Gaza, proseguono le giornate tra orrori e morte in tutta la Striscia con deboli speranze di pace
di CARLO CIAVONI<a href="http://www.caritasitaliana.it/" title="http://www.caritasitaliana.it/"><br /><br /></a>Il conteggio delle vittime è salito a 775 tra i palestinesi; 35 tra gli israeliani. Sono invece circa 140 mila gli sfollati tra i cittadini di Gaza. Nuovo raid israeliano nella zona est e almeno altri 7 palestinesi uccisi. La presenza di Save The Children e della Caritas. Sventato attentato suicida contro un kibbuz israeliano. Hamas: "La tregue avrà un prezzo molto alto"
ROMA - Mentre la popolazione civile di Gaza continua a sopravvivere nel terrore delle esplosioni che non smettono neanche un attimo, nel vedere morti che quasi non si contano più, della progressiva distruzione di ogni cosa, di case e strade e nella difficoltà di procurarsi cibo, acqua e medicinali, si sono stati nuovi raid israeliano nella zona est di Gaza e, a quanto risulta, almeno altri 7 palestinesi sono rimasti uccisi. In precedenza, nella stessa zona, nei pressi di Khan Yunis, nell'area orientale della Striscia di Gaza, altri sei palestinesi, fra cui due bambini, membri di una stessa famiglia, erano stati uccisi da un bombardamento dell'aviazione israeliana. Sale così a 25 il numero delle vittime palestinesi dei raid aerei israeliani nelle ultime ore.
Il bilancio (provvisorio) di oggi. Il bilancio delle vittime e dei danni dall'inizio fino ad oggi è di 775 le vittime palestinesi; 4563 i feriti palestinesi; 140.000 gli sfollati; uccisi 32 soldati isra…
Il bilancio (provvisorio) di oggi. Il bilancio delle vittime e dei danni dall'inizio fino ad oggi è di 775 le vittime palestinesi; 4563 i feriti palestinesi; 140.000 gli sfollati; uccisi 32 soldati isra…
ROMA - Mentre la popolazione civile di Gaza continua a sopravvivere nel terrore delle esplosioni che non smettono neanche un attimo, nel vedere morti che quasi non si contano più, della progressiva distruzione di ogni cosa, di case e strade e nella difficoltà di procurarsi cibo, acqua e medicinali, si sono stati nuovi raid israeliano nella zona est di Gaza e, a quanto risulta, almeno altri 7 palestinesi sono rimasti uccisi. In precedenza, nella stessa zona, nei pressi di Khan Yunis, nell'area orientale della Striscia di Gaza, altri sei palestinesi, fra cui due bambini, membri di una stessa famiglia, erano stati uccisi da un bombardamento dell'aviazione israeliana. Sale così a 25 il numero delle vittime palestinesi dei raid aerei israeliani nelle ultime ore.
Il bilancio (provvisorio) di oggi. Il bilancio delle vittime e dei danni dall'inizio fino ad oggi è di 775 le vittime palestinesi; 4563 i feriti palestinesi; 140.000 gli sfollati; uccisi 32 soldati israeliani e 3 civili (uno thailandese); 150 soldati feriti.
La risposta di Hamas. "La tregua con Israele non sarà gratuita e chi la vuole deve pagarne il prezzo". E' quanto ha dichiarato l'esponente dell'ufficio politico di Hamas, Mahmoud al-Zahhar, come si legge sul sito web del movimento di resistenza islamico. Per Zahhar "qualunque tregua dovrà essere basata sul principio di inibizione del nemico e di realizzazione delle istanze del nostro popolo e delle sue fazioni della resistenza. Senza questo - ha aggiunto - la resistenza continuerà a difendere il popolo palestinese". L'esponente di Hamas ha fatto appello a "sfruttare la vittoria realizzata dalla resistenza nella Striscia di Gaza in termini politici" e nello specifico "con un programma di resistenza che offra un'alternativa al processo di Oslo - che vide protagonisti nel 1999, Yasser Arafat e l'ex premier israeliano, Ehud Barak (n.d.r.) - che è arrivato a un punto morto". Zahhar ha messo in evidenza "la necessità di riconsiderare la situazione nazionale palestinese basata sul principio dell'accordo di Oslo, che non esiste più nei fatti". "L'assetto politico palestinese con le sue varie formazioni - ha aggiunto - non dovrà più essere quello precedente all'ultima aggressione, soprattutto alla luce delle vittorie sul campo conseguite dalla resistenza, cui seguirà una vittoria politica".
La presenza di Save The Children. "La comunità internazionale deve fermare questa guerra contro i bambini - si legge in un documento di Save The Children - ogni ora viene ucciso un bambino palestinese, mentre - al momento - sono circa 116.000 i piccoli che necessitano quanto meno di sostegno psicologico, per i traumi subiti dalle esplosioni, dalle uccisioni di genitori o parenti, dalla necessità di dover fuggire e abbandonare tutto, da un momento all'altro. Sono 90 - secondo il resoconto di Save The Children - le scuole danneggiate e comunque impraticabili. L'organizzazione umanitaria sta portando aiuti ad ospedali e cliniche e supporto psicologico ai minori. "Ad ogni esplosione abbiamo visto svanire anni di lavoro, sia che si trattasse di infrastrutture civili che del benessere emotivo di bambini di cui ci occupavamo già prima dell'escalation di violenze", dice David Hassel di Save the Children. "Non è mai proporzionato attaccare scuole e ospedali quando così tanti civili non sanno dove andare. Nessuna delle parti in conflitto dovrebbe utilizzare tali strutture a scopo militare. Deploriamo l'uso della forza che abbiamo visto in questi giorni". "La gente di Gaza e di Israele ci dice che le cose non potranno tornare come erano prima di queste violenze. Siamo a un punto di non ritorno". E' possibile sostenere il suo intervento a Gaza e nel Sud di Israele con una donazione.
La Caritas. ''Caritas Gerusalemme ha ripreso le attività di assistenza alla popolazione di Gaza, che si erano interrotte dopo i primi giorni di bombardamento''. Lo comunica la Caritas Italiana che ha inviato oggi stesso un contributo di 100 mila euro. La Caritas Italiana ha rilanciato anche l'appello alla solidarietà pervenutole da Caritas Gerusalemme. ''Centinaia di migliaia di famiglie vivono alla giornata - afferma padre Raed, direttore di Caritas Gerusalemme - quasi 90.000 persone hanno abbandonato le loro case a seguito dei bombardamenti e non possono vivere senza aiuti esterni''. Caritas Gerusalemme sta organizzando aiuti per 16.000 persone. In una prima fase si occuperà di fornire medicine, quasi esaurite, lenzuola e gasolio per l'elettricità per curare circa 6.000 feriti. Il numero è in costante ascesa e il supporto sanitario di Caritas andrà ai 4 ospedali pubblici di Gaza, Beit Hanoun, Kamal Edwan Al Shifa e Al Ahli, oltre che al Centro sanitario e alla clinica mobile della stessa Caritas Gerusalemme.
Assalto di un kamikaze sventato in un kibbutz. L'esercito egiziano ha sventato nel Sinai un vistoso attentato contro il Kibbutz israeliano Kerem Shalom, che si trova in prossimità del confine tra Israele, l'Egitto e la striscia di Gaza. La televisione commerciale Canale 10 precisa che le forze egiziane hanno distrutto un veicolo che trasportava razzi Grad (pronti per essere sparati verso Israele) ed ha ucciso un uomo che indossava un corpetto esplosivo, mentre tentava di infiltrarsi nella zona di Kerem Shalom. La conferma di quanto avvenuto viene anche dall'agenzia stampa palestinese Maan, citando fonti della sicurezza egiziana. A quanto si è saputo sapere finora, il terrorista suicida è stato ucciso con un colpo d'arma da fuoco mentre tentava di raggiungere la base militare israeliana di Kerem Shalom.
L'assalto anti-israeliano a Parigi. A Parigi, nel frattempo, sedici persone, in gran parte minorenni, sono state arrestate ieri nel centrale quartiere parigino a maggioranza ebraica del Marais, per aver tentato di forzare la serranda di un ristorante kosher, urlando insulti antisemiti. Lo rivelano fonti di polizia, citate dai media francesi. Secondo testimoni sul posto, i giovani gridavano "morte agli ebrei" e "Israele assassino", mentre colpivano la serranda chiusa per entrare nel ristorante. A fermarli sono stati un gruppo di giovani ebrei ortodossi, e poi la polizia.
Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti. "Si tratta di ridare voce all'Europa, all'Onu e anche all'America per responsabilizzare tutti su quelle che sono le conseguenze nefaste delle primavere tradite - ha detto Roberta Pinotti, ministro della Difesa in un'intervista al Foglio - ci sono centrali terroristiche schierate in troppi punti del pianeta. E lo stesso ragionamento vale per il conflitto infinito tra Israele e Palestina. E' giusto criticare Israele quando eccede in legittima difesa, ma non bisogna mai dimenticare che Israele è minacciata da stati che la vorrebbero cancellare dalla faccia della terra. Mai come in questi momenti - prosegue il ministro - la voce rauca e impotente dell'Europa si fa sentire più debole che mai. E se dentro l'Europa siamo lenti, macchinosi, litigiosi, inconcludenti, non veloci a capire come sia importante in queste fasi coinvolgere nel processo di pace attori importanti come l'Egitto, fuori c'è un mondo che cambia, che si ribella, che combatte in modo sanguinario e che per certi versi, come ha giustamente notato anche Romano Prodi, a causa della sua lentezza cronica può persino approfittare del nostro non essere al passo con i tempi".
Interviene anche il World Food Programm. L'escalation di violenze che ha colpito Gaza nelle ultime due settimane ha messo più di 115.000 persone nella Striscia di Gaza in condizioni di urgente bisogno di assistenza alimentare. Da quanto la crisi è iniziata, il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) ha già fornito razioni alimentari d'emergenza a oltre 100.000 persone. Tuttavia le scorte di cibi pronti all'uso stanno per terminare mentre i bisogni della popolazione continuano a crescere. Il WFP sta incrementando il volume degli aiuti alimentari destinati alla Striscia di Gaza con acquisti da fornitori locali e trasportando cibo dalla Base di Pronto Intervento Umanitario delle Nazioni Unite (UNHRD) di Dubai.
La distribuzione del cibo. Il WFP ha distribuito buoni alimentari d'emergenza in formato elettronico a circa 6.380 sfollati palestinesi accolti in famiglia. Questi buoni permettono alle famiglie di acquistare cibi nutrienti in negozi nelle vicinanze e, con il lancio di un programma di emergenza congiunto WFP-UNICEF, i destinatari dei buoni potranno acquistare anche acqua e medicinali. Le persone che hanno trovato rifugio nelle scuole statali (non UNRWA), così come i pazienti e gli operatori sanitari negli ospedali, stanno ricevendo delle razioni alimentari giornaliere di emergenza. Le distribuzioni regolari di cibo a 285.000 persone che ricevono ogni mese l'assistenza del WFP nella Striscia di Gaza sono ancora in corso e le scorte di cibo sono già state pre-posizionate per le distribuzioni in programma per la prima settimana di agosto. WFP e UNRWA forniscono, insieme, assistenza alimentare a due terzi della popolazione della Striscia di Gaza.
Il "diario" del Centro Italiano di Scambio Culturale Vik . Oggi, 17° giorno dell'Operazione "Protective Edge". "L'attacco militare, concentrato nelle zone di confine del sud della Striscia - si legge nel report del Centro Italiano di Scambio Culturale Vik, dedicato a Vittorio Arrigoni - sono andate avanti per tutto il giorno di ieri fino a questa mattina. La maggior parte dei 50 raid aerei di questa notte, dalle 22 alle 6, sono stati riversati sulla zona Sud di Khan Younis e villaggi di confine. Kuza'a villaggio di agricoltori, situato al confine, sulla 'Buffer Zone', attaccato nella notte del 23, ha ancora un bilancio parziale delle vittime e dei feriti. Solo poche ore di "tregua umanitaria", dove sono entrate ambulanze per scavare e evacuare i feriti e i cittadini rimasti intrappolati sotto i fuochi dell'artiglieria. Ancora il bilancio non si conosce e continua ad essere zona militare chiusa, come Shajayya, (quartiere di Gaza completamente distrutto) dove ancora i morti sono sotto le macerie.
L'evacuazione di 40 mila persone. "E' di queste ore l'inizio dell'evacuazione 40.000 persone. i due ospedali di Khan Younis, Nassar e European Hospital sono pieni di feriti che vengono trattati in queste ore. Per tutta la giornata di ieri ci sono stati forti combattimenti e attacchi militari, concentrati per la maggior parte al sud della striscia. Questo è l'ultimo fazzoletto di terra che l'esercito militare sta 'setacciando' per scovare tunnel e missili di Hamas. Se non fosse evidente che li tirano si potrebbe pensare che non esistono; purtroppo questa operazione impostata su questa ricerca ha portato solo vittime civili e distruzione. Nonostante la grande tecnologia militare messa in campo da Israele, infatti, i tunnel non li trovano", sostiene l'organizzazione.
Il Consiglio Onu per i diritti umani. "Il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite - prosegue la nota del Centro Italiano di Scambio Culturale Vik - ha votato ieri l'apertura di una inchiesta per indagare sui crimini di guerra da parte di Israele nella Striscia di Gaza. Tra i 47 paesi che partecipano al Consiglio, 29 hanno votato con parere favorevole 17 astenuti, tra cui l'Italia e uno ha votato contro, USA . Ieri, durante la conferenza stampa in Qatar, Meshaal, (leader di Hamas in esilio) ha ribadito la volontà di arrivare ad un cessate il fuoco duraturo ma non prima che venga tolto il blocco totale e l'embargo su Gaza".
Le prospettive di pace. Dalla Casa Bianca - come si legge sul giornale on line israeliano "Tip" - The Israel Project - il consigliere per la Sicurezza Nazionale Tony Blinken fa sapere che qualsiasi tregua che ponga fine all'attuale ciclo di ostilità tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza, dovrà includere "una qualche forme di smilitarizzazione, per evitare che il cnflitto continui e non si ripeta". Blinken ha anche sottolineato che uno scenario del genere "dovrà essere il risultato finale". Daniel Nisman e Ron Gilran - due analisti di una società di consulenza che studia rischi geopolitici, con sede in Israele - avevano già identificato cone l'offensiva militare israeliana fosse "una rara opportunità per un accordo regionale che potrebbe, in ultima analisi, porre fine al ciclo di violenza a Gaza", consentendo agli israeliani di sfruttare le vittorie sul campo di battaglia in una tregua con il quale Hamas sarebbe costretto a" smantellare i suoi razzi e quelli di altri gruppi marginali, in cambio di una revoca del blocco da parte di Israele e dell'Egitto".
Il bilancio (provvisorio) di oggi. Il bilancio delle vittime e dei danni dall'inizio fino ad oggi è di 775 le vittime palestinesi; 4563 i feriti palestinesi; 140.000 gli sfollati; uccisi 32 soldati israeliani e 3 civili (uno thailandese); 150 soldati feriti.
La risposta di Hamas. "La tregua con Israele non sarà gratuita e chi la vuole deve pagarne il prezzo". E' quanto ha dichiarato l'esponente dell'ufficio politico di Hamas, Mahmoud al-Zahhar, come si legge sul sito web del movimento di resistenza islamico. Per Zahhar "qualunque tregua dovrà essere basata sul principio di inibizione del nemico e di realizzazione delle istanze del nostro popolo e delle sue fazioni della resistenza. Senza questo - ha aggiunto - la resistenza continuerà a difendere il popolo palestinese". L'esponente di Hamas ha fatto appello a "sfruttare la vittoria realizzata dalla resistenza nella Striscia di Gaza in termini politici" e nello specifico "con un programma di resistenza che offra un'alternativa al processo di Oslo - che vide protagonisti nel 1999, Yasser Arafat e l'ex premier israeliano, Ehud Barak (n.d.r.) - che è arrivato a un punto morto". Zahhar ha messo in evidenza "la necessità di riconsiderare la situazione nazionale palestinese basata sul principio dell'accordo di Oslo, che non esiste più nei fatti". "L'assetto politico palestinese con le sue varie formazioni - ha aggiunto - non dovrà più essere quello precedente all'ultima aggressione, soprattutto alla luce delle vittorie sul campo conseguite dalla resistenza, cui seguirà una vittoria politica".
La presenza di Save The Children. "La comunità internazionale deve fermare questa guerra contro i bambini - si legge in un documento di Save The Children - ogni ora viene ucciso un bambino palestinese, mentre - al momento - sono circa 116.000 i piccoli che necessitano quanto meno di sostegno psicologico, per i traumi subiti dalle esplosioni, dalle uccisioni di genitori o parenti, dalla necessità di dover fuggire e abbandonare tutto, da un momento all'altro. Sono 90 - secondo il resoconto di Save The Children - le scuole danneggiate e comunque impraticabili. L'organizzazione umanitaria sta portando aiuti ad ospedali e cliniche e supporto psicologico ai minori. "Ad ogni esplosione abbiamo visto svanire anni di lavoro, sia che si trattasse di infrastrutture civili che del benessere emotivo di bambini di cui ci occupavamo già prima dell'escalation di violenze", dice David Hassel di Save the Children. "Non è mai proporzionato attaccare scuole e ospedali quando così tanti civili non sanno dove andare. Nessuna delle parti in conflitto dovrebbe utilizzare tali strutture a scopo militare. Deploriamo l'uso della forza che abbiamo visto in questi giorni". "La gente di Gaza e di Israele ci dice che le cose non potranno tornare come erano prima di queste violenze. Siamo a un punto di non ritorno". E' possibile sostenere il suo intervento a Gaza e nel Sud di Israele con una donazione.
La Caritas. ''Caritas Gerusalemme ha ripreso le attività di assistenza alla popolazione di Gaza, che si erano interrotte dopo i primi giorni di bombardamento''. Lo comunica la Caritas Italiana che ha inviato oggi stesso un contributo di 100 mila euro. La Caritas Italiana ha rilanciato anche l'appello alla solidarietà pervenutole da Caritas Gerusalemme. ''Centinaia di migliaia di famiglie vivono alla giornata - afferma padre Raed, direttore di Caritas Gerusalemme - quasi 90.000 persone hanno abbandonato le loro case a seguito dei bombardamenti e non possono vivere senza aiuti esterni''. Caritas Gerusalemme sta organizzando aiuti per 16.000 persone. In una prima fase si occuperà di fornire medicine, quasi esaurite, lenzuola e gasolio per l'elettricità per curare circa 6.000 feriti. Il numero è in costante ascesa e il supporto sanitario di Caritas andrà ai 4 ospedali pubblici di Gaza, Beit Hanoun, Kamal Edwan Al Shifa e Al Ahli, oltre che al Centro sanitario e alla clinica mobile della stessa Caritas Gerusalemme.
Assalto di un kamikaze sventato in un kibbutz. L'esercito egiziano ha sventato nel Sinai un vistoso attentato contro il Kibbutz israeliano Kerem Shalom, che si trova in prossimità del confine tra Israele, l'Egitto e la striscia di Gaza. La televisione commerciale Canale 10 precisa che le forze egiziane hanno distrutto un veicolo che trasportava razzi Grad (pronti per essere sparati verso Israele) ed ha ucciso un uomo che indossava un corpetto esplosivo, mentre tentava di infiltrarsi nella zona di Kerem Shalom. La conferma di quanto avvenuto viene anche dall'agenzia stampa palestinese Maan, citando fonti della sicurezza egiziana. A quanto si è saputo sapere finora, il terrorista suicida è stato ucciso con un colpo d'arma da fuoco mentre tentava di raggiungere la base militare israeliana di Kerem Shalom.
L'assalto anti-israeliano a Parigi. A Parigi, nel frattempo, sedici persone, in gran parte minorenni, sono state arrestate ieri nel centrale quartiere parigino a maggioranza ebraica del Marais, per aver tentato di forzare la serranda di un ristorante kosher, urlando insulti antisemiti. Lo rivelano fonti di polizia, citate dai media francesi. Secondo testimoni sul posto, i giovani gridavano "morte agli ebrei" e "Israele assassino", mentre colpivano la serranda chiusa per entrare nel ristorante. A fermarli sono stati un gruppo di giovani ebrei ortodossi, e poi la polizia.
Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti. "Si tratta di ridare voce all'Europa, all'Onu e anche all'America per responsabilizzare tutti su quelle che sono le conseguenze nefaste delle primavere tradite - ha detto Roberta Pinotti, ministro della Difesa in un'intervista al Foglio - ci sono centrali terroristiche schierate in troppi punti del pianeta. E lo stesso ragionamento vale per il conflitto infinito tra Israele e Palestina. E' giusto criticare Israele quando eccede in legittima difesa, ma non bisogna mai dimenticare che Israele è minacciata da stati che la vorrebbero cancellare dalla faccia della terra. Mai come in questi momenti - prosegue il ministro - la voce rauca e impotente dell'Europa si fa sentire più debole che mai. E se dentro l'Europa siamo lenti, macchinosi, litigiosi, inconcludenti, non veloci a capire come sia importante in queste fasi coinvolgere nel processo di pace attori importanti come l'Egitto, fuori c'è un mondo che cambia, che si ribella, che combatte in modo sanguinario e che per certi versi, come ha giustamente notato anche Romano Prodi, a causa della sua lentezza cronica può persino approfittare del nostro non essere al passo con i tempi".
Interviene anche il World Food Programm. L'escalation di violenze che ha colpito Gaza nelle ultime due settimane ha messo più di 115.000 persone nella Striscia di Gaza in condizioni di urgente bisogno di assistenza alimentare. Da quanto la crisi è iniziata, il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) ha già fornito razioni alimentari d'emergenza a oltre 100.000 persone. Tuttavia le scorte di cibi pronti all'uso stanno per terminare mentre i bisogni della popolazione continuano a crescere. Il WFP sta incrementando il volume degli aiuti alimentari destinati alla Striscia di Gaza con acquisti da fornitori locali e trasportando cibo dalla Base di Pronto Intervento Umanitario delle Nazioni Unite (UNHRD) di Dubai.
La distribuzione del cibo. Il WFP ha distribuito buoni alimentari d'emergenza in formato elettronico a circa 6.380 sfollati palestinesi accolti in famiglia. Questi buoni permettono alle famiglie di acquistare cibi nutrienti in negozi nelle vicinanze e, con il lancio di un programma di emergenza congiunto WFP-UNICEF, i destinatari dei buoni potranno acquistare anche acqua e medicinali. Le persone che hanno trovato rifugio nelle scuole statali (non UNRWA), così come i pazienti e gli operatori sanitari negli ospedali, stanno ricevendo delle razioni alimentari giornaliere di emergenza. Le distribuzioni regolari di cibo a 285.000 persone che ricevono ogni mese l'assistenza del WFP nella Striscia di Gaza sono ancora in corso e le scorte di cibo sono già state pre-posizionate per le distribuzioni in programma per la prima settimana di agosto. WFP e UNRWA forniscono, insieme, assistenza alimentare a due terzi della popolazione della Striscia di Gaza.
Il "diario" del Centro Italiano di Scambio Culturale Vik . Oggi, 17° giorno dell'Operazione "Protective Edge". "L'attacco militare, concentrato nelle zone di confine del sud della Striscia - si legge nel report del Centro Italiano di Scambio Culturale Vik, dedicato a Vittorio Arrigoni - sono andate avanti per tutto il giorno di ieri fino a questa mattina. La maggior parte dei 50 raid aerei di questa notte, dalle 22 alle 6, sono stati riversati sulla zona Sud di Khan Younis e villaggi di confine. Kuza'a villaggio di agricoltori, situato al confine, sulla 'Buffer Zone', attaccato nella notte del 23, ha ancora un bilancio parziale delle vittime e dei feriti. Solo poche ore di "tregua umanitaria", dove sono entrate ambulanze per scavare e evacuare i feriti e i cittadini rimasti intrappolati sotto i fuochi dell'artiglieria. Ancora il bilancio non si conosce e continua ad essere zona militare chiusa, come Shajayya, (quartiere di Gaza completamente distrutto) dove ancora i morti sono sotto le macerie.
L'evacuazione di 40 mila persone. "E' di queste ore l'inizio dell'evacuazione 40.000 persone. i due ospedali di Khan Younis, Nassar e European Hospital sono pieni di feriti che vengono trattati in queste ore. Per tutta la giornata di ieri ci sono stati forti combattimenti e attacchi militari, concentrati per la maggior parte al sud della striscia. Questo è l'ultimo fazzoletto di terra che l'esercito militare sta 'setacciando' per scovare tunnel e missili di Hamas. Se non fosse evidente che li tirano si potrebbe pensare che non esistono; purtroppo questa operazione impostata su questa ricerca ha portato solo vittime civili e distruzione. Nonostante la grande tecnologia militare messa in campo da Israele, infatti, i tunnel non li trovano", sostiene l'organizzazione.
Il Consiglio Onu per i diritti umani. "Il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite - prosegue la nota del Centro Italiano di Scambio Culturale Vik - ha votato ieri l'apertura di una inchiesta per indagare sui crimini di guerra da parte di Israele nella Striscia di Gaza. Tra i 47 paesi che partecipano al Consiglio, 29 hanno votato con parere favorevole 17 astenuti, tra cui l'Italia e uno ha votato contro, USA . Ieri, durante la conferenza stampa in Qatar, Meshaal, (leader di Hamas in esilio) ha ribadito la volontà di arrivare ad un cessate il fuoco duraturo ma non prima che venga tolto il blocco totale e l'embargo su Gaza".
Le prospettive di pace. Dalla Casa Bianca - come si legge sul giornale on line israeliano "Tip" - The Israel Project - il consigliere per la Sicurezza Nazionale Tony Blinken fa sapere che qualsiasi tregua che ponga fine all'attuale ciclo di ostilità tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza, dovrà includere "una qualche forme di smilitarizzazione, per evitare che il cnflitto continui e non si ripeta". Blinken ha anche sottolineato che uno scenario del genere "dovrà essere il risultato finale". Daniel Nisman e Ron Gilran - due analisti di una società di consulenza che studia rischi geopolitici, con sede in Israele - avevano già identificato cone l'offensiva militare israeliana fosse "una rara opportunità per un accordo regionale che potrebbe, in ultima analisi, porre fine al ciclo di violenza a Gaza", consentendo agli israeliani di sfruttare le vittorie sul campo di battaglia in una tregua con il quale Hamas sarebbe costretto a" smantellare i suoi razzi e quelli di altri gruppi marginali, in cambio di una revoca del blocco da parte di Israele e dell'Egitto".