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Sud Sudan, il ministro della Difesa: "Il nostro impegno contro l'arruolamento dei bambini soldato"

Lo stato più giovane del mondo ha rinnovato il suo intento di combattere lo sfruttamento dei minori anche sul campo di battaglia. L'Unicef : "La responsabilità è la chiave per una soluzione"

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ROMA
- Un piccolo barlume di speranza per una soluzione al problema dei bambini soldato e dello sfruttamento dei minori arriva da Giuba capitale del Sud Sudan dove il governo ha rinnovato formalmente il suo impegno per porre fine all'uso dei bambini nelle forze armate governative e ad altre gravi violazioni. Il ministro della difesa e dei reduci Koul Manyang Juuk ha infatti firmato il piano d'azione sottoscritto nel 2012 con le Nazioni Uniti che impegna il paese ad adottare delle politiche per la difesa dei minori.

Il piano d'azione.
L'accordo prevede il rilascio di tutti i bambini associati a forze di sicurezza governative, inclusi i servizi per la riunificazione e il reintegro con le famiglie. Inoltre Giuba si impegna a individuare gravi violazioni contro i bambini e ricercare i responsabili. A sottoscrivere l'accordo anche il vice rappresentante del segretario Onu del Sud Sudan Toby Lanzer. Che ha ritenuto la firma "un importante primo passo per i diritti dei bambini nel paese e per evitare la perdita di un'altra generazione".

I minori a rischio. Nonostante le parole del ministro della Difesa Juuk, che ha negato la presenza di bambini all'interno dei gruppi armati, risale al 2013 l'ultimo allarme dell'Alto commissariato Onu per i diritti umani che denunciava la presenza di oltre novemila minori tra i combattenti e l'Unicef ha segnalato più volte nel corso del 2014 violenze e abusi su minori sud sudanesi. In quest'ottica il Piano d'azione può aiutare a risolvere la situazione. "La responsabilità - afferma Leila Zerrougi, rappresentante del segretario per i bambini nei conflitti armati - è la chiave. Se tutti i ragazzi e le ragazze che saranno arruolati, uccisi, mutilati e violentati e se gli attacchi a scuole e ospedali non troveranno giustizia, non sarà possibile una pace duratura".

Cosa si è fatto e le prospettive. Attraverso il piano, sottoscritto la prima volta nel 2009 e rinnovato nel 2012, sono stati rilasciati più di mille bambini, le direttive militari hanno vietato uso e arruolamento di minori ed è stata creata l'unità dell'SPLA dedicata alla loro protezione. Ma lo stato di perenne conflitto ha ridotto l'efficacia delle nuove disposizioni. "Molti progressi realizzati dal governo negli scorsi anni - dice Jonathan Veitch dell'Unicef - sono stati vanificati dal conflitto attuale. Questo impegno pubblico è un ulteriore passo in difesa dei diritti e l'Unicef vigilerà affinché il Governo rispetti i termini di questo accordo".