Mondo Solidale

Ebola, raccolti a rischio e prezzi alle stelle. L'altra faccia dell'epidemia

In Sierra Leone, Guinea e Liberia, dove il virus è più diffuso, il cibo sta diventando un lusso per pochi. In un rapporto redatto dalla Fao emerge che lo stallo del commercio ha reso i prodotti alimentari quasi introvabili e costosissimi. Inoltre, la mancanza di manodopera, sta  mettendo a rischio i raccolti dell'anno prossimo

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ROMA - Con più di millecinquecento morti e tremila casi di contagio, il virus Ebola sta mettendo in ginocchio l'Africa occidentale e seminando il panico nei paesi confinanti. Le conseguenze dell'epidemia si ripercuotono anche sull'economia dei paesi più colpiti, Guinea, Sierra Leone e Liberia, dove si sta assistendo a una vera e propria crisi alimentare con prodotti introvabili e prezzi arrivati alle stelle.

Commercio in quarantena. Il Sistema mondiale d'informazione e di allerta precoce della FAO ha lanciato oggi un allarme speciale sulle gravi condizioni della sicurezza alimentare nei paesi più colpiti dall'epidemia. Secondo la Fao infatti le misure adottate per limitare il contagio come l'istituzione di zone di quarantena e la limitazione degli spostamenti delle persone sono andate a scapito del commercio causando, soprattutto nelle città,  scarsità di cibo e vertiginosi aumenti di prezzi. Gli stati più colpiti sono grandi importatori di cereali e dipendenti dalle forniture estere, per questo la chiusura di alcuni valichi di frontiera e il commercio ridotto dai porti marittimi si traducono in forniture limitate e in un forte aumento dei prezzi alimentari, per esempio a Monrovia il prezzo della tapioca è aumentato del 150%. "Anche prima del diffondersi dell'epidemia di Ebola - ha dichiarato Vincent Martin, Responsabile del "Resilience Hub" (Centro di resilienza) di Dakar della FAO, che sta coordinando la risposta dell'agenzia all'emergenza -  alcune famiglie delle zone colpite spendevano fino all'80% del loro reddito per il cibo. Le ultime impennate dei prezzi stanno di fatto mettendo il cibo fuori dalla loro portata. Questa situazione può avere ripercussioni sociali che potrebbero portare ad un grave impatto sul contenimento della malattia".

Raccolti a rischio. Eppure l'abbondanza di piogge e le favorevoli condizioni atmosferiche avevano fatto sperare nel 2014 in un raccolto abbondante e redditizio. Ma le zone più colpite dal virus sono anche le aree più fertili dei tre stati e la mancanza di manodopera dovuta alle restrizioni di spostamento e della migrazione verso altre zone, sta mettendo a rischio il mais e il riso che costituiscono i due prodotti principali del loro mercato. Anche le colture commerciali come l'olio di palma, il cacao e la gomma da cui dipendono le condizioni di vita e il potere d'acquisto di molte famiglie potrebbero essere seriamente compromesse.  "L'accesso al cibo - ha affermato Bukar Tijani, Rappresentante Regionale della FAO per l'Africa -  è diventato una preoccupazione pressante per molte persone nei tre paesi colpiti e in quelli confinanti. Con il raccolto principale  a rischio e con gli scambi e i movimenti di merci fortemente limitati, l'insicurezza alimentare è destinata ad intensificarsi nelle settimane e nei mesi a venire. La situazione avrà effetti di lungo periodo sulle condizioni di vita degli agricoltori e sull'intera economia rurale".

Prima gli esseri umani. Prevenire ulteriori contagi e salvare più vite possibili rimangono le priorità, "ma  -  si legge sul bollettino di allerta speciale Fao  - sono necessarie valutazioni rapide per identificare il tipo di misure possibili per limitare l'impatto della scarsità di manodopera durante il periodo del raccolto e delle relative attività di post-raccolto. Sono inoltre essenziali misure per rilanciare il commercio interno al fine di alleviare i problemi di approvvigionamento e mitigare nuovi aumenti dei prezzi alimentari". Intanto, nell'immediato, il Programma alimentare mondiale delle Nazioni unite  ha lanciato un'operazione di emergenza regionale che mira a distribuire circa 65.000 tonnellate di cibo a 1,3 milioni di persone.