Siria, il primo risultato di Ginevra 2. Brahimi: "Donne e bambini via da Homs"
Inoltre il regime di Assad ha chiesto all'opposizione di fornire la lista dei prigionieri detenuti dai diversi gruppi armati, e la proposta è stata accettata. Il mediatore di Onu e Lega Araba reincontrerà insieme le due delegazioni per colloqui domani, quando si affronterà il tema della transizione
GINEVRA - Qualcosa si muove sui tavoli di Ginevra dove sono seduti il governo siriano, i rappresentanti dei ribelli anti-Assad e la delegazione Onu guidata da Brahimi. Il primo risultato raggiunto è che il governo siriano ha dato l'autorizzazione per evacuare domani le donne e i bambini dal centro di Homs, in Siria, assediato da un anno e mezzo dalle forze lealiste.
Il regime del governo siriano ha anche chiesto all'opposizione di fornire la lista dei prigionieri detenuti dai diversi gruppi armati, proposta accettata, ha riferito Brahimi.
I colloqui - che oggi pomeriggio sono stati diretti tra governo e ribelli, come invece era successo ieri e stamattina - continueranno domani, quando i rappresentanti torneranno a sedersi allo stesso tavolo: "Parleranno attraverso di me", ha spiegato ancora Brahimi. Il negoziatore ha difeso la decisione di fare incontri diretti in mattinata e separati nel pomeriggio: "Di tanto in tanto è utile usare questo metodo", h…
Il regime del governo siriano ha anche chiesto all'opposizione di fornire la lista dei prigionieri detenuti dai diversi gruppi armati, proposta accettata, ha riferito Brahimi.
I colloqui - che oggi pomeriggio sono stati diretti tra governo e ribelli, come invece era successo ieri e stamattina - continueranno domani, quando i rappresentanti torneranno a sedersi allo stesso tavolo: "Parleranno attraverso di me", ha spiegato ancora Brahimi. Il negoziatore ha difeso la decisione di fare incontri diretti in mattinata e separati nel pomeriggio: "Di tanto in tanto è utile usare questo metodo", h…
GINEVRA - Qualcosa si muove sui tavoli di Ginevra dove sono seduti il governo siriano, i rappresentanti dei ribelli anti-Assad e la delegazione Onu guidata da Brahimi. Il primo risultato raggiunto è che il governo siriano ha dato l'autorizzazione per evacuare domani le donne e i bambini dal centro di Homs, in Siria, assediato da un anno e mezzo dalle forze lealiste.
Il regime del governo siriano ha anche chiesto all'opposizione di fornire la lista dei prigionieri detenuti dai diversi gruppi armati, proposta accettata, ha riferito Brahimi.
I colloqui - che oggi pomeriggio sono stati diretti tra governo e ribelli, come invece era successo ieri e stamattina - continueranno domani, quando i rappresentanti torneranno a sedersi allo stesso tavolo: "Parleranno attraverso di me", ha spiegato ancora Brahimi. Il negoziatore ha difeso la decisione di fare incontri diretti in mattinata e separati nel pomeriggio: "Di tanto in tanto è utile usare questo metodo", ha sottolineato. Domani i negoziati riprenderanno con la stessa alternanza.
E domani sarà affrontato dalla delegazione del regime di Damasco e dall'opposizione il nodo della formazione di un organo esecutivo, un governo di transizione. Su questo che è il punto centrale di tutti i colloqui sarà messa a durissima prova l'abilita mediatoria di Brahimi.
Il documento finale del 30 giugno 2012 parlava della creazione di questo 'governo di transizione' ma lasciava volutamente nel vago se Bashar al-Assad o suoi uomini avrebbero avuto un ruolo. Ora ognuna delle parti, sfruttando la mancanza di chiarezza, sostiene la sua versione: per Damasco Assad non può essere tenuto fuori; per l'opposizione Assad non può avere un futuro. Proprio su questo punto Ginevra 2 sembrava rischiasse di naufragare prima di iniziare.
"Spero - ha continuato il mediatore alla fine dei colloqui odierni - che stiamo arrivando a una soluzione per tutti i civili a Homs. Le donne e i bambini sono liberi di partire immediatamente. Anche gli uomini lo potranno fare, ma prima il governo richiede una lista dei nomi".
Brahimi ha detto fin dall'inizio di volere concentrarsi su misure concrete per la creazione di una fiducia reciproca, ma anche su questi punti i colloqui stanno incontrando gravi ostacoli. La delegazione governativa, in particolare, ha espresso riserve sulla richiesta di lasciare passare un convoglio che dovrebbe portare aiuti umanitari nella città vecchia di Homs, sottoposta ad un assedio delle forze lealiste da un anno e mezzo. "Non siamo venuti qui per portare soccorso a una regione qui e a una regione là, ma per riportare la sicurezza in tutto il nostro Paese", ha affermato Buthaina Shaaban, una consigliera del presidente Bashar al-Assad che fa parte della delegazione del regime. "L'altra parte - ha insistito la Shaaban - è venuta qui per discutere piccoli problemi, qua e là, ma noi siamo venuti per discutere il futuro della Siria".
Nel frattempo l'Agenzia delle Nazioni Unite per i profughi palestinesi (Unrwa) ha denunciato di non essere riuscita a consegnare aiuti umanitari a Yarmuk, il quartiere assediato di Damasco e spiegato che i suoi operatori sono stati bloccati ai check-point nonostante le rassicurazioni del governo di Damasco che avrebbe consentito la distribuzione.
L'incidente evidenza le difficoltà che potrebbero trovare gli operatori umanitari qualora a Ginevra, le due delegazioni siriane che stano negoziando la pace, arrivassero a un cessate-il-fuoco localizzato per favorire l'erogazione degli aiuti. "L'agenzia è estremamente delusa dal fatto che, a questo punto, le assicurazioni date dalle autorità non siano state sostenute dai fatti, in modo da facilitare un regolare, rapido ingresso a Yarmuk". Nella zona, i residenti sono intrappolati da mesi insieme ai ribelli, sotto l'assedio delle truppe governative.
A Damasco e ad Aleppo intanto si continua a combattere: sette civili, riferisce l'agenzia governativa Sana, sono rimasti feriti da un colpo di mortaio lanciato dai ribelli che si è abbattuto sul quartiere cristiano di Bab Tuma, nel centro della capitale. Ad Aleppo un ragazzo di 15 anni è rimasto ucciso da un cecchino delle truppe governative. Ieri 13 persone, di cui 6 bambini, erano morte in un raid aereo governativo nel quartiere di al-Salhin, nella stessa Aleppo.
Il regime del governo siriano ha anche chiesto all'opposizione di fornire la lista dei prigionieri detenuti dai diversi gruppi armati, proposta accettata, ha riferito Brahimi.
I colloqui - che oggi pomeriggio sono stati diretti tra governo e ribelli, come invece era successo ieri e stamattina - continueranno domani, quando i rappresentanti torneranno a sedersi allo stesso tavolo: "Parleranno attraverso di me", ha spiegato ancora Brahimi. Il negoziatore ha difeso la decisione di fare incontri diretti in mattinata e separati nel pomeriggio: "Di tanto in tanto è utile usare questo metodo", ha sottolineato. Domani i negoziati riprenderanno con la stessa alternanza.
E domani sarà affrontato dalla delegazione del regime di Damasco e dall'opposizione il nodo della formazione di un organo esecutivo, un governo di transizione. Su questo che è il punto centrale di tutti i colloqui sarà messa a durissima prova l'abilita mediatoria di Brahimi.
Il documento finale del 30 giugno 2012 parlava della creazione di questo 'governo di transizione' ma lasciava volutamente nel vago se Bashar al-Assad o suoi uomini avrebbero avuto un ruolo. Ora ognuna delle parti, sfruttando la mancanza di chiarezza, sostiene la sua versione: per Damasco Assad non può essere tenuto fuori; per l'opposizione Assad non può avere un futuro. Proprio su questo punto Ginevra 2 sembrava rischiasse di naufragare prima di iniziare.
"Spero - ha continuato il mediatore alla fine dei colloqui odierni - che stiamo arrivando a una soluzione per tutti i civili a Homs. Le donne e i bambini sono liberi di partire immediatamente. Anche gli uomini lo potranno fare, ma prima il governo richiede una lista dei nomi".
Brahimi ha detto fin dall'inizio di volere concentrarsi su misure concrete per la creazione di una fiducia reciproca, ma anche su questi punti i colloqui stanno incontrando gravi ostacoli. La delegazione governativa, in particolare, ha espresso riserve sulla richiesta di lasciare passare un convoglio che dovrebbe portare aiuti umanitari nella città vecchia di Homs, sottoposta ad un assedio delle forze lealiste da un anno e mezzo. "Non siamo venuti qui per portare soccorso a una regione qui e a una regione là, ma per riportare la sicurezza in tutto il nostro Paese", ha affermato Buthaina Shaaban, una consigliera del presidente Bashar al-Assad che fa parte della delegazione del regime. "L'altra parte - ha insistito la Shaaban - è venuta qui per discutere piccoli problemi, qua e là, ma noi siamo venuti per discutere il futuro della Siria".
Nel frattempo l'Agenzia delle Nazioni Unite per i profughi palestinesi (Unrwa) ha denunciato di non essere riuscita a consegnare aiuti umanitari a Yarmuk, il quartiere assediato di Damasco e spiegato che i suoi operatori sono stati bloccati ai check-point nonostante le rassicurazioni del governo di Damasco che avrebbe consentito la distribuzione.
L'incidente evidenza le difficoltà che potrebbero trovare gli operatori umanitari qualora a Ginevra, le due delegazioni siriane che stano negoziando la pace, arrivassero a un cessate-il-fuoco localizzato per favorire l'erogazione degli aiuti. "L'agenzia è estremamente delusa dal fatto che, a questo punto, le assicurazioni date dalle autorità non siano state sostenute dai fatti, in modo da facilitare un regolare, rapido ingresso a Yarmuk". Nella zona, i residenti sono intrappolati da mesi insieme ai ribelli, sotto l'assedio delle truppe governative.
A Damasco e ad Aleppo intanto si continua a combattere: sette civili, riferisce l'agenzia governativa Sana, sono rimasti feriti da un colpo di mortaio lanciato dai ribelli che si è abbattuto sul quartiere cristiano di Bab Tuma, nel centro della capitale. Ad Aleppo un ragazzo di 15 anni è rimasto ucciso da un cecchino delle truppe governative. Ieri 13 persone, di cui 6 bambini, erano morte in un raid aereo governativo nel quartiere di al-Salhin, nella stessa Aleppo.