Libano, "I terroristi si nascondono fra i rifugiati"
di MAURO POMPILINella regione settentrionale del Paese, quella lungo il confine siriano e dove maggiore è la presenza di rifugiati, paura e incertezza regnano tra la popolazione locale. L'epicentro delle tensioni è la piccola città di Arsal, poco più di 30.000 abitanti che negli ultimi due anni ha visto il suo territorio letteralmente invaso da circa 40.000 siriani.
ARSAL (Libano) - L'ombra nera dei conflitti siriani e iracheni sempre più si allunga sul Libano. Nella regione settentrionale del Paese, quella lungo il confine siriano e dove maggiore è la presenza di rifugiati, paura e incertezza regnano tra la popolazione locale. L'epicentro delle tensioni è la piccola città di Arsal, poco più di 30.000 abitanti che negli ultimi due anni ha visto il suo territorio letteralmente invaso da circa 40.000 siriani. "All'inizio erano solo persone in fuga dalla guerra - dice Ranadi Hassan, giornalista libanese - poi hanno iniziato ad arrivare anche molti dei cosiddetti ribelli in fuga o feriti.
La terra di nessuno. Oggi questa è una terra di nessuno dove anche l'esercito non sembra riuscire a mantenere il controllo. Tra quelle migliaia di persone ci sono sicuramente molti terroristi infiltrati. Secondo l'intelligence libanese da mesi attraverso quel confine sono arrivate molte cellule dormienti dell'ISIS…
ARSAL (Libano) - L'ombra nera dei conflitti siriani e iracheni sempre più si allunga sul Libano. Nella regione settentrionale del Paese, quella lungo il confine siriano e dove maggiore è la presenza di rifugiati, paura e incertezza regnano tra la popolazione locale. L'epicentro delle tensioni è la piccola città di Arsal, poco più di 30.000 abitanti che negli ultimi due anni ha visto il suo territorio letteralmente invaso da circa 40.000 siriani. "All'inizio erano solo persone in fuga dalla guerra - dice Ranadi Hassan, giornalista libanese - poi hanno iniziato ad arrivare anche molti dei cosiddetti ribelli in fuga o feriti.
La terra di nessuno. Oggi questa è una terra di nessuno dove anche l'esercito non sembra riuscire a mantenere il controllo. Tra quelle migliaia di persone ci sono sicuramente molti terroristi infiltrati. Secondo l'intelligence libanese da mesi attraverso quel confine sono arrivate molte cellule dormienti dell'ISIS e del Fronte al-Noursa". Cellule ormai sveglie come testimoniano gli scontri a fuoco, ormai quotidiani, tra esercito e gruppi armati, che hanno già provocato la morte di molti militari. "Siamo spaventati - dice Massoud, che vive nei pressi di una base militare. Mentre parla ci indica la facciata della sua casa con una dozzina di fori, provocati da una mitragliatrice pesante. "È il ricordo della battaglia di sabato tra l'esercito libanese e i terroristi siriani. Ho visto i miliziani, qualcuno in tuta nera e altri in mimetica, lanciare razzi contro l'esercito " il giorno prima una bomba aveva ucciso due soldati libanesi durante un giro di pattuglia a bordo si un blindato.
Da Arsal l'ISIS minaccia il Libano. La presenza in questa parte del Libano dei miliziani di ISIS e del Fronte al-Noursa è confermata dal video, diffuso su internet, in cui si mostra l'esecuzione del soldato Mohammaed Maarouf Hammieh, catturato nei pressi di Arsal. ISIS e al-Noursa hanno ancora nelle loro mani 21 uomini tra militari e poliziotti e minacciano di continuare le esecuzioni se il governo libanese non si ritirerà dalla zona. Il prossimo ostaggio a essere ucciso dovrebbe essere il soldato Ali Bazal.
La fine dell'accoglienza. I residenti di Arsal sono maggioranza sunniti e schierati a favore dell'opposizione siriana al presidente Bashar Assad, e per molto tempo hanno accolto i profughi che attraversavano il confine. Oggi, però, la situazione è cambiata. Il punto di rottura è arrivato lo scorso agosto, quando una battaglia di cinque giorni tra l'esercito e militanti dell'ISIS e del Fronte al-Noursa provocò la morte di 17 uomini della sicurezza, e gravi danni alla città. Molti abitanti associano tutti i rifugiati siriani ai problemi portati nella città dai miliziani.
"Prima, la gente aiutava i profughi e condivideva la lotta dell'esercito libero siriano, ma ora non li vediamo come la causa di tutti nostri problemi. Non li vogliamo più." Ha detto Massoud.
L'instabilità e la guerra. La tensione sale anche nei palazzi del potere di Beirut. I parlamentari di Hezbollah continuano a difendere la decisione del loro partito di combattere in Siria e a scatenare le critiche feroci del gruppo del "14 marzo", la coalizione guidata dal sunnita Saad Hariri da sempre avversaria del partito sciita. Il Paese dei Cedri vive questa difficile fase di tensione nel mezzo di una crisi istituzionale profonda. Da maggio è vacante la poltrona del Presidente della Repubblica e, almeno a breve, non si intravede un accordo per l'elezione. Inoltre, a fine anno dovrebbe anche concludersi il mandato del Parlamento, già prolungato di 18 mesi nel giugno 2013, e nei corridoi di palazzo si parla con sempre maggiore insistenza di un nuovo rinvio delle elezioni. In queste condizioni di instabilità politica e di tensioni diffuse il Libano rischia di essere coinvolto in una guerra assurda. Lo afferma anche l'esercito, che in una nota invita i cittadini a essere consapevoli dell'esistenza di piani che hanno l'obiettivo di tirare la nazione dentro il conflitto in corso oltre confine. Beirut, prosegue la nota, è pronta a reagire in armi di fronte a qualsiasi azione armata.