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Ebola, "E' urgente una mobilitazione internazionale per fermare il contagio"

L'appello di Medici senza frontiere. Mentre a Milano i ministri della salute europei cercano una soluzione, il virus continua a mietere vittime. "La risposta dei governi è inadeguata"  afferma l'organizzazione internazionale che in una conferenza a Roma ha lanciato #stop ebola, una raccolta fondi da destinare alle zone più colpite: un sms al numero 45507
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ROMA
- Settecento nuovi casi ogni settimana da affrontare con strutture e strumenti inadeguati. È questo l'allarme lanciato da Medici senza frontiere durante una conferenza stampa indetta oggi, 22 settembre, a Roma per dare il via alla raccolta fondi in aiuto alle vittime dell'epidemia di Ebola che sta flagellando l'Africa occidentale.

Adesso o mai più. In sei mesi, da quando è stata annunciata in via ufficiale l'epidemia di Ebola, sono morte più di 2.600 persone. Il contagio inizialmente circoscritto a Liberia, Guinea e Sierra Leone, ha raggiunto anche Nigeria e Senegal. "In Africa Occidentale la situazione è drammatica  -  ha detto il presidente di Msf Loris De Filippi - decine di persone si ammalano ogni giorno, bussano alle porte dei nostri centri, ma siamo costretti a rimandarle a casa perché non abbiamo abbastanza letti per accoglierle". Nonostante l'Organizzazione mondiale della sanità l'abbia definita "un…

ROMA
- Settecento nuovi casi ogni settimana da affrontare con strutture e strumenti inadeguati. È questo l'allarme lanciato da Medici senza frontiere durante una conferenza stampa indetta oggi, 22 settembre, a Roma per dare il via alla raccolta fondi in aiuto alle vittime dell'epidemia di Ebola che sta flagellando l'Africa occidentale.

Adesso o mai più. In sei mesi, da quando è stata annunciata in via ufficiale l'epidemia di Ebola, sono morte più di 2.600 persone. Il contagio inizialmente circoscritto a Liberia, Guinea e Sierra Leone, ha raggiunto anche Nigeria e Senegal. "In Africa Occidentale la situazione è drammatica  -  ha detto il presidente di Msf Loris De Filippi - decine di persone si ammalano ogni giorno, bussano alle porte dei nostri centri, ma siamo costretti a rimandarle a casa perché non abbiamo abbastanza letti per accoglierle". Nonostante l'Organizzazione mondiale della sanità l'abbia definita "un'emergenza di salute pubblica internazionale", la risposta di stati e organizzazioni tarda ad arrivare. A oggi le promesse e i piani fatti per arginare la diffusione del virus restano ancora sulla carta. "La diffusione dell'epidemia - continua De Filippi - procede molto più rapidamente degli sforzi internazionali per contenerla. Intanto le nostre equipe, oltre 2.300 operatori tra cui molti italiani, lavorano giorno e notte per salvare più vite possibili. Le nostre forze sono al limite. Oggi chiediamo l'aiuto di tutti per sostenere la nostra azione: il tempo stringe, l'Ebola uccide, dobbiamo agire ora per fermare l'epidemia".

Uniti contro l'Ebola. Debellare l'epidemia che sta mettendo in ginocchio l'Africa Occidentale è possibile, ma per farlo si ha bisogno di mezzi, fondi e strutture adeguate ad affrontare l'emergenza. Ma un risultato positivo può essere raggiunto solo con uno sforzo internazionale e congiunto. "Affrontare l'Ebola  -  sottolinea il presidente di Msf - non significa preoccuparsi dell'eventuale arrivo di un paziente infetto nel proprio paese. La diffusione del virus va fermata nei paesi colpiti attraverso un massiccio e immediato invio di unità mediche civili e militari specializzate. Servono risorse, personale, ospedali da campo e posti letto. Tutti i paesi che hanno capacità d'azione contro i disastri biologici devono intervenire". L'importanza dell'organizzazione internazionale presente nei posti più colpiti dal virus si capisce guardando i numeri. Il 60% dei casi registrati è stato trattato dal personale di Msf composto da 2239 operatori di diverse nazionalità, tra cui una ventina di italiani.

La raccolta fondi. Nonostante i cinque centri a disposizione dell'organizzazione internazionale, i posti letto non bastano ad arginare il contagio. Le strutture di Liberia e Sierra Leone sono costantemente sovraffollate limitando così l'efficacia dell'azione medica. In attesa che governi e istituzioni internazionali agiscano concretamente, Medici senza frontiere ha lanciato la campagna #stop ebola che dal 22 settembre al 4 ottobre consentirà attraverso un sms al numero 45507 di fare una donazione ai progetti in Sierra Leone e Liberia. "Lavorare contro l'Ebola - racconta la dottoressa Roberta Petrucci, appena rientrata dalla Liberia - è estremamente difficile sia sul piano medico, perché la nostra capacità è limitata, sia sul piano umano, perché è una malattia che provoca grandi sofferenze e molti dei nostri pazienti - donne uomini, bambini - non sopravvivono". "Tra la gente  -  conclude - la paura è palpabile. Ma ogni guarigione è una festa e ci dà la forza di andare avanti. Con l'aiuto di tutti, potremo continuare la nostra azione per salvare altre vite e fermare questa drammatica epidemia".