ROMA - Mentre il consiglio di sicurezza Onu si riunisce per discutere sulla polveriera yemenita, la coalizione guidata dall'Arabia Saudita continua l'offensiva a sostegno del governo di Abd-Rabbu Mansour Hadi ? contro la minoranza Houti. Durante i raid sono state colpite strutture e zone abitate da civili causando la morte di decine tra donne e bambini. La denuncia arriva da Human rights watch che ha accusato le forze della coalizione di violare il diritto internazionale e le leggi della guerra.
La coalizione. Gran parte dei paesi del medioriente si è schierata al fianco del governo yemenita. Tra i caccia della coalizione, guidata dal gigante saudita, ci sono anche Emirati Arabi Uniti, Kuwait , Bahrain, Qatar, Giordania, Marocco e Sudan. Pakistan ed Egitto hanno dichiarato di appoggiare l'offensiva fornendo supporto navale, mentre gli Stati Uniti hanno messo a disposizione l'intelligence e supporto logistico.
Violenza sui civili. In poco più di una settimana si contano già centinaia di morti. I bombardamenti della coalizione hanno colpito obiettivi civili, tra le vittime donne e circa sessanta bambini. Secondo Human rights watch, il 30 marzo le forze della coalizione hanno bombardato i campi per sfollati interni di Mazraq e Hajja nel nord del paese uccidendo 29 civili e ferendone 41. Inoltre il personale di Medici senza frontiere presente in un ospedale vicino ai campi ha riferito di aver soccorso quel giorno decine di persone ferite durante gli attacchi aerei. Ma le vittime avrebbero potuto essere molte di più. Stando ai dati dell'Unhcr che ha realizzato le tre sturtture nel 2001, all'interno dei campi vivono all'incirca 12.500 persone, la maggior parte sfollata in seguito agli scotri tra Houti e govenativi registrati dal 2004 al 2010.
Grave violazione del diritto internazionale. "Tutti i paesi che fanno parte della coalizione e quindi anche gli Stati Uniti - afferma Joe Storck, vicedirettore Hrw per Medioriente e Africa del Nord - hanno l'obbligo di indagare su eventuali violazioni. Gli Stati Uniti devono vigilare sul loro alleato e accertarsi che questi stia prendendo tutte le precauzioni possibili affinché non ci siano perdite tra i civili".
Non è un conflitto religioso. Sebbene lo scontro veda schierati da un lato gli Houti di religione sciita e i filogovernativi sunniti, sul campo di battaglia si combatte anche per l'egemonia regionale di Arabia Saudita e Iran. Si dice infatti che in passato la minoranza secessionista Houti sia stata finanziata da Teheran per destabilizzare il governo di Sana'a sunnita e vicino a Arabia Saudita e Usa. In questa chiave vanno letti il tempestivo intervento della coalizione guidata da Ryad e le affermazioni al vetriolo arrivate da Teheran all'indomani dell'attacco saudita.
La testimonianza dell'équipe di UNICEF: muoiono tanti bambini - Mentre siamo di fonte ad una escalation del conflitto in molte parti dello Yemen - si egge in un documento diffuso da UNICEF - i bambini continuano ad essere uccisi, feriti, a dover fuggire e ad essere a rischio crescente di contrarre malattie. Finora almeno 74 bambini sono stati uccisi e 44 bambini sono rimasti mutilati da quando sono iniziati i combattimenti lo scorso 26 marzo. E sono cifre prudenti. Secondo l'agenzia umanitaria delle Nazioni unite, il numero totale dei bambini uccisi sia molto più alto, visto che il conflitto si è intensificato nel corso della scorsa settimana. Il conflitto sta aggravando la già precaria situazione dei bambini in uno dei paesi più poveri della regione, con gran parte del paese soggetto a insicurezza alimentare e ad una diffusa malnutrizione acuta grave tra i bambini.
In 100 mila hanno lasciato le loro case. In tutto il paese - prosegue la nota di UNICEF - più di 100.000 persone hanno lasciato le loro case in cerca di luoghi più sicuri. Gli ospedali sono sempre più sotto pressione, mentre lottano per gestire le numerose perdite con forniture insufficienti; alcuni ospedali e strutture mediche sono stati attaccati. Finora almeno tre operatori sanitari, tra cui un autista di un'ambulanza, sono stati uccisi in diversi attacchi. Laddove le condizioni di sicurezza lo permettono, team dell'UNICEF stanno lavorando con i partner per fornire alle famiglie acqua potabile e servizi sanitari essenziali. L'UNICEF fornisce combustibile per il funzionamento della rete idrica di pompaggio in tre città del sud, tra cui Aden, dove i sistemi idrici sono stati ripetutamente danneggiati nei combattimenti.
Il diesel per i generatori. L'Agenzia dell'Onu sta inoltre fornendo diesel per i generatori di energia per mantenere al sicuro i vaccini nei magazzini. Aiuti preposizionali dall'UNICEF in varie città vengono attivati e sono state messe a disposizione forniture di cibo terapeutico per i bambini e sali per la reidratazione orale - un trattamento semplice ma molto efficace per malattie diarroiche. Sui media nazionali vengono trasmessi messaggi per avvisare bambini e genitori sui pericoli degli ordigni inesplosi e su come affrontare il disagio causato dal conflitto.
La coalizione. Gran parte dei paesi del medioriente si è schierata al fianco del governo yemenita. Tra i caccia della coalizione, guidata dal gigante saudita, ci sono anche Emirati Arabi Uniti, Kuwait , Bahrain, Qatar, Giordania, Marocco e Sudan. Pakistan ed Egitto hanno dichiarato di appoggiare l'offensiva fornendo supporto navale, mentre gli Stati Uniti hanno messo a disposizione l'intelligence e supporto logistico.
Violenza sui civili. In poco più di una settimana si contano già centinaia di morti. I bombardamenti della coalizione hanno colpito obiettivi civili, tra le vittime donne e circa sessanta bambini. Secondo Human rights watch, il 30 marzo le forze della coalizione hanno bombardato i campi per sfollati interni di Mazraq e Hajja nel nord del paese uccidendo 29 civili e ferendone 41. Inoltre il personale di Medici senza frontiere presente in un ospedale vicino ai campi ha riferito di aver soccorso quel giorno decine di persone ferite durante gli attacchi aerei. Ma le vittime avrebbero potuto essere molte di più. Stando ai dati dell'Unhcr che ha realizzato le tre sturtture nel 2001, all'interno dei campi vivono all'incirca 12.500 persone, la maggior parte sfollata in seguito agli scotri tra Houti e govenativi registrati dal 2004 al 2010.
Grave violazione del diritto internazionale. "Tutti i paesi che fanno parte della coalizione e quindi anche gli Stati Uniti - afferma Joe Storck, vicedirettore Hrw per Medioriente e Africa del Nord - hanno l'obbligo di indagare su eventuali violazioni. Gli Stati Uniti devono vigilare sul loro alleato e accertarsi che questi stia prendendo tutte le precauzioni possibili affinché non ci siano perdite tra i civili".
Non è un conflitto religioso. Sebbene lo scontro veda schierati da un lato gli Houti di religione sciita e i filogovernativi sunniti, sul campo di battaglia si combatte anche per l'egemonia regionale di Arabia Saudita e Iran. Si dice infatti che in passato la minoranza secessionista Houti sia stata finanziata da Teheran per destabilizzare il governo di Sana'a sunnita e vicino a Arabia Saudita e Usa. In questa chiave vanno letti il tempestivo intervento della coalizione guidata da Ryad e le affermazioni al vetriolo arrivate da Teheran all'indomani dell'attacco saudita.
La testimonianza dell'équipe di UNICEF: muoiono tanti bambini - Mentre siamo di fonte ad una escalation del conflitto in molte parti dello Yemen - si egge in un documento diffuso da UNICEF - i bambini continuano ad essere uccisi, feriti, a dover fuggire e ad essere a rischio crescente di contrarre malattie. Finora almeno 74 bambini sono stati uccisi e 44 bambini sono rimasti mutilati da quando sono iniziati i combattimenti lo scorso 26 marzo. E sono cifre prudenti. Secondo l'agenzia umanitaria delle Nazioni unite, il numero totale dei bambini uccisi sia molto più alto, visto che il conflitto si è intensificato nel corso della scorsa settimana. Il conflitto sta aggravando la già precaria situazione dei bambini in uno dei paesi più poveri della regione, con gran parte del paese soggetto a insicurezza alimentare e ad una diffusa malnutrizione acuta grave tra i bambini.
In 100 mila hanno lasciato le loro case. In tutto il paese - prosegue la nota di UNICEF - più di 100.000 persone hanno lasciato le loro case in cerca di luoghi più sicuri. Gli ospedali sono sempre più sotto pressione, mentre lottano per gestire le numerose perdite con forniture insufficienti; alcuni ospedali e strutture mediche sono stati attaccati. Finora almeno tre operatori sanitari, tra cui un autista di un'ambulanza, sono stati uccisi in diversi attacchi. Laddove le condizioni di sicurezza lo permettono, team dell'UNICEF stanno lavorando con i partner per fornire alle famiglie acqua potabile e servizi sanitari essenziali. L'UNICEF fornisce combustibile per il funzionamento della rete idrica di pompaggio in tre città del sud, tra cui Aden, dove i sistemi idrici sono stati ripetutamente danneggiati nei combattimenti.
Il diesel per i generatori. L'Agenzia dell'Onu sta inoltre fornendo diesel per i generatori di energia per mantenere al sicuro i vaccini nei magazzini. Aiuti preposizionali dall'UNICEF in varie città vengono attivati e sono state messe a disposizione forniture di cibo terapeutico per i bambini e sali per la reidratazione orale - un trattamento semplice ma molto efficace per malattie diarroiche. Sui media nazionali vengono trasmessi messaggi per avvisare bambini e genitori sui pericoli degli ordigni inesplosi e su come affrontare il disagio causato dal conflitto.