ROMA - Di fronte alla violenza umana, anche la natura si arrende. Così, nonostante una stagione promettente, l'Iraq, invaso dall'Is, ha bisogno di aiuti esterni per non morire di fame. Secondo la Fao, sono circa 2,8 milioni le persone che hanno bisogno di assistenza alimentare, un numero destinato ad aumentare nonostante le buone previsioni sul raccolto del 2015 e la stagione al di sopra delle medie appena conclusa.
La guerra del grano. Quando ancora i fondamentalisti dell'Is non avevano iniziato la marcia verso il confine siriano, l'Iraq si preparava a una delle annate migliori degli ultimi cinque anni: il raccolto del grano e orzo si stimava aumentassero del 16% rispetto al passato. Ma presto il sogno si è infranto di fronte alle armi del califfato. Dal punto di vista agricolo, a soffrire maggiormente dell'invasione dei fondamentalisti islamici, sono le zone di Ninive e Salah-Aldeen, due governatorati che da soli coprono un terzo della produzione del paese rispettivamente di grano e orzo. In fuga dalle case, molti contadini sono stati obbligati a cedere i campi e i silos pieni di cereali in mano ai guerriglieri. Il ministro iracheno del Commercio Mlas Mohammed Abdul Kareem ha confermato la presenza nella zona di numerosi depositi. Solo a Ninive ce ne sono otto controllati dalle forze dell'Is, per un totale di 180 mila tonnellate di frumento. Mentre a Salah-Aldeen sono cinque con una capacità di stoccaggio di 390mila tonnellate.
L'allarme. Per rispondere all'emergenza e migliorare l'attuale stagione della semina, la Fao ha iniziato la distribuzione di sementi e fertilizzanti a 20 mila agricoltori nei governatorati di Ninive, Dohuk, Erbil e Diyala. Inoltre, grazie a un finanziamente dell'Arabia Saudita, l'organizzazione ha previsto la fornitura di mangime per 7.500 pastori iracheni. "Questo - afferma Fadel El Zubi, Rappresentante della FAO in Iraq - è un passo importante, ma i bisogni restano enormi. Ci troviamo di fronte a un deficit di finanziamento di 38 milioni e mezzo di dollari, necessari a prevenire un ulteriore collasso del settore agricolo. Migliaia di agricoltori hanno ancora bisogno di assistenza. Se non riusciamo a fornire questo aiuto in tempo si avranno serie e durature ripercussioni sul settore agricolo e sulla sicurezza alimentare di milioni di Iracheni".
Profughi e non. Da gennaio sono stati sfollati quasi 2 milioni di iracheni. Di questi corca 500mila arrivano da Mosul e altri 480 mila sono fuggiti da Anbar. Tra i problemi riscontrati ci sono l'accesso alle cure mediche, all'acqua e la scarsità di cibo: una situazione che secondo la Fao è destinata a peggiorare. Stando alle previsioni dell'organizzazione, la pressione sulle comunità ospitanti aumenterà deteriorando ulteriormente le condizioni di vita. Tra i più colpiti ci sono agricoltori e allevatori costretti a vendere bestiame o terre a buon mercato per necessità di fare cassa o perché non possono permettersi vaccini, mangimi o sementi.
Il piano strategico. Rivolto a istituzioni, governi e persone, l'appello della Fao si inserisce all'interno del Piano di Risposta Strategico 2014-2015 per l'Iraq delle Nazioni Unite. Il fabbisogno di fondi totale della Fao pari a 53,2 milioni di dollari è stato coperto per circa il 28%, lasciando un deficit di finanziamento di 38,5 milioni di dollari. "Milioni di iracheni in condizione di vulnerabilità - afferma Abdessalam Ould Ahmed, vicedirettore della Fao e rappresentante per Nord Africa e Vicino Oriente - hanno seriamente bisogno di aiuto per tornare a essere autosufficienti. Se non affrontato in tempo, ciò si tradurrà in una dipendenza di lungo termine dall'assistenza alimentare e da altre forme di aiuto".