GAZA CITY - Mentre il bilancio attuale delle vittime palestinesi ammonta a 657, sono in corso scontri molto intensi tra soldati israeliani e miliziani palestinesi intorno ad un ospedale di Gaza City. Lo fa sapere un portavoce delle Forze di difesa israeliane, Aryeh Shalicar, spiegando che i miliziani palestinesi sparano dal tetto e da alcune finestre del centro riabilitativo e geriatrico Wafa e che i soldati israeliani rispondono al fuoco da terra. Nei giorni scorsi, l'edificio era stato colpito da alcune granate, ma non è chiaro se sia già stato del tutto evacuato. Dunque, oltre ai feroci attacchi dell'aviazione israeliana e di Tsahal via terra, che stanno decimando la popolazione civile, c'è da registrare anche le scelte strategiche sul terreno dei miliziani di Hamas, i quali - come più volte denunciato dai portavoce dell'esercito israeliano - tenderebbero a farsi scudo della gente comune e persino dei malati ricoverati negli ospedali.
La testimonianza di un'attivista. Ciò precisato, ecco la testimonianza di Meri Civelli, animatrice del Centro Italiano di Scambio Culturale Vik (in memoria di Vittorio Arrigoni).
Ecco il testo. "Non è garantita la sicurezza per nessuno in tutta la Striscia di Gaza", queste le parole dell'esercito Israeliano date ai Consolati dei paesi, riguardo agli internazionali presenti nella striscia. Chiunque può' essere target e colpito in ogni momento durante la propria mansione. Dal medico, all'ambulanza, al giornalista, all'operatore umanitario che distribuisce gli aiuti alla popolazione civile. Gaza è una zona di guerra e nessuno è autorizzato a girare nel territorio. I cittadini di Gaza sono ormai diventati il tiro al piattello dell'esercito e non c'è tempo chi sia l'obiettivo. Uno schiaffo al diritto di aiuto umanitario, di protezione e di informazione - si legge nel documento diffuso dall'Associazione - ma soprattutto un annunciato tentativo di perpetrare crimini lontano dagli occhi della comunità mondiale. E' sancito dall'andamento dei fatti che I cittadini di Gaza, non hanno diritto a difendersi, non hanno diritto a chiedere aiuto agli organismi internazionali e sono condannati al fuoco indiscriminato e alle bombe dell'esercito occupante".
"Anche strutture bombardate già 10 volte". "Tutta la giornata di ieri e la notte è stata caratterizzata da attacchi lungo il confine e distruzioni mirate continue di case e di strutture già bombardate almeno 10 volte. A Kuza'a, villaggio nel confine a sud della striscia (Khan Younis), è stato attaccato questa notte dal fuoco dell'artiglieria. Telefonate disperate della popolazione che chiedeva aiuto per uscire dalle proprie case. Le ambulanze che hanno raggiunto il posto sono state attaccate non hanno avuto via libera per soccorrere i feriti. Ad ora ci sono problemi a raggiungere l'area. Dalle 6 alle 8 di questa mattina sono stati 5 gli attacchi aerei con 10 missili su diversi obiettivi random in diverse aree; sparati 220 tank shells distrutte 3 case; uccisi 3 palestinesi e altri 10 feriti. Da Gaza in queste due ore sono partiti 3 missili verso israele".
"La speranza appesa ad un filo". "Dei 130.000 sfollati - si legge ancora nel documento - alcune famiglie si sono rifugiate in case e appartamenti delle zone interne più' riparate dal fuoco dell'artiglieria diretta, dell'esercito sul confine. Hanno necessità primarie per l'approvvigionamento di cibo, acqua, materassi e coperte. Nelle scuole dell'UNRWA sono iniziate le prime distribuzioni e soprattutto ci sono molti giovani volontari che prestano attività' di animazione con i bambini, durante la distribuzione del cibo. Il consiglio internazionale per i diritti umani si riunisce oggi per discutere la crisi di Gaza. La speranza rimane appesa alla soluzione della grave situazione ed è nelle mani della Comunità Internazionale, affinché' possa fermare la strage dei civili e si arrivi alla soluzione richiesta dai palestinesi per terminare embargo e assedio e dare il via ad una tregua duratura".
Il report di OXFAM. Non accenna ad arrestarsi la tragedia umanitaria a Gaza - si legge nella nota diffusa da OXFAM Italia, presente nella Striscia con 34 cooperanti - il conteggio delle vittime continua a salire e secondo gli ultimi dati che arrivano dagli operatori di Oxfam al lavoro in sostegno della popolazione, il 74% delle oltre 600 vittime palestinesi è rappresentata da civili, mentre il numero dei feriti è salito oltre i 3500 e si avvia a superare quota 4000.
Le vittime israeliane di Hamas. Nel frattempo, durante gli scontri tra Hamas e Israele, sale anche la conteggio degli israeliani uccisi: 29 le vittime di cui due civili adulti. Ma il dato più allarmante è che, nonostante i ripetuti appelli al cessate il fuoco arrivati da più parti, continua la strage di minori: il numero di bambini rimasti uccisi nella Striscia è infatti salito a 147 nelle ultime ore, mentre sono 116 mila quelli rimasti vittima dei traumi del conflitto.
"Ogni ora rimane ucciso un bambino". "Al momento a Gaza un bambino rimane ucciso ogni ora. Un dato agghiacciante che non solo deve far riflettere, ma portare la comunità internazionale ad imporre un immediato cessate il fuoco - afferma il responsabile emergenze umanitarie di Oxfam Italia, Riccardo Sansone - oltre 120 mila persone a Gaza hanno dovuto abbandonare le loro case, ma i confini sono chiusi e le persone non hanno un posto sicuro in cui andare, la maggior parte di loro si è accampata nelle circa 90 scuole della Striscia. Circa il 44 per cento del territorio di Gaza è stato dichiarato zona di evacuazione, mentre il restante 56 per cento continua ad essere ad alto rischio, a causa dei continui attacchi aerei.
Un quadro sempre più allarmante. Che non sta risparmiando nemmeno le strutture mediche, che lavorano in soccorso della popolazione, dato che 18 strutture tra ospedali, cliniche e ambulanze sono state colpite dai bombardamenti, mentre 26 operatori sanitari della Mezzaluna Rossa palestinese sono stati feriti". Un'emergenza umanitaria che secondo Oxfam, colpisce inoltre la disponibilità di beni essenziali alla sopravvivenza dei civili: il cibo e l'acqua a disposizione della popolazione infatti sono sempre più scarsi. Oltre 135.000 persone hanno bisogno di immediata assistenza alimentare, mentre si stima che i panifici di Gaza adesso abbiano scorte per una sola settimana.
1,2 milioni di persone senz'acqua. Intanto sale anche il numero di persone che hanno difficoltà di accesso all'acqua potabile: sono circa 1,2 milioni di persone, due terzi della popolazione che vive nell'enclave di Gaza, con un quarto dei sistemi idrici presenti che al momento è ridotta alla metà della capacità di erogazione dell'acqua. In questo momento Oxfam sta fornendo ad oltre 20 mila civili, che non hanno più una casa, acqua, cibo e beni di prima necessità.