Mondo Solidale

Sud Sudan, una nuova crisi alimentare colpisce il Paese più giovane del mondo e provoca nuove masse migratorie

Si sta lottando contro la peggiore crisi alimentare. L'organizzazione umanitaria internazionale ACF International denuncia la gravità della situazione, frutto dei continui conflitti e dell'instabilità politica

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ROMA - Il risultato dei combattimenti scoppiati nel dicembre del 2013 è che nel Sud Sudan ci sono "circa 1,9 milioni di sfollati e più di 465.000 persone in cerca di un rifugio nei paesi confinanti, Etiopia, Kenya e Uganda". Lo segnala ACF International. Donne e bambini sono le principali vittime, costretti a scappare senza soldi e beni di prima necessità. In molte zone del Paese, quotidianamente si registrano casi di violenza, in una situazione generale di fame e malattie diffuse. Già prima di questa nuova crisi alimentare, il Sud Sudan è stato oggetto di una delle operazioni umanitarie più vaste e complesse del mondo. Ora la situazione tende di nuovo a peggiorare e si stima che la crisi si acutizzi nel primo trimestre del 2015. S'è stimato che l'insicurezza alimentare colpisca 2,5 milioni di persone, che hanno urgente bisogno di nutrirsi con una dieta più diversificata e ricca.

Le iniziative di ACF International. Nutrizione, acqua, sanità ed igiene sono i principali obiettivi che ACF International persegue. Per far fronte alla crisi attuale, sono stati avviati programmi di nutrizione e sicurezza alimentare. Sono cinque gli stati del Sudan del Sud che necessitano di maggiori aiuti: Unity, Jonglei, Alto Nilo, Warrap e Bahr El Ghazal. "A partire da gennaio dell'anno scorso - dicono i responsabili dell'organizzazione umanitaria - abbiamo fatto una valutazione dell'impatto della crisi sulla nutrizione e sulla sicurezza alimentare e abbiamo avviato un programma di prevenzione attraverso campagne di sensibilizzazione e formazione specifica di figure professionali". Di primaria importanza è la collaborazione con il personale sanitario locale, per realizzare i programmi nutrizionali terapeutici e per diagnosticare tempestivamente i casi di denutrizione acuta. Una squadra di vigilanza viaggia all'interno del paese per valutare le necessità dei bambini e identificare le aree più disagiate. Le malattie trasmesse attraverso l'acqua contribuiscono alla denutrizione, così il lavoro di ACF International si concentra anche nella costruzione di pozzi per l'uso di acqua potabile e di latrine. Risale allo scorso maggio l'emergenza dovuta ad un'epidemia di colera nella città di Juba, la capitale.

Tra gli sfollati ogni giorno muoiono tre bambini.  Nell'accampamento di Bentiu, nel nord del Paese, risiedono circa 46.000 sfollati. Le condizioni in cui vivono sono fra le più estreme. Qui, ACF International ha costruito due centri di attenzione e distribuzione del trattamento contro la malnutrizione. Ogni giorno, in media, a Bentiu muoiono tre bambini. Si stimano 50.000 casi di minori affetti da denutrizione o malnutrizione acuta. Le famiglie percorrono grandi distanze senza acqua né alimenti. I risultati dell'inchiesta di ACF International mostrano che il tasso di denutrizione acuta è salito al 34%, rispetto al 15% calcolato dall'OMS. La crisi alimentare che affligge il Paese più giovane del mondo - è l'allarme lanciato da diverse organizzazioni umanitarie che lavorano sul posto - è destinata a peggiorare.