MILANO - Nonostante la Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza lo vieti esplicitamente, sono 250mila i bambini soldato in almeno 23 Stati del mondo. L'Ong Intersos avvia la campagna "La scelta di Amadi", per rilanciare l'attenzione su minorenni che, spesso privati di ogni possibilità di scelta, diventano schiavi, soldati e carnefici. Particolarmente esposte alla violazione dei diritti sono le bambine e le adolescenti.
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"Manica larga o manica corta?". È questo il dilemma dell'adolescente Amadi in una sorta di rito di iniziazione intitolato "Devi diventare crudele". Il capo della milizia di cui fa parte da pochi giorni, gli sta chiedendo se per il suo primo omicidio, preceduto dalla tortura, preferisce amputare solo l'avambraccio di un prigioniero o l'intero braccio. Far scendere il machete tra polso e gomito, o più su, verso la spalla, può diventare il problema di un ragazzino a cui è stato rubato il futuro.
"La scelta di Amadi". Amadi in realtà è un personaggio fittizio della campagna di Intersos per dare voce agli oltre 250mila bambini e bambine che in almeno 23 Stati del mondo vengono assoldati negli eserciti regolari e irregolari come combattenti, ma anche come schiavi sessuali, spie, facchini, scudi umani. Un dato purtroppo in crescita: quest'anno, in Repubblica Centrafricana, almeno 6.000 bambini sono stati coinvolti nei combattimenti, così come in Siria, in Sud Sudan, in Iraq e in Yemen. Amadi è uno di loro, è il protagonista del film in quattro episodi della Filmmaster Productions girato ad Haiti con attori reclutati grazie a street casting, che raccontano come i bambini soldato diventino schiavi e carnefici.
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Tra fucili e demoni. I bambini sono particolarmente adatti alla nuova natura delle guerre, non più una contrapposizione armata tra Stati, ma l'esplosione di crisi interne - sempre eterodirette da forze stranierie, ex coloniali, o da gruppi di potere economico multinazionali, con grossi interessi di sfruttamento delle ricchezze del sottosuolo - e che vedono in scena fazioni politiche, gruppi religiosi o etnici. Imparano presto a usare le armi leggere, automatiche, che costano relativamente poco: oggi un bambino può utilizzare un AK-47 come un adulto. Non si ribellano alle azioni più pericolose e si fanno indottrinare con maggiore facilità, come racconta un ufficiale dell'esercito del Ciad: "I bambini sono ideali perché non si lamentano, non si aspettano di essere pagati e se dici loro di uccidere, loro lo fanno". Ad un operatore dell' Unicef, il liberiano Henri ha spiegato: "Ci davano droghe in quantità per tutto il tempo, per farci sentire forti e coraggiosi e per obbedire ai loro ordini, non importava quali fossero. Spesso prendevo oppio e valium. Penso che siano molte le cose che non riesco a ricordare a causa degli stupefacenti che ci davano. Ero come controllato dai demoni, ma io so che sono quello che ha commesso di tutto e mi sento male quando penso a ciò che ho fatto".
Una schiava bambina nella foresta. Quando c'è di mezzo la fame o il bisogno di protezione, alcuni adolescenti chiedono la divisa come volontari, per sopravvivere. In Congo, nel 1997 si arruolarono in quasi cinquemila "ragazzi di strada" dopo un appello via radio. Ciò che li spinge ad imbracciare il fucile è il desiderio di ritrovare un'identità, la volontà di rivalsa o quella di vendetta quando hanno visto i propri genitori o parenti subire violenze da parte del gruppo opposto. Spesso, invece, sono allontanati forzatamente dalle loro case da soldati più adulti. È la storia di Souzanne che ora ha 17 anni, ma ne aveva 11 quando è stata rapita dalle milizie del Lord's Resistance Army (Lra). Racconta: "Quando mi hanno presa, stavo andando a scuola per consegnare l'iscrizione all'anno scolastico. Ho ricordi confusi di quei giorni. Quasi subito sono stata data in sposa ad un soldato ugandese, poteva fare di me quello che voleva. Abbiamo iniziato a spostarci nella foresta, per giorni, settimane". Le truppe continuano a muoversi tra Sudan e Repubblica Centrafricana, con le prede al seguito, finché, dopo 3 anni, Souzanne rimane incinta e dà alla luce un bambino.
Bambine vedove di guerra. In uno degli spostamenti, il marito di Souzanne è vittima di un'imboscata e perde la vita: "Ero rimasta sola, vedova, con un bambino. Continuavamo a spostarci senza sosta e io mi dovevo occupare di cucinare e di tenere pulito per la truppa. Vivevo nel terrore che potesse succedere qualcosa di brutto a me e a mio figlio". Dopo altri due anni, lo stesso comandante del Lra, Joseph Kony, decide di rilasciare la giovane nei pressi di Duru, nella Provincia orientale del Congo, con altre 26 persone, vedove e orfani che non servivano più, erano diventati un peso. Da qui è ricominciata la vita per Souzanne, che ora è seguita dagli operatori di Intersos. In quest'area, quella più colpita dai rapimenti delle milizie del Lra, sono 4.000 i bambini sottratti all'arruolamento forzato grazie all'Ong.
Il ritorno a casa. Per Souzanne la speranza è di riabbracciare a breve la sua famiglia. Non è facile, ma possibile. Spiegano da Intersos: "Chi ha trascorso un periodo con le milizie armate viene considerato 'sporcò dalla comunità d'origine, in particolare le ragazze che hanno subito violenza. Le famiglie hanno paura di riaccogliere gli ex bambini soldato e, temendo comportamenti aggressivi, li respingono. Anche il ritorno a scuola è complicato, i compagni li evitano, li prendono in giro, li emarginano per via di pregiudizi o di reali comportamenti violenti. Per le ragazze è ancora più complicato tornare a una vita normale, reintegrarsi nella società. Nella maggior parte dei casi vengono rifiutate come spose e rischiano di dover vivere di prostituzione".
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"Manica larga o manica corta?". È questo il dilemma dell'adolescente Amadi in una sorta di rito di iniziazione intitolato "Devi diventare crudele". Il capo della milizia di cui fa parte da pochi giorni, gli sta chiedendo se per il suo primo omicidio, preceduto dalla tortura, preferisce amputare solo l'avambraccio di un prigioniero o l'intero braccio. Far scendere il machete tra polso e gomito, o più su, verso la spalla, può diventare il problema di un ragazzino a cui è stato rubato il futuro.
"La scelta di Amadi". Amadi in realtà è un personaggio fittizio della campagna di Intersos per dare voce agli oltre 250mila bambini e bambine che in almeno 23 Stati del mondo vengono assoldati negli eserciti regolari e irregolari come combattenti, ma anche come schiavi sessuali, spie, facchini, scudi umani. Un dato purtroppo in crescita: quest'anno, in Repubblica Centrafricana, almeno 6.000 bambini sono stati coinvolti nei combattimenti, così come in Siria, in Sud Sudan, in Iraq e in Yemen. Amadi è uno di loro, è il protagonista del film in quattro episodi della Filmmaster Productions girato ad Haiti con attori reclutati grazie a street casting, che raccontano come i bambini soldato diventino schiavi e carnefici.
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Tra fucili e demoni. I bambini sono particolarmente adatti alla nuova natura delle guerre, non più una contrapposizione armata tra Stati, ma l'esplosione di crisi interne - sempre eterodirette da forze stranierie, ex coloniali, o da gruppi di potere economico multinazionali, con grossi interessi di sfruttamento delle ricchezze del sottosuolo - e che vedono in scena fazioni politiche, gruppi religiosi o etnici. Imparano presto a usare le armi leggere, automatiche, che costano relativamente poco: oggi un bambino può utilizzare un AK-47 come un adulto. Non si ribellano alle azioni più pericolose e si fanno indottrinare con maggiore facilità, come racconta un ufficiale dell'esercito del Ciad: "I bambini sono ideali perché non si lamentano, non si aspettano di essere pagati e se dici loro di uccidere, loro lo fanno". Ad un operatore dell' Unicef, il liberiano Henri ha spiegato: "Ci davano droghe in quantità per tutto il tempo, per farci sentire forti e coraggiosi e per obbedire ai loro ordini, non importava quali fossero. Spesso prendevo oppio e valium. Penso che siano molte le cose che non riesco a ricordare a causa degli stupefacenti che ci davano. Ero come controllato dai demoni, ma io so che sono quello che ha commesso di tutto e mi sento male quando penso a ciò che ho fatto".
Una schiava bambina nella foresta. Quando c'è di mezzo la fame o il bisogno di protezione, alcuni adolescenti chiedono la divisa come volontari, per sopravvivere. In Congo, nel 1997 si arruolarono in quasi cinquemila "ragazzi di strada" dopo un appello via radio. Ciò che li spinge ad imbracciare il fucile è il desiderio di ritrovare un'identità, la volontà di rivalsa o quella di vendetta quando hanno visto i propri genitori o parenti subire violenze da parte del gruppo opposto. Spesso, invece, sono allontanati forzatamente dalle loro case da soldati più adulti. È la storia di Souzanne che ora ha 17 anni, ma ne aveva 11 quando è stata rapita dalle milizie del Lord's Resistance Army (Lra). Racconta: "Quando mi hanno presa, stavo andando a scuola per consegnare l'iscrizione all'anno scolastico. Ho ricordi confusi di quei giorni. Quasi subito sono stata data in sposa ad un soldato ugandese, poteva fare di me quello che voleva. Abbiamo iniziato a spostarci nella foresta, per giorni, settimane". Le truppe continuano a muoversi tra Sudan e Repubblica Centrafricana, con le prede al seguito, finché, dopo 3 anni, Souzanne rimane incinta e dà alla luce un bambino.
Bambine vedove di guerra. In uno degli spostamenti, il marito di Souzanne è vittima di un'imboscata e perde la vita: "Ero rimasta sola, vedova, con un bambino. Continuavamo a spostarci senza sosta e io mi dovevo occupare di cucinare e di tenere pulito per la truppa. Vivevo nel terrore che potesse succedere qualcosa di brutto a me e a mio figlio". Dopo altri due anni, lo stesso comandante del Lra, Joseph Kony, decide di rilasciare la giovane nei pressi di Duru, nella Provincia orientale del Congo, con altre 26 persone, vedove e orfani che non servivano più, erano diventati un peso. Da qui è ricominciata la vita per Souzanne, che ora è seguita dagli operatori di Intersos. In quest'area, quella più colpita dai rapimenti delle milizie del Lra, sono 4.000 i bambini sottratti all'arruolamento forzato grazie all'Ong.
Il ritorno a casa. Per Souzanne la speranza è di riabbracciare a breve la sua famiglia. Non è facile, ma possibile. Spiegano da Intersos: "Chi ha trascorso un periodo con le milizie armate viene considerato 'sporcò dalla comunità d'origine, in particolare le ragazze che hanno subito violenza. Le famiglie hanno paura di riaccogliere gli ex bambini soldato e, temendo comportamenti aggressivi, li respingono. Anche il ritorno a scuola è complicato, i compagni li evitano, li prendono in giro, li emarginano per via di pregiudizi o di reali comportamenti violenti. Per le ragazze è ancora più complicato tornare a una vita normale, reintegrarsi nella società. Nella maggior parte dei casi vengono rifiutate come spose e rischiano di dover vivere di prostituzione".