BANGUI - La calma è durata meno di ventiquattr'ore a Bangui. Stamattina il nostro risveglio è stato accompagnato dal rumore degli spari in lontananza: provenivano da Fatima, un quartiere a sud est della capitale; una veglia funebre di cristiani è stata assaltata a colpi di granate da gruppi di musulmani, si parla di numerosi feriti e di una decina di morti. Anche al Centro pediatrico continuiamo a visitare molti bambini: oggi erano più di 100.
L'imprevedibile crea tensione. Al Complexe pediatrique di Emergency abbiamo ricevuto una bambina di 11 anni con ferite agli arti causate dalle schegge di una granata. Le due sorelle e la madre sono morte. Ora tutti temono che inizi una nuova spirale di violenza e rappresaglie. In questa situazione è davvero difficile per noi spostarci. Oggi, dopo aver valutato le condizioni di sicurezza abbiamo deciso di ritornare al campo profughi come avevamo pianificato ieri; attraversare i mercati affollati di persone concitate e taxi stracarichi bloccati crea sempre a tutto lo staff in viaggio un po' di apprensione. L'imprevedibilità di quel che potrebbe accadere aumenta la nostra tensione.
Violentata e incinta. Al campo abbiamo visitato una novantina di bambini. Tre di loro erano molto gravi, li abbiamo trasferiti e ricoverati al Centro pediatrico per dargli cure adeguate. Una ragazza incinta ci ha raccontato di essere stata violentata circa 6 mesi fa: da allora mai si era recata in un centro sanitario; abbiamo deciso quindi di accompagnarla alla clinica per la consultazione prenatale. Le condizioni nel campo sono difficili, la popolazione è raddoppiata negli ultimi giorni arrivando a più di 10.000 persone.
* Ombretta Pasotti è la coordinatrice dei programmi di Emergency nella Repubblica Centrafricana
L'imprevedibile crea tensione. Al Complexe pediatrique di Emergency abbiamo ricevuto una bambina di 11 anni con ferite agli arti causate dalle schegge di una granata. Le due sorelle e la madre sono morte. Ora tutti temono che inizi una nuova spirale di violenza e rappresaglie. In questa situazione è davvero difficile per noi spostarci. Oggi, dopo aver valutato le condizioni di sicurezza abbiamo deciso di ritornare al campo profughi come avevamo pianificato ieri; attraversare i mercati affollati di persone concitate e taxi stracarichi bloccati crea sempre a tutto lo staff in viaggio un po' di apprensione. L'imprevedibilità di quel che potrebbe accadere aumenta la nostra tensione.
Violentata e incinta. Al campo abbiamo visitato una novantina di bambini. Tre di loro erano molto gravi, li abbiamo trasferiti e ricoverati al Centro pediatrico per dargli cure adeguate. Una ragazza incinta ci ha raccontato di essere stata violentata circa 6 mesi fa: da allora mai si era recata in un centro sanitario; abbiamo deciso quindi di accompagnarla alla clinica per la consultazione prenatale. Le condizioni nel campo sono difficili, la popolazione è raddoppiata negli ultimi giorni arrivando a più di 10.000 persone.
* Ombretta Pasotti è la coordinatrice dei programmi di Emergency nella Repubblica Centrafricana