Mondo Solidale

Erbil, la testimonianza di un cooperante sul fronte dei profughi siriani e degli sfollati iracheni

Bruno Neri, di  Terre des Hommes parla dalla città del Kurdistan iracheno, dove la Ong sviluppa progetti di sostegno per i bambini e i ragazzi nella citta di Basirma, a circa 60 chilometri a nord est di Erbil
 

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ERBIL - Bruno Neri è il responsabile per Terre des Hommes in un'area che comprende l'Iraq, la Siria e il Libano. Zone che l'Ong con sede a Milano conosce bene per i suoi progetti, rivolti soprattutto al sostegno dei bambini con attività psicosociali, che si realizzano fin dal 2003. In Iraq i miliziani dell'ISIS hanno messo a ferro e fuoco le province settentrionali del paese, provocando ondate di sfollati interni, che ormai ammontano a circa 1 milione e 800 mila persone. Si calcola che almeno 400 mila persone abbiano trovato rifugio in edifici scolastici, parchi o edifici abbandonati, o addirittura sono ancora rifugiate sulle montagne. Ecco è di fronte a tutto questo che si trovano i cooperanti di Terre des Hommes. 

Il lavoro complesso, delicato, faticosissimo con i profughi in fuga dalla Siria - racconta Neri - è cominciato alla fine dell'anno scorso. Poi da giugno l'attenzione si è anche concentrata sugli sfollati interni iracheni, che trovano rifugio nrel Kurdistan iracheno, in particolare a Basirma, a circa 60 chilometri a nord est di Erbil, dove Terre des Hommes sviluppa progetti di sostegno per bambini e ragazzi (età da 4 a 15 anni). Si calcola che in tutto il Kurdistan iracheno ci sianoormai oltre 200 mila rifugiati siriani, ai quali si sono aggiunti gli sfollati interni iracheni. 

Proprio oggi - riporta neri al telefono - "abbiamo aperto un altro centro per bambini a basirma, dove ci sono già circa 4.000 persone sistemate grosso modo in 500 tende. sono soprattutto donne e bambini di diverse proveniente, di differenti etnie e religioni: musulmani sunniti, sciiti o cristiani". chiediamo al cooperante di Terre des Hommes se la situazione generale in Iraq, con i taglia-gole dell'Isis che minacciano confini, peraltro labilissimi, tra zone "sicure" e terre di nessuno, lascia temere attacchi improvvisi e imprevisti nelle aree considerate "fuori pericolo". "Fino a giugno - risponde Bruno Neri - il rischio c'era. Oggi i peshmerga (che in curdo significa guerrigliero che si batte fino alla morte n.d.r.) sono riusciti a riprendere il controllo di intere zone, per cui il rischio è notevolmente ridotto".