ROMA - È stato il 2014 l'anno nero per la popolazione dell'Afghanistan. Con un aumento delle vittime civili pari al 22% rispetto al 2013, lo scorso anno ha chiuso con il bilancio più drammatico dal 2009, quando le Nazioni Unite hanno cominciato a registrare il dato dei morti e feriti nel Paese. A lanciare ancora una volta l'allarme il rappresentante speciale del segretario generale dell'Onu in Afghanistan, Nicholas Haysom, che ieri ha riferito al Consiglio di sicurezza sulla situazione del Paese, in occasione del rinnovo della missione per altri 12 mesi. Nella sua relazione Haysom ha fatto riferimento al "Rapporto annuale 2014 sulla protezione dei civili nel conflitto armato" della missione delle Nazioni Unite di assistenza all'Afghanistan (Unama), che dal 2009 ha accertato un totale di oltre 47mila persone colpite, di cui più di 17mila uccise. Nel 2014, invece, le vittime sono state 10.548, di cui 3.699 decedute e 6.849 ferite. Ma il rapporto segnala anche un altro triste record: 714 bambini uccisi e 1.760 feriti solo nel 2014, per un aumento del 40% rispetto all'anno precedente. Per le donne, invece, l'incremento è del 21% (298 morte e 611 ferite).
Il record di vittime nel 2014. Secondo il Rapporto, la responsabilità delle vittime è da attribuire nel 72% dei casi alle forze non-governative, nel 12% alle forze governative e nel 2% alle truppe straniere. Mentre la prima causa di morte risultano i combattimenti di terra (3.605 vittime), seguiti dalle bombe artigianali (2.978 tra morti e feriti). Il documento denuncia anche la preoccupante situazione delle carceri afgane. Su 790 prigionieri intervistati, infatti, ben 278 hanno subito maltrattamenti e torture da parte delle forze di sicurezza. Tre le vittime anche ragazzi di età inferiore a 18 anni. "Inesorabili, i rapporti dell'Unama ci ricordano che la crisi dei diritti umani, nonostante i limitati progressi in alcuni settori, rimane acuta - spiega Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia - . Nel 2014 è stato registrato un numero record di vittime civili, tre quarti delle quali uccise dai gruppi armati. Secondo i dati di Amnesty International, la violenza contro le donne è aumentata del 25%, con 4.154 casi denunciati solo nel primo semestre del 2014.
Il rischio che il "fascino" dell'IS dilaghi. Terminato il "passaggio di consegne" in tema di sicurezza interna, restano perplessità sulla capacità delle forze afgane di rispettare i diritti umani. Sullo sfondo - conclude - l'impunità per i numerosi attacchi coi droni da parte degli Usa, responsabili nell'ultimo decennio di numerose morti tra i civili". Durante la relazione al Consiglio di sicurezza il capo missione Haysom ha accennato anche alla minaccia dell'IS in territorio afgano. Secondo il rappresentante dell'Onu, infatti, lo Stato islamico costituirebbe un problema in Afghanistan non tanto per la possibilità di attacchi, ma piuttosto per la capacità di attrattiva nei confronti di diverse fazioni di militanti. "L'Unama - ha rilevato - ha accertato che la presenza del gruppo è un problema, tuttavia la rilevanza dell'IS non è tanto relativa alle sue capacità intrinseche nell'area, quanto alla sua potenzialità di rappresentare un punto di riferimento per gruppi di insorti altrimenti isolati".
Il record di vittime nel 2014. Secondo il Rapporto, la responsabilità delle vittime è da attribuire nel 72% dei casi alle forze non-governative, nel 12% alle forze governative e nel 2% alle truppe straniere. Mentre la prima causa di morte risultano i combattimenti di terra (3.605 vittime), seguiti dalle bombe artigianali (2.978 tra morti e feriti). Il documento denuncia anche la preoccupante situazione delle carceri afgane. Su 790 prigionieri intervistati, infatti, ben 278 hanno subito maltrattamenti e torture da parte delle forze di sicurezza. Tre le vittime anche ragazzi di età inferiore a 18 anni. "Inesorabili, i rapporti dell'Unama ci ricordano che la crisi dei diritti umani, nonostante i limitati progressi in alcuni settori, rimane acuta - spiega Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia - . Nel 2014 è stato registrato un numero record di vittime civili, tre quarti delle quali uccise dai gruppi armati. Secondo i dati di Amnesty International, la violenza contro le donne è aumentata del 25%, con 4.154 casi denunciati solo nel primo semestre del 2014.
Il rischio che il "fascino" dell'IS dilaghi. Terminato il "passaggio di consegne" in tema di sicurezza interna, restano perplessità sulla capacità delle forze afgane di rispettare i diritti umani. Sullo sfondo - conclude - l'impunità per i numerosi attacchi coi droni da parte degli Usa, responsabili nell'ultimo decennio di numerose morti tra i civili". Durante la relazione al Consiglio di sicurezza il capo missione Haysom ha accennato anche alla minaccia dell'IS in territorio afgano. Secondo il rappresentante dell'Onu, infatti, lo Stato islamico costituirebbe un problema in Afghanistan non tanto per la possibilità di attacchi, ma piuttosto per la capacità di attrattiva nei confronti di diverse fazioni di militanti. "L'Unama - ha rilevato - ha accertato che la presenza del gruppo è un problema, tuttavia la rilevanza dell'IS non è tanto relativa alle sue capacità intrinseche nell'area, quanto alla sua potenzialità di rappresentare un punto di riferimento per gruppi di insorti altrimenti isolati".