BANGUI - Gli orrori non sembrano avere fine nella Repubblica Centrafricana. E' di oggi un report degli operatori dell'UNICEF, che si trovano nel Paese martoriato da una guerra civile e dove si sta consumando un vero e proprio genocidio accompagnato da irriferibili violenze contro i bambini, mutilati e poi uccisi. Secondo l'UNICEF, durante le ultime settimane ci sono state atrocità senza precedenti contro i piccoli, con attacchi o rappresaglie da parte delle milizie anti-Balaka e combattenti ex-Seleka.
Una vittima su quattro è un bambino. Negli ultimi due mesi, con l'escalation delle violenze etniche e religiose, almeno 133 bambini sono stati uccisi o mutilati, alcuni in modo terribile. L'UNICEF ha notizie certe di casi di bambini decapitati o mutilati intenzionalmente e di bambini feriti in scontri a fuoco ai quali sono stati amputati gli arti, poiché molti di loro a causa degli scontri, non sono stati trasportati in tempo in ospedale per le cure. Nella città di Boali, a nord ovest della capitale, una vittima su quattro è un bambino; dagli inizi di dicembre 22 sono stati uccisi e 42 feriti.
Violenze da ambo le parti in conflitto. L'ultimo obiettivo della popolazione musulmana è stata l'evacuazione di tutte le comunità, con un incremento significativo del numero di bambini non accompagnati o separati dalle loro famiglie durante l'evacuazione. Questi bambini sono particolarmente a rischio. L'UNICEF chiede ai governi, alle comunità, ai leader religiosi e della società di civile di intervenire con il supporto delle loro comunità per mettere fine a queste violenze e lavorare insieme per una riconciliazione. "Non c'è futuro per un paese in cui gli adulti colpiscono ferocemente i bambini innocenti" ha aggiunto Fontaine. "Tutti i bambini nella Repubblica Centrafricana devono essere protetti."
Le urgenze poste da UNICEF.
* I gruppi armati e le milizie del paese devono essere immediatamente disarmati
* L'assistenza umanitaria imparziale deve essere in grado di raggiungere i bambini più a rischio.
* La sicurezza deve essere rispristinata dalle forze nazionali, dalle Forze dell'Unione Africana e dalle truppe francesi, affinché famiglie possano tornare alle loro case.
* Il governo di transizione, la società civile, le organizzazioni religiose e giovanili devono lavorare insieme per la riconciliazione.
Una vittima su quattro è un bambino. Negli ultimi due mesi, con l'escalation delle violenze etniche e religiose, almeno 133 bambini sono stati uccisi o mutilati, alcuni in modo terribile. L'UNICEF ha notizie certe di casi di bambini decapitati o mutilati intenzionalmente e di bambini feriti in scontri a fuoco ai quali sono stati amputati gli arti, poiché molti di loro a causa degli scontri, non sono stati trasportati in tempo in ospedale per le cure. Nella città di Boali, a nord ovest della capitale, una vittima su quattro è un bambino; dagli inizi di dicembre 22 sono stati uccisi e 42 feriti.
Violenze da ambo le parti in conflitto. L'ultimo obiettivo della popolazione musulmana è stata l'evacuazione di tutte le comunità, con un incremento significativo del numero di bambini non accompagnati o separati dalle loro famiglie durante l'evacuazione. Questi bambini sono particolarmente a rischio. L'UNICEF chiede ai governi, alle comunità, ai leader religiosi e della società di civile di intervenire con il supporto delle loro comunità per mettere fine a queste violenze e lavorare insieme per una riconciliazione. "Non c'è futuro per un paese in cui gli adulti colpiscono ferocemente i bambini innocenti" ha aggiunto Fontaine. "Tutti i bambini nella Repubblica Centrafricana devono essere protetti."
Le urgenze poste da UNICEF.
* I gruppi armati e le milizie del paese devono essere immediatamente disarmati
* L'assistenza umanitaria imparziale deve essere in grado di raggiungere i bambini più a rischio.
* La sicurezza deve essere rispristinata dalle forze nazionali, dalle Forze dell'Unione Africana e dalle truppe francesi, affinché famiglie possano tornare alle loro case.
* Il governo di transizione, la società civile, le organizzazioni religiose e giovanili devono lavorare insieme per la riconciliazione.