Mondo Solidale

Libano, il governo dice: "Ora basta, troppi siriani" e impone limiti severi ai rifugiati

Nuove restrizioni all'afflusso di migranti richiedenti asilo, in fuga dalla guerra in Siria. Un milione e 200 mila rifugiati stranieri (più un numero incerto mai registrati) vivono ormai in pianta stabile nel paese dei cedri. Una situazione esplosiva aggravata anche dalle infiltrazioni di miliziani dell'IS in aumento

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ROMA - 
Da oggi il governo libanese impone nuove restrizioni all'afflusso di cittadini siriani in fuga dalla guerra. Ogni persona che voglia entrare nel Paese dei cedri avrà bisogno di indicare un obiettivo chiaro per la sua "visita" e, se approvato, il visto sarà rilasciato, ma solo per una durata limitata. I siriani che chiedono di entrare per poter lavorare dovranno dimostrare avere come referenti un cittadino o una società libanese, in grado di garantire loro un'occupazione.

Lo scenario della guerra.
Si restrigono così ulteriormente le possibilità di salvezza per centinaia di migliaia di persone, dopo quasi 4 anni da quel 15 marzo 2011, che vide l'inizio di un conflitto civile, cominciato da un movimento di protesta contro il regime di Bashar al Assad, ma poi reso sempre più opaco dall'entrata in scena di altre forze, estranee alla Siria, che hanno fatto diventare il paese mediorientale il terreno di scontro fra i due "mondi" dell'universo islamico, quello sciita e quello sunnita. Più in dettaglio, è in atto uno scontro durissimo tra Iran e Arabia Saudita, per il controllo e la supremazia nella regione che vede sullo sfondo anche Israele, paese interessato ad un Libano destabilizzato in funzione anti-iraniana. 

E' come se da noi ci fossero 16 milioni di profughi. Le misure anti immigrazione del governo d Beirut - preoccupato anche per l'aumento di segnali di presenza di miliziani dell'IS - arrivano dopo un lungo periodo in cui l'ingresso in Libano non hanno avuto alcun limite. Ora è arrivato il momento in cui i siriani dovranno ottenere un visto. La loro diaspora ha prodotto finora circa tre milioni e mezzo di sfollati, persone cioè che hanno dovuto abbandonare tutto quello che avevano (casa, lavoro, affetti) per salvarsi la vita. Il governo libanese dice che il numero effettivo dei profughi nel Paese è di circa 1,6 milioni - pari a più di un terzo della popolazione. Un recente rapporto dell'Unhcr (l'Alto Commissariato per i rifugiati dell'Onu) parla invece di circa 1 milione e 200 mila persone, in un paese come il Libano con poco meno di 4 milioni e mezzo di abitanti. Facendo le dovute proporzioni, è come se l'Italia ospitasse circa 16 milioni di profughi stranieri. Tra gli effetti collaterali di questa ondata migratoria, c'è l'aumento vertiginoso degli affitti, per le famiglie che riescono a trovare un alloggio tra le mura di un appartamento, e non in una tenda tra fango e neve, a vivere stipati in 10-15 persone in una sola stanza.   

Aumenta il risentimento dei libanesi.
Non è ancora chiaro cosa significherà questa nuova regola per chi già si trova nel Paese senza essere mai stato registrato come rifugiato. Prima d'ora, i siriani potevano rimanere in Libano fino a sei mesi. Da ora in poi potrebbe non essere più così. E questo aprirebbe un nuovo capitolo drammatico, per i richiedenti asilo, ma anche per la popolazione e le stesse fragili autorità libanesi, che dovrebbero adottare misure di espulsione di massa, destinate in partenza a fallire. Intanto però, il risentimento contro siriani aumenta. La pressione dei rifugiati sta mettendo a dura prova i sistemi di distribuzione delle acque, dei servizi igienico-sanitari, della salute e l'ambiente nel suo complesso. Alcune città e villaggi gruppi spontanei di vigilantes hanno imposto il coprifuoco sui nuovi arrivi. Soprattutto, si teme che l'equilibrio religioso e confessionale nel Paese venga alterato, al punto da scatenare anche in Libano una nuova guerra civile.

Aiutarli, ma senza distruggere il Paese. Ron Redmond, portavoce dell'Unhcr in Libano, ha detto che negli ultimi sei-otto mesi una serie di misure aveva già ridotto il numero di persone che desideravano essere registati come rifugiati. Ma l'Onu aveva elaborato un sistema, assieme al governo libanese, per consentire ai più bisognosi di ottenere comunque l'accesso. "Il governo - ha detto Redmond - deve dire qualcosa di ufficiale che specifichi come il sistema dovrà funzionare ora, in modo da poter continuare a garantire che i rifugiati più vulnerabili possano comunque entrare". Rami Khouri, professore associato dell'Issam Fares Institute presso l'Università americana di Beirut, ha detto alla BBC: "Il governo libanese vuole ridurre il flusso, ma sta cercando comunque di capire come essere veramente utile ai siriani che hanno davvero bisogno, senza però distruggere il proprio Paese".