra cui dei dipendenti della Croce Rossa Internazionale, tre dei quali sono tuttora nelle loro mani.