Iraq, curdi confinano gli arabi in "zone di sicurezza" impedendo il ritorno nelle loro case
di CHIARA NARDINOCCHISecondo Human rights watch gli abitanti delle zone liberate dai combattenti non possono tornare nelle loro abitazioni a causa di una politica di sicurezza che nasconderebbe l'intento di annettere alcune zone liberate al Kurdistan
ROMA - Dopo la liberazione di alcune roccaforti delle armate dei "tagliagole del Daesh" - come giustamente suggerisce di chiamarli il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, e non più Is, o Stato islamico, proprio per non dar loro alcuna legittimazione - dopo la liberazione di alcune loro roccaforti, si diceva, ai profughi curdi è stato permesso di ritornare alle loro abitazioni. Un destino diverso è toccato agli abitanti arabi cui non è stato consentito l'ingeresso nei vecchi possedimenti. Inoltre, secondo Human rights watch (HRW), le forze del governo regionale del Kurdistan (Krg) avrebbero distrutto o occupato diverse case appartenenti a cittadini di origine araba e avrebbero imprigionato circa 70 persone per lunghi periodi senza prove di reato a loro carico.
In prima linea. Dopo aver combattuto e sconfitto le armate del Daesh a Ninive ed Erbil, sembra che i combattenti del Kurdistan iracheno intendano approfittare del…
ROMA - Dopo la liberazione di alcune roccaforti delle armate dei "tagliagole del Daesh" - come giustamente suggerisce di chiamarli il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, e non più Is, o Stato islamico, proprio per non dar loro alcuna legittimazione - dopo la liberazione di alcune loro roccaforti, si diceva, ai profughi curdi è stato permesso di ritornare alle loro abitazioni. Un destino diverso è toccato agli abitanti arabi cui non è stato consentito l'ingeresso nei vecchi possedimenti. Inoltre, secondo Human rights watch (HRW), le forze del governo regionale del Kurdistan (Krg) avrebbero distrutto o occupato diverse case appartenenti a cittadini di origine araba e avrebbero imprigionato circa 70 persone per lunghi periodi senza prove di reato a loro carico.
In prima linea. Dopo aver combattuto e sconfitto le armate del Daesh a Ninive ed Erbil, sembra che i combattenti del Kurdistan iracheno intendano approfittare della precaria situazione per annettere alcuni territori all'area di dominio curdo. Un tentativo facilitato dalla rilevanza acquisita dalle forze del Kurdistan nello scacchiere internazionale. Il governo regionale è un alleato chiave della coalizione guidata dagli Stati Uniti che hanno promesso 350 milioni di dollari per rifocillare i peshmerga, nome ufficiale delle forze armate del Governo Regionale del Kurdistan, nella regione semiautonoma dall'agosto scorso del Kurdistan iracheno. Armi e addestratori sono stati messi a disposizione da Italia, Regno Unito, Francia, Albania, Repubblica Ceca e Germania. "Allontanare gli abitanti arabi ostacolando il loro rientro a casa - afferma Letta Tayler, ricercatrice sul terrorismo di HRW - sembra andare ben oltre una ragionevole misura di sicurezza". "Gli Stati Uniti - continua - e gli altri paesi che armano le forze curde irachene devono far capire che non sono ammesse discriminazioni nascoste dal pretesto della lotta al terrorismo".
Le responsabilità del governo regionale curdo. HRW ha documentato alune violazioni ai danni di cittadini arabi nelle comunità di Sheikhan e nei distretti di Tilkaif e Zumar nella provincia di Ninive e nel quartiere Makhmur in provincia di Erbil. Queste zone fanno parte di territori contesi tra il governo regionale e quello nazionale. Fino all'invasione del Daesh queste zone, eccetto Sheikhan, erano sotto il controllo di Baghdad. Grazie all'intervento dei peshmerga e della coalizione internazionale il territorio, prima abitato da 600 mila persone è tornato parzialmente sotto il controllo dei curdi. L'organizzazione umanitaria ha sottolineato come le violazioni siano avvenute soprattutto in aree vicine o confinanti con quelle occupate dai miliziani islamici. Fatto sta che in più occasioni le forze curde hanno permesso alla loro comunità di tornare a casa e allo stesso tempo hanno, negato quest'opportunità agli arabi adducendo motivi legati alla sicurezza. "Il governo regionale curdo - sottolinea HRW - dovrebbe revocare tutte le restrizioni ai movimenti che non sono chiaramente giustificate da necessità militari o dalla protezione dei civili, o che sono state imposte in base a etnia e indagare immediatamente presunto abuso di prigionieri".