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Somalia, le Ong costrette ad accordi sottobanco con gli islamisti di Al Shabaab che s'appropriano degli aiuti

Un meccanismo di estorsione altamente sofisticato per controllare e "succhiare" le risorse alimentari (e non solo) destinate alla popolazione. E' quanto denuncia un rapporto pubblicato dal britannico Oversas Development Institute (Odi) e dall'Heritage Institute for Policy Studies (Hips), primo think tank indipendente del paese del Corno d'Africa
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ROMA - Nel corso degli ultimi due anni, i gruppi di Al Shabaab somali hanno messo in piedi un meccanismo di estorsione altamente sofisticato per controllare e "succhiare" gli aiuti umanitari destinati alla popolazione falcidiata dalla carestia. E' quanto denuncia un rapporto congiunto, pubblicato dal britannico Oversas Development Institute (Odi) e dall'Heritage Institute for Policy Studies (Hips), primo think tank indipendente della Somalia

Il controllo degli islamisti. Le associazioni e le Ong che vogliono ottenere il diritto di transito nelle regioni controllate dagli islamisti devono infatti rivolgersi ad un fantomatico ufficio umanitario di coordinamento a cui versare lauti contributi, una specie di tassa di registrazione. Un lasciapassare, può valere fino a 10mila dollari, mentre le associazioni devono spiegare nel dettaglio gli spostamenti, il budget a disposizione l'identità del personale. In alcuni casi, gli aiuti vengono semplicemente dirottati nelle …
ROMA - Nel corso degli ultimi due anni, i gruppi di Al Shabaab somali hanno messo in piedi un meccanismo di estorsione altamente sofisticato per controllare e "succhiare" gli aiuti umanitari destinati alla popolazione falcidiata dalla carestia. E' quanto denuncia un rapporto congiunto, pubblicato dal britannico Oversas Development Institute (Odi) e dall'Heritage Institute for Policy Studies (Hips), primo think tank indipendente della Somalia

Il controllo degli islamisti. Le associazioni e le Ong che vogliono ottenere il diritto di transito nelle regioni controllate dagli islamisti devono infatti rivolgersi ad un fantomatico ufficio umanitario di coordinamento a cui versare lauti contributi, una specie di tassa di registrazione. Un lasciapassare, può valere fino a 10mila dollari, mentre le associazioni devono spiegare nel dettaglio gli spostamenti, il budget a disposizione l'identità del personale. In alcuni casi, gli aiuti vengono semplicemente dirottati nelle casse dei miliziani, come è accaduto nell'ex roccaforte di Baidoa, dove gli uomini di Al Shabaab si sarebbero impossessati di oltre la metà dei viveri prima che la città venisse riconquistata dalle forze filo-governative nel 2012.

Gli accordi sottobanco delle Ong. Il rapporto, che cita circa 80 testimonianze dirette, mette in luce anche la tendenza cronica delle organizzazioni umanitarie ad agire nell'ombra e a stabilire accordi sottobanco con gli islamisti, alimentando di fatto una sorta di mercato nero degli aiuti umanitari che contribuisce a rafforzare i gruppi armati, in quello che definisce "un dilemma umanitario". La tendenza è accentuata dalle severe leggi antiterrorismo in vigore nei paesi da cui provengono le Ong, accusa il direttore di Hips, Abdi Aynte: "Queste leggi hanno creato una cultura della paura, così tutti tacciono sui negoziati clandestini tra Ong e miliziani, impedendo una discussione trasparente sulla destinazione e l'efficacia degli aiuti". La decisione di Médecins sans frontières di lasciare la Somalia nell'estate 2013, oltre agli attacchi subìti dai suoi operatori, è dovuta anche all'impossibilità di agire alla luce del sole in un paese dove il rispetto basilare dei principi umanitari è di fatto inesistente e in cui i volontari agiscono in condizioni ancor peggiori dell'Afghanistan e della Siria.

E la popolazione paga il prezzo più salato. Una vischiosità che naturalmente viene pagata a caro prezzo prezzo dalla popolazione, del tutto dipendente dagli aiuti internazionali e stremata dalle crisi alimentari. Dopo la caduta di Siad Barre nel 1991 la Somalia è stata colpita da due importanti carestie, l'ultima nel 2011 ha provocato la morte di 260mila persone, secondo le stime ufficiali. Come spiega Oxfam International, la carestia del 2011 rivela un triplo fallimento: "Fallimento della produzione alimentare, fallimento dell'accesso ai generi di prima necessità, fallimento della politica degli stati".