BANGUI - Hanno appena finito di sparare poco distante dal nostro Centro pediatrico: il boato dei razzi, delle mitragliatrici e delle granate si sentiva fin dalle corsie. La tensione degli ultimi giorni non accenna a scendere: musulmani e Antibalaka continuano a combattere. Ieri al Complexe pédiatrique, l'ospedale pubblico dove lavora il nostro team chirurgico, sono arrivati 3 bambini feriti da pallottole vaganti: non sono in condizioni gravi, ce la faranno.
Barricate in tutta la città. Oggi le strade sono deserte: circolano pochissime macchine, poche persone girano a piedi. Gli antibalaka hanno costruito barricate in tutta la città per controllare le vie di accesso. In questa situazione di totale incertezza gli spostamenti sono ridotti allo stretto necessario; lo vediamo anche al nostro Centro pediatrico, solitamente pieno, dove stamattina si sono presentati solo 30 pazienti invece dei soliti 120. Qualcuno dei pazienti ci ha raccontato che ai posti di blocco i miliziani chiedono soldi per passare, ma dopo tutti questi mesi di guerra nessuno ha più niente da dare. I campi di profughi e sfollati si stanno di nuovo riempiendo: le persone hanno paura di quello che potrebbe succedere e si radunano tutte insieme per cercare protezione.
Dopo un anno, un quadro disastroso. Ad un anno dal colpo di stato e dall'autoproclamazione di Michel Djotodia come presidente - il capo dei Seleka si è dimesso lo scorso gennaio - la Repubblica Centrafricana continua ad essere un Paese senza pace e come sempre le prime vittime sono i civili: donne, bambini, uomini uccisi o feriti dalla guerra e dalle sue conseguenze - stenti, povertà, carenza di cibo, difficoltà ad accedere alle cure e ai servizi basilari.
* Ombretta Pasotti, coordinatrice del Programma Emergency in Repubblica Centrafricana
Barricate in tutta la città. Oggi le strade sono deserte: circolano pochissime macchine, poche persone girano a piedi. Gli antibalaka hanno costruito barricate in tutta la città per controllare le vie di accesso. In questa situazione di totale incertezza gli spostamenti sono ridotti allo stretto necessario; lo vediamo anche al nostro Centro pediatrico, solitamente pieno, dove stamattina si sono presentati solo 30 pazienti invece dei soliti 120. Qualcuno dei pazienti ci ha raccontato che ai posti di blocco i miliziani chiedono soldi per passare, ma dopo tutti questi mesi di guerra nessuno ha più niente da dare. I campi di profughi e sfollati si stanno di nuovo riempiendo: le persone hanno paura di quello che potrebbe succedere e si radunano tutte insieme per cercare protezione.
Dopo un anno, un quadro disastroso. Ad un anno dal colpo di stato e dall'autoproclamazione di Michel Djotodia come presidente - il capo dei Seleka si è dimesso lo scorso gennaio - la Repubblica Centrafricana continua ad essere un Paese senza pace e come sempre le prime vittime sono i civili: donne, bambini, uomini uccisi o feriti dalla guerra e dalle sue conseguenze - stenti, povertà, carenza di cibo, difficoltà ad accedere alle cure e ai servizi basilari.
* Ombretta Pasotti, coordinatrice del Programma Emergency in Repubblica Centrafricana