Mondo Solidale

Siria, Medici senza frontiere: "Parliamo di uomini, non di numeri"

A più di tre anni dallo scoppio del conflitto, l'emergenza umanitaria siriana peggiora di giorno in giorno. La guerra ha decimato la popolazione costretta spesso a varcare i confini e rifugiarsi nei campi profughi. Msf ha girato un video per raccontare la giornata di chi la guerra la vive in prima persona e cercare di umanizzare le cifre che sempre più spesso prendono il posto delle persone

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ROMA - "La gente in Siria ha bisogno di tutto". A dirlo è il Luigi Montagnini, medico anestesista e vicepresidente di Medici senza frontiere. Lui in Siria c'è stato, quando ancora era possibile alle strutture medico sanitarie esercitare sul campo. Adesso Msf è presente nei campi profughi in Iraq, Libano, Giordania e Turchia dove molti siriani hanno trovato rifugio. Per raccontare il dramma vissuto da milioni di persone che da più di tre anni convivono con la distruzione e l'inumanità della guerra, Mdf ha girato dei video dal titolo: "L'impatto della guerra: Un giorno nella vita del conflitto siriano" .

Riportare umanità. "Uno  dei gesti più importanti che ho fatto quando ero ad Aleppo  -  afferma Montagnini  -  è stato quello di recuperare un orsacchiotto per una bambina ricoverata nel nostro ospedale". Un gesto, anche dei più semplici, può ridare un nome alle vittime elencate  nelle statistiche che rimbalzano nei media e spesso allontanano  i fatti dalla loro vera portata. "La cosa di cui c'è più bisogno adesso  - continua  -  è ricreare per queste persone un contesto fatto d'umanità spazzato via da una guerra che ha devastato ciò che avevano. Quello che si capisce quando si conoscono queste persone è che a loro manca tutto". Una percezione difficile da comprendere se si è a chilometri dal conflitto. "Tutti sanno quello che sta succedendo in Siria, ma è davvero difficile capire quello che questa gente sta vivendo. In fondo basta vedere poi come la comunità internazionale agisce quando cercano rifugio in altri stati".

Un grido d'allarme. Dopo il rapimento di cinque operatori, Msf ha lasciato gran parte dei progetti presenti nel territorio siriano. Una scelta che non è dipesa dalla volontà, ma dall'isolamento da parte della comunità internazionale. "Il progetto dove ho lavorato a nord di Aleppo  -  spiega Montagnini  -  è stato smantellato per via delle difficili condizioni. Il rischio è diventato enorme non solo per noi, ma anche per i nostri pazienti. Adesso alcuni progetti li portiamo avanti grazie a delle persone del posto". Una situazione inaffrontabile senza il sostegno della comunità internazionale che sembra aver voltato le spalle a molte organizzazioni umanitarie. "Non riusciamo a capire questo ostruzionismo  -  sottolinea il vicepresidente di Msf  -  Già in Somalia abbiamo assistito a una situazione analoga. Il problema è che la nostra organizzazione, come molte altre, non viene più percepita come un attore indipendente, ma come parte in causa. È un grido d'allarme generalizzato, perché non esistono più guerre convenzionali, ma in campo ci sono così tante forze che diventa difficile dialogare con tutti".

L'emergenza dentro l'emergenza. L'assistenza sanitaria in Siria è del tutto inesistente. Molti medici sono morti e le strutture sono state bombardate e saccheggiate. Ai civili siriani manca ogni sorta di cura, anche per malattie che con la guerra non hanno nulla a che fare come diabete e ipertensione. I bambini non sono vaccinati e le donne devono partorire senza assistenza. "Il lavoro è enorme  -  seguita Montagnini  -  e  non riusciamo a far fronte a tutto. Siamo partiti con programmi per le ferite di guerra, ma i problemi principali sono quelli legati alla medicina comunitaria. Adesso siamo presenti in campi profughi dove mancano acqua potabile e servizi igienici, ancora più importanti delle medicine". Un'emergenza amplificata dagli ultimi accadimenti in Iraq. "Stiamo assistendo  -  dice  -  a un controesodo. I siriani che si erano rifugiati a nord dell'Iraq, adesso cercano di tornare in Siria, ma si trovano schiacciati tra due confini di paesi in guerra. Il flusso di persone è incredibile, per non parlare delle problematiche legate alla mancanza di acqua e di beni di prima necessità".

Un giorno nel conflitto. Per "umanizzare" il conflitto siriano Medici senza Frontiere (MSF) ha promosso "L'impatto della guerra", un documentario multimediale che racconta un giorno nella vita del conflitto in corso in Siria dalla prospettiva degli operatori sanitari, dei pazienti e dei rifugiati. Per girarlo sono stati chiamati registi e fotografi come Kate Brooks, Yuri Kozyrev, Moises Saman, Daniel Etter, e Ton Koene che nel dicembre 2013 hanno visitato le cliniche e gli ospedali di MSF negli insediamenti di rifugiati a Domiz in Iraq, nella Valle della Bekaa in Libano, a Ramtha e Amman in Giordania, al fine di documentare la situazione e il lavoro che viene svolto nel corso di una giornata