✕

CISP, il nostro impegno per la pace

Da un rappresentante del CISP - Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli, l'ONG) italiana per i diritti e contro la povertà - riceviamo e pubblichiamo questo intervento legato alla situazione che sta maturando a Gaza
3 minuti di lettura
ROMA - In Palestina è guerra. La speranza che la recente visita di Papa Francesco e il successivo incontro in Vaticano tra Netanyhau e Abu Mazen avrebbero potuto accelerare il dialogo e la pace è sgretolata dalla cronaca di queste giornate. Gaza è sotto assedio e ancora una volta prevalgono sentimenti e orientamenti estremi. Le voci di coloro che continuano ad invocare il dialogo e la riconciliazione ci appaiono nobili, ma tremendamente deboli. Non è difficile comprendere l'impatto del conflitto in Palestina nell'intera regione medio orientale, ed oltre.

Il libro di padre Dall'Oglio. L'angoscia che pervade chiunque abbia a cuore la pace trova apparentemente solo sollievo nelle parole illuminate di coloro che hanno fatto del dialogo e dell'incontro la ragione stessa della loro vita. Commuove ad esempio quanto scrive Padre Paolo Dall'Oglio, al quale va il nostro abbraccio fraterno, nel libro Collera e Luce (Feltrinelli, 10.96 euro): "... a Gaza si sentir&…
ROMA - In Palestina è guerra. La speranza che la recente visita di Papa Francesco e il successivo incontro in Vaticano tra Netanyhau e Abu Mazen avrebbero potuto accelerare il dialogo e la pace è sgretolata dalla cronaca di queste giornate. Gaza è sotto assedio e ancora una volta prevalgono sentimenti e orientamenti estremi. Le voci di coloro che continuano ad invocare il dialogo e la riconciliazione ci appaiono nobili, ma tremendamente deboli. Non è difficile comprendere l'impatto del conflitto in Palestina nell'intera regione medio orientale, ed oltre.

Il libro di padre Dall'Oglio. L'angoscia che pervade chiunque abbia a cuore la pace trova apparentemente solo sollievo nelle parole illuminate di coloro che hanno fatto del dialogo e dell'incontro la ragione stessa della loro vita. Commuove ad esempio quanto scrive Padre Paolo Dall'Oglio, al quale va il nostro abbraccio fraterno, nel libro Collera e Luce (Feltrinelli, 10.96 euro): "... a Gaza si sentirà giurare per il Dio di Mosè e a Tel Aviv per quello di Muhammad. Chi ritorna dalla Mecca incontrerà chi scende da Gerusalemme e gli abitanti del mondo intero esclameranno guardate come si amano!...".

Gli effetti dell'intervento militare sui civili. Le Organizzazioni Non Governative (ONG) presenti in Palestina fanno appelli per chiedere il cessate il fuoco, nella convinzione - documentata da decenni - che l'esasperazione militare, oltre a colpire ingiustamente popolazioni civili disarmate, non possa che aggravare la situazione di tutti, ovunque risiedano e a qualsiasi "comunità" appartengano, a Gaza, nella West Bank, in Israele. Ci sono volontari e cooperanti - molti dei quali italiani - che hanno scelto sempre, negli anni, di rimanere a fianco delle popolazioni civili, sforzandosi di aprire spazi di dialogo e di incontro, di dare risposte concrete ai bisogni dei gruppi più deboli. Penso, tra gli altri, ai beduini nella valle di Gerico, la cui sicurezza alimentare e sociale è fortemente compromessa dai limiti di movimento imposti dalle autorità israeliane.

Le risposte primarie agli "ultimi". Questi volontari e cooperanti sanno bene, lo hanno sempre saputo, che la pace si costruisce anche dando concrete risposte ai bisogni primari degli "ultimi della terra". Fare appelli per il cessate il fuoco ed organizzare i giovani, le donne ed altri gruppi sociali affinché rafforzino le loro opportunità di reddito e di inclusione sociale sono componenti essenziali ed integrate di una strategia globalmente orientata a pochi essenziali obiettivi: la pacificazione, l'affermazione di diritti negati, l'avanzamento della giustizia sociale. Concetti semplici, essenziali, per molti aspetti "antichi" ma tuttora in perenne discussione.

Serve la politica. I cooperanti, i volontari, le ONG hanno sempre saputo anche altro e cioè che l'essenzialità della loro azione non basta. Serve  -  ed è anche questo un concetto tanto ovvio quanto "antico"  -  la politica. Servono strumenti di dialogo e di pressione nuovi, in Medio Oriente ed altrove. Chi scrive non ha mai pensato che sia nelle nostre oggettive possibilità  -  come Italia, come Europa, come comunità internazionale  -  determinare gli equilibri politici di ogni area del mondo, né imporre la pacificazione. Nelle "nostre" possibilità vi è però proporci in modo credibile e unitario, evitando frammentazioni e incoerenze. Lo abbiamo fatto, ad esempio come europei, negli ultimi dieci anni? Certamente no. Basta un solo caso per comprenderlo: l'assenza di qualsiasi percettibile e concreta visione unitaria europea rispetto alla crisi libica, prima e dopo il crollo del regime di Gheddafi.

L'opportunità del semestrte italiano.
In Italia sono in corso due processi di grande importanza. E' iniziato il semestre a guida del nostro paese dell'Unione Europea e si è all'alba di una nuova legge sulla cooperazione internazionale. Si tratta di eventi all'apparenza lontanissimi dalla tragedia in atto a Gaza e altrove in Medio Oriente ed è del resto inevitabile che non siano minimamente percepiti dalle popolazioni sotto assedio, che hanno ben altro, riconosciamolo, a cui pensare. Siamo noi tutti -istituzioni, ONG, partiti  -  che dobbiamo dare un senso per il mondo alle vicende in atto nel nostro paese e in Europa.

Ciò che davvero interessa.
E' per questo, in fondo, che "gente come noi", che ha frequentato molto più i luoghi del dolore e del conflitto dei palazzi della politica, si appassiona a temi come la legge e il semestre. Ciò che davvero ci interessa è che non si perdano importanti opportunità. Due, in particolare: accelerare il processo di integrazione politica, soprattutto di politica estera, dell'Unione Europea e restituire finalmente centralità  -  politica e finanziaria  -  alla cooperazione internazionale.

Almeno lo sforzo per provarci.
Ieri  ho letto gli emendamenti alla legge approvati dalla Camera, mentre seguivo con angoscia quanto stava e sta accadendo a Gaza. Eventi e fatti tra loro lontani nel tempo e nello spazio, che dobbiamo avvicinare. Forse non avremo la forza di imporre la pace, ma almeno lo sforzo di provarci con ogni mezzo dovremo assolutamente esercitarlo. 

* Paolo Dieci, Policy Advisor del
CISP e Presidente di Link 2007