Mondo Solidale

Gaza Palestina,  cooperanti: "Qui sogni si infrangono su un muro di dolore"

Dopo sei giorni di battaglia, Gaza conta morti e feriti. La popolazione cerca di sopravvivere anche grazie all'aiuto delle associazioni internazionali. Tra loro i volontari del Centro italiano di scambio culturale VIK

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ROMA  - Delle 170 vittime che giacciono per le vie di Gaza, il 30% sono donne e bambini. Questo il bilancio di cinque giorni dell'operazione "Protective edge" intrapresa contro Hamas, il partito radicale palestinese, da Tel Aviv in seguito al lancio di razzi in territorio israeliano. I bombardamenti continuano incessantemente. Sotto quelle bombe c'è anche Meri Calvelli, coordinatrice del Centro italiano di scambio culturale Vik , chiamato così in memoria di Vittorio Arrigoni, volontario e attivista per i diritti umani ucciso nella striscia di Gaza nel 2011.

Diario dalla Palestina. "Due giorni fa - racconta Calvelli - attraverso sms e volantini lanciati dall'alto, è stato ordinato a circa cento mila famiglie palestinesi che vivono a nord (Beit Lahya e Beit Hannoun) e al Sud (Abassan al Saghira), località poste lungo i confini più immediati di Israele, di abbandonare immediatamente le loro case". Il centro per cui lavora Meri Calvelli, sostenuto da una cordata di associazioni italiane, in situazioni di "normalità" dà vita ad attività culturali, sportive e sociali per permettere l'interazione tra le culture italiana e palestinese. Ma in questi giorni anche i cooperanti cercano di dare una mano alla popolazione portando aiuti alle famiglie che sono rimaste senza abitazione e organizzando raccolte di beni di prima necessità  e medicinali. "Queste persone- continua - dovrebbero lasciare tutti i loro averi, la loro vita, per far posto alle imposizioni di un esercito che deve entrare nella striscia per seminare morte e distruzione".

Le bombe cadono sui civili. " Un obiettivo militare - afferma Calvelli - considerato sensibile lascia una scia tragica di morti che non c'entrano niente. Purtroppo ne siamo testimoni e i numeri dei morti parlano chiaro. Ogni bomba che cade, ogni boato che produce, incute terrore e distruzione. I danni poi sono molti e chi resta in vita si trova con tutto distrutto e perduto. Purtroppo è la cruda realtà di questa guerra, in una striscia di pochi chilometri, dove i sogni si infrangono in un muro di dolore. Molti giovani, donne e uomini in questi giorni tra una bomba e l'altra si danno da fare per aiutare e aiutarsi a resistere in questo loro unico luogo di esistenza".

Un giorno a Gaza. Il centro italiano di scambio culturale Vik organizza da tre anni corsi d'italiano, mostre fotografiche e altre iniziative non solo per creare una connessione culturale tra le due sponde del mediterraneo, ma anche per dare opportunità e prospettive nuove ai giovani che quotidianamente devono fare i conti con gravi limitazioni della libertà personale. Nella striscia di Gaza vivono circa un milione e mezzo di persone in un lembo di terra di 365 chilometri. Per raccontare la vita nella striscia, il centro Vik ha prodotto, assieme ad altre associazioni locali, un docufilm: Striplife, a day in Gaza. Il documentario, girato da videomakers italiani e palestinesi, riprende la vita di persone costrette ogni giorno ad affrontare muri e frontiere che impediscono la libertà di movimento trasformando la regione in, come descritto dagli autori, "una prigione a cielo aperto".