KABUL - Le équipe di Medici Senza Frontiere (Msf) hanno avviato un progetto per le donne a Khost, città in una zona di conflitto a sud est del paese. Il reparto maternità di Msf era stato aperto nel marzo 2012, ma appena un mese dopo un grave incidente di sicurezza - l'esplosione di una bomba all'interno dell'ospedale - ha costretto lo staff dell'organizzazione umanitaria (Premio Nobel per la pace nel 1999) a chiudere il progetto.
I rischi che si corrono per l'insicurezza. Dopo otto mesi di negoziazioni e con il supporto della comunità locale, un anno fa il centro ha riaperto (con il primo parto avvenuto la notte prima della riapertura ufficiale) e oggi vi nascono ogni giorno da 30 a 40 bambini. Questa storia è ancora più importante alla luce del rapporto Msf diffuso ieri "Tra retorica e realtà: la continua lotta per l'accesso all'assistenza medica in Afghanistan", una ricerca condotta per 6 mesi con 800 pazienti che mostra come dopo più di dieci anni di aiuti e investimenti internazionali, l'accesso alle cure mediche per la popolazione afghana comporta rischi gravi e spesso mortali a causa dell'insicurezza, delle lunghe distanze, dei costi, tanto che una persona su cinque ha perso un membro della famiglia o un amico a causa del mancato accesso alle cure mediche.
I rischi che si corrono per l'insicurezza. Dopo otto mesi di negoziazioni e con il supporto della comunità locale, un anno fa il centro ha riaperto (con il primo parto avvenuto la notte prima della riapertura ufficiale) e oggi vi nascono ogni giorno da 30 a 40 bambini. Questa storia è ancora più importante alla luce del rapporto Msf diffuso ieri "Tra retorica e realtà: la continua lotta per l'accesso all'assistenza medica in Afghanistan", una ricerca condotta per 6 mesi con 800 pazienti che mostra come dopo più di dieci anni di aiuti e investimenti internazionali, l'accesso alle cure mediche per la popolazione afghana comporta rischi gravi e spesso mortali a causa dell'insicurezza, delle lunghe distanze, dei costi, tanto che una persona su cinque ha perso un membro della famiglia o un amico a causa del mancato accesso alle cure mediche.