MALAKAL - Gli sciacalli, in un mese di scontri in Sud Sudan, hanno rubato dai magazzini del World Food Programme oltre 3700 tonnellate di cibo, abbastanza da sfamare 220mila persone. Cifre significative durante una crisi umanitaria che - oltre a migliaia di morti - ha anche causato mezzo milione di profughi, di cui 73mila solo nei campi gestiti dall'Onu.
La denuncia arriva da Malakal, dove ha sede un magazzino dell'agenzia della Nazioni Unite. "Il Wfp sta cercando - ha fatto sapere una portavoce - di recuperare ogni stock possibile e di proteggere le scorte rimanenti".
L'emergenza in Sud Sudan è iniziata un mese fa quando i fedelissimi dell'ex vicepresidente Machar hanno dato via a un tentativo di golpe contro il presidente Kiir. Lo scontro politico si è arricchito di note religiose e tribali, causando migliaia di vittime e portando il Paese, il più giovane d'Africa, sull'orlo della guerra civile. Ieri è arrivato il cessate il fuoco che dovrebbe contribuire a un ritorno alla normalità, ma centinaia di migliaia di persone ora si trovano lontano dalla propria abitazione.
[[ge:rep-locali:repubblica:76854059]]
Il Wfp sta cercando 58 milioni di dollari per combattere l'emergenza alimentare in Sud Sudan, e secondo gli esperti altri ne serviranno nei prossimi mesi.
L'accordo per il cessate il fuoco è stato celebrato dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama. La Casa Bianca ha invitato i leader del Paese a implementare in pieno l'accordo e avviare un dialogo politico per risolvere le cause del conflitto. "È cruciale - ha aggiunto Obama - che i prigionieri politici attualmente trattenuti dal governo sudsudanese partecipino in modo approfondito. I leader di Juba devono riconquistare la fiducia del proprio popolo e del mondo, dimostrando il loro impegno verso una risoluzione pacifica".
La denuncia arriva da Malakal, dove ha sede un magazzino dell'agenzia della Nazioni Unite. "Il Wfp sta cercando - ha fatto sapere una portavoce - di recuperare ogni stock possibile e di proteggere le scorte rimanenti".
L'emergenza in Sud Sudan è iniziata un mese fa quando i fedelissimi dell'ex vicepresidente Machar hanno dato via a un tentativo di golpe contro il presidente Kiir. Lo scontro politico si è arricchito di note religiose e tribali, causando migliaia di vittime e portando il Paese, il più giovane d'Africa, sull'orlo della guerra civile. Ieri è arrivato il cessate il fuoco che dovrebbe contribuire a un ritorno alla normalità, ma centinaia di migliaia di persone ora si trovano lontano dalla propria abitazione.
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Il Wfp sta cercando 58 milioni di dollari per combattere l'emergenza alimentare in Sud Sudan, e secondo gli esperti altri ne serviranno nei prossimi mesi.
L'accordo per il cessate il fuoco è stato celebrato dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama. La Casa Bianca ha invitato i leader del Paese a implementare in pieno l'accordo e avviare un dialogo politico per risolvere le cause del conflitto. "È cruciale - ha aggiunto Obama - che i prigionieri politici attualmente trattenuti dal governo sudsudanese partecipino in modo approfondito. I leader di Juba devono riconquistare la fiducia del proprio popolo e del mondo, dimostrando il loro impegno verso una risoluzione pacifica".