CHIBOK (Nigeria nord orientale) - Il paesaggio è spettrale e sembra quasi che nell'aria ci sia ancora odore di fumo, nonostante siano passati alcuni giorni dall'attacco di Boko Haram nei villaggi di Thlaimakalama e Gatamarwa, vicino a Chibok, nord-est della Nigeria. "Non è rimasto niente, niente, niente - ripete ossessivamente Bolaji, ventiquattro anni, che al momento del raid dei terroristi si trovava a soli nove km di distanza - hanno raso al suolo tutti i villaggi e chi non era ancora scappato è stato ammazzato". Secondo le fonti, sono state oltre trenta le persone uccise, ma sarebbero molti di più i feriti, che hanno cercato di rialzarsi e scappare via, col terrore che gli uomini potessero tornare. - Quando sono tornato mi è sembrato l'inferno in terra - racconta Bolaji - e ho sentito un senso di sconforto, quasi come quando hanno rapito mia sorella Kemi e nessuno ha potuto fare niente per impedirlo".
Abbandonata al suo destino. Kemi è stata rapita da Boko Haram lo scorso aprile e da allora di lei non si è saputo più nulla nonostante la famiglia abbia cercato di rintracciarla in tutti i modi. In alcuni momenti, nei villaggi sono circolate voci riguardo la situazione delle ragazze, ma nessuno ha trovato conferme e intanto sono passati i mesi. "È stata una vera tragedia per tutti - ha spiegato Bolaji - e mia madre non ha smesso di piangere e pregare finché, un giorno, ha deciso che era perduta per sempre". Dopo un'altra delle incursioni degli uomini armati, la famiglia ha deciso di scappare via e in meno di un giorno ha fatto le valigie, lasciandosi la vecchia vita alle spalle. "È per non morire - continuava a sussurrare mia madre, come per giustificarsi di stare abbandonando la casa, i ricordi, una figlia. Perché Kemi ormai è nelle mani del destino e se dovesse tornare, non saprà dove trovarci. Ora andrò via anche io". Bolaji, infatti, sta per raggiungere i suoi parenti che sono già arrivati in Niger, sperando di essere al sicuro, anche se nella zona sud-orientale del Paese si sono moltiplicate le violenze di Boko Haram. Anche lì la situazione è diventata difficile, come testimoniato dall'equipe di Medici senza Frontiere secondo cui molte persone nella regione sud-orientale di Bosso hanno iniziato a fuggire in altre aree e si stanno spostando verso l'interno, in località come Garoua, Kabalewa, Toumour e Yebi.
La fuga dall'orrore. E in Niger è fuggita anche la famiglia di Tosin, cugino di un'altra delle ragazze rapite da Boko Haram. Bagmidola ha diciotto anni, li ha compiuti durante la prigionia, ed è stata portata via con la forza nonostante abbia cercato di scappare. Non si ha traccia di lei dal 20 aprile scorso, ma i genitori credono che sia ancora viva. "Non vogliono pensare che sia morta - ha detto Tosin, altissimo, magro, con uno sguardo perso - ma purtroppo sanno che probabilmente è stata costretta a rinnegare la sua fede ed è stata stuprata. Per questo il fidanzato ha deciso di sposare un'altra donna". Bamigdola avrebbe dovuto celebrare le sue nozze a maggio, ma dopo la cattura la famiglia dello sposo ha cambiato idea e anche lui, ventenne, ha avuto paura di aspettare per sempre il ritorno di una donna che, comunque, non sarebbe mai più stata la stessa. "Se pure riuscirà a scappare - ha ammesso Tosin - avrà subito talmente tanto orrore che non riconoscerò più mia cugina. E anche mia zia lo pensa, anche per questo ha deciso di andare via". La madre della ragazza ha lasciato la casa e insieme alla nonna si è incamminata verso il Niger, facendo un primo tratto a piedi di almeno 40 Km. Poi è riuscita a prendere al volo un passaggio da un'altra famiglia diretta verso una nuova vita, al riparo dalle milizie di Boko Haram.
Sono 150 mila gli sfollati in Niger. "Se continua così - ha detto Tosin - la Nigeria si svuoterà". Secondo i numeri più recenti, infatti, sono circa 150mila gli sfollati che hanno varcato il confine e si sono stabiliti in Niger. "Ed è tutta colpa del Governo - ha aggiunto il giovane - perché il Presidente ha sottovalutato la minaccia. Lo stesso capo di Stato, Goodluck Jonathan, durante l'intervista ad un quotidiano locale, lo ha ammesso annunciando anche che l'esercito ha recentemente acquisito armi e munizioni per combattere i jihadisti. Durante gli scontri degli ultimi giorni le forze governative avrebbero riconquistato otto città, me restano almeno altri sei grandi centri nelle mani dei miliziani che continuano a fare terra bruciata nello Stato di Yobe. Proprio per i problemi legati all'instabilità del Paese le elezioni presidenziali previste per il 14 febbraio sono state rimandante al prossimo 28 marzo, periodo in cui il Governo dovrà cercare di mettere in sicurezza le aree più a rischio. Sarà un appuntamento importante per la Nigeria, perché sono le prime elezioni da quando il Paese ha un governo democratico e perché entrambi i partiti in gioco, quello del presidente uscente Goodluck Jonathan e quello del candidato Muhammadu Buhari, dovranno far fronte alla minaccia islamica che dilaga.
Chibok, città fantasma. Intanto anche Tosin, come Bolaji, sta per andare via, ma con rammarico, perché non ha voglia di abbandonare Chibok, dove è nato e cresciuto. "È un fantasma - ha raccontato - perché è tutto distrutto. Le case sono vuote e semi-distrutte, anche perché sono andati i ladri a rubare quel che era stato lasciato dai proprietari, e i terreni sono incolti e degradati". Nessuno va più a zappare o raccogliere i frutti e infatti non c'è più cibo nemmeno per quei pochi che non hanno voluto lasciare la città. Alcuni ragazzi si sono organizzati per andare ad aiutare le persone più anziane, magari quelle rimaste sole, che non sanno di che mangiare e hanno il terrore di uscire per strada, nonostante la presenza di qualche soldato. "Hanno promesso che a Chibok avrebbero mandato tanti militari per difenderci - ha raccontato ancora Tosin - ma non li ho visti e durante le incursioni quei pochi sono fuggiti prima degli altri".