Siria, Onu: in un anno raddoppiato il numero dei morti
Chiara Nardinocchi, di CHIARA NARDINOCCHIIl terzo rapporto delle Nazioni Unite stima in oltre 190 mila le vittime accertate, ma il palazzo di vetro fa sapere che circa 50 mila mancano ancora all'appello. Forte critica dell'Alto commissario per i diritti umani: "Anche l'occidente è responsabile di questa carneficina"
ROMA - "L'immobilità dell'occidente di fronte a questa strage ha rafforzato e incoraggiato gli assassini". Con parole dure Navi Pillay, Alto commissario dei diritti umani delle Nazioni Unite, ha presentato il terzo report sulla Siria. Una carneficina che ufficialmente conta 191.369 vittime, ma che secondo gli autori ne ha fatte molte di più.
In un anno il numero dei morti è più che raddoppiato. La relazione delle Nazioni Unite prende in considerazione l'arco di tempo dallo scoppio delle ostilità nel 2011 ad aprile 2014. Se nei primi due anni di guerra erano state uccise circa 90 mila persone, nell'ultimo anno la potenza distruttrice del conflitto ha tolto la vita a più di 100 mila. "Tragicamente - afferma Navi Pillay- è probabile che quella nel report sia una sottostima del reale numero di persone uccise durante i primi tre anni di questo conflitto omicida".
Il rapporto infatti ha raggruppato i dati di cin…
In un anno il numero dei morti è più che raddoppiato. La relazione delle Nazioni Unite prende in considerazione l'arco di tempo dallo scoppio delle ostilità nel 2011 ad aprile 2014. Se nei primi due anni di guerra erano state uccise circa 90 mila persone, nell'ultimo anno la potenza distruttrice del conflitto ha tolto la vita a più di 100 mila. "Tragicamente - afferma Navi Pillay- è probabile che quella nel report sia una sottostima del reale numero di persone uccise durante i primi tre anni di questo conflitto omicida".
Il rapporto infatti ha raggruppato i dati di cin…
ROMA - "L'immobilità dell'occidente di fronte a questa strage ha rafforzato e incoraggiato gli assassini". Con parole dure Navi Pillay, Alto commissario dei diritti umani delle Nazioni Unite, ha presentato il terzo report sulla Siria. Una carneficina che ufficialmente conta 191.369 vittime, ma che secondo gli autori ne ha fatte molte di più.
In un anno il numero dei morti è più che raddoppiato. La relazione delle Nazioni Unite prende in considerazione l'arco di tempo dallo scoppio delle ostilità nel 2011 ad aprile 2014. Se nei primi due anni di guerra erano state uccise circa 90 mila persone, nell'ultimo anno la potenza distruttrice del conflitto ha tolto la vita a più di 100 mila. "Tragicamente - afferma Navi Pillay- è probabile che quella nel report sia una sottostima del reale numero di persone uccise durante i primi tre anni di questo conflitto omicida".
Il rapporto infatti ha raggruppato i dati di cinque organizzazioni umanitarie presenti sul posto che hanno registrato i cadaveri identificati insieme a data e luogo della morte. Nel report mancano all'appello circa 52 mila persone non identificate con precisione. Si ritiene che l'85% delle vittime sia costituito da uomini adulti, ma raramente è specificata l'età. Secondo alcune stime sono più di ottomila i minorenni uccisi durante il conflitto, più di duemila dei quali erano di età inferiore sotto i dieci anni.
Non è andata per il sottile Navi Pillay che nel report ha accusato fermamente le potenze occidentali di non aver fatto abbastanza per fermare la guerra. "Non c'è mai stata - ha detto a una settimana dalla scadenza del suo mandato - una decisione ferma e risoluta da parte dei membri del Consiglio di Sicurezza per porre fine alla crisi". A causa di considerazioni geopolitiche a breve termine e interessi nazionali, le grandi potenze sono rimaste immobili davanti alla sofferenza umana e alle constanti violazioni dei diritti umani in Siria. "Gli assassini, i distruttori e i torturatori sono stati rafforzati e incoraggiati dalla paralisi internazionale - conclude Pillay - Credo fermamente che una maggiore reattività da questo Consiglio avrebbe salvato centinaia di migliaia di vite".
In un anno il numero dei morti è più che raddoppiato. La relazione delle Nazioni Unite prende in considerazione l'arco di tempo dallo scoppio delle ostilità nel 2011 ad aprile 2014. Se nei primi due anni di guerra erano state uccise circa 90 mila persone, nell'ultimo anno la potenza distruttrice del conflitto ha tolto la vita a più di 100 mila. "Tragicamente - afferma Navi Pillay- è probabile che quella nel report sia una sottostima del reale numero di persone uccise durante i primi tre anni di questo conflitto omicida".
Il rapporto infatti ha raggruppato i dati di cinque organizzazioni umanitarie presenti sul posto che hanno registrato i cadaveri identificati insieme a data e luogo della morte. Nel report mancano all'appello circa 52 mila persone non identificate con precisione. Si ritiene che l'85% delle vittime sia costituito da uomini adulti, ma raramente è specificata l'età. Secondo alcune stime sono più di ottomila i minorenni uccisi durante il conflitto, più di duemila dei quali erano di età inferiore sotto i dieci anni.
Non è andata per il sottile Navi Pillay che nel report ha accusato fermamente le potenze occidentali di non aver fatto abbastanza per fermare la guerra. "Non c'è mai stata - ha detto a una settimana dalla scadenza del suo mandato - una decisione ferma e risoluta da parte dei membri del Consiglio di Sicurezza per porre fine alla crisi". A causa di considerazioni geopolitiche a breve termine e interessi nazionali, le grandi potenze sono rimaste immobili davanti alla sofferenza umana e alle constanti violazioni dei diritti umani in Siria. "Gli assassini, i distruttori e i torturatori sono stati rafforzati e incoraggiati dalla paralisi internazionale - conclude Pillay - Credo fermamente che una maggiore reattività da questo Consiglio avrebbe salvato centinaia di migliaia di vite".