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Libano, dove i jihadisti vicini all'IS s'infiltrano nei campi profughi palestinesi

Alcuni quartieri di Sidone, nel sud del paese - ad esempio -  sono diventati un rifugio sicuro per i m?iliziani che combattono a fianco del cosiddetto stato islamico o con il Fronte al-Nusra. In quelle aree del campo neppure le forze di sicurezza palestinesi entrano, per evitare di creare pericolose tensioni e il coinvolgimento dei residenti
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SIDONE (Libano) - Il campo di Ain al-Hilweh, nel sud del Libano, da quasi sessanta anni è un rifugio povero e malsano per circa 70.000 rifugiati palestinesi. E' una vera e propria città alla periferia della città di Sidone, nelle sue case improbabili sono nate e cresciute tre generazioni di palestinesi. La guerra nella vicina Siria ha influito profondamente sulla vita del campo. Alcuni quartieri sono diventati un rifugio sicuro per i jihadisti che combattono a fianco all'IS o con il Fronte al-Nusra. In quelle aree del campo neppure le forze di sicurezza palestinesi entrano, per evitare di creare pericolose tensioni e il coinvolgimento dei residenti.

Il campo base per le retrovie dei jihadisti. A Tawarê, un quartiere del campo, sventola la bandiera nera dell'IS e sui muri le foto dei leader palestinesi sono state sostituite da quelle dell'autoproclamato Califfo Abu Bakr al-Baghdadi è del defunto leader di al-Qaeda, Osama bin Laden. Gra…
SIDONE (Libano) - Il campo di Ain al-Hilweh, nel sud del Libano, da quasi sessanta anni è un rifugio povero e malsano per circa 70.000 rifugiati palestinesi. E' una vera e propria città alla periferia della città di Sidone, nelle sue case improbabili sono nate e cresciute tre generazioni di palestinesi. La guerra nella vicina Siria ha influito profondamente sulla vita del campo. Alcuni quartieri sono diventati un rifugio sicuro per i jihadisti che combattono a fianco all'IS o con il Fronte al-Nusra. In quelle aree del campo neppure le forze di sicurezza palestinesi entrano, per evitare di creare pericolose tensioni e il coinvolgimento dei residenti.

Il campo base per le retrovie dei jihadisti. A Tawarê, un quartiere del campo, sventola la bandiera nera dell'IS e sui muri le foto dei leader palestinesi sono state sostituite da quelle dell'autoproclamato Califfo Abu Bakr al-Baghdadi è del defunto leader di al-Qaeda, Osama bin Laden. Grazie alla collaborazione di un giornalista libanese abbiamo parlato con Abu Ahmed, un palestinese di Ain al-Hilweh che combatte con il Fronte al-Nusra, affiliato di al-Qaeda. "Usiamo il campo come una base di retrovia. La prima volta ho trascorso tre mesi in Siria, poi sono tornato al campo dopo essere stato ferito", ha raccontato al telefono dalla Siria. "Ogni volta che devo riposare o ho bisogno di qualcosa torno al campo".

Come attraversare il confine senza problemi. Nonostante sia ricercato dalle forze di sicurezza libanesi, riesce ad attraversare il confine e superare i controlli militari agli ingressi del campo. "Uso un documento falso e semplici travestimenti, come accorciare o meno la barba. Ho 22 anni e combatto la jihad per Allah, mi auguro di concludere la mia lotta con il martirio". Secondo le forze di sicurezza libanesi almeno 46 uomini hanno lasciato Ain al-Hilweh per combattere nella guerra in Siria, ma molti sono quelli che "vanno e vengono." Il generale Mounir al-Maqdah, capo delle forze di sicurezza palestinesi in Libano, ha detto che molti dei combattenti non hanno più di 17 anni. "Sono una nuova generazione, molto incosciente e molto pericolosa."

Miliziani e simpatizzanti. La drammatica situazione in cui vivono i palestinesi nei campi libanesi è un vero e proprio terreno di coltura per aspiranti jihadisti. Nei vicoli degradati dove i cavi elettrici penzolano pericolosamente sopra le teste le condizioni di vita sono al limite della sopravvivenza. "Soprattutto manca il lavoro  -  dice Ahmer Hazen responsabile per l'OLP del campo - la legge del Paese impedisce ai palestinesi di accedere a decine di professioni." Inoltre, in base ad un accordo vecchio di decenni le forze di sicurezza libanesi non possono entrare nei campi. All'interno la sicurezza è affidata ai gruppi militanti palestinesi, ma anche loro hanno paura a entrare nei quartieri di Ain al-Hilweh caduti sotto il controllo di gruppi estremisti.
Uno di questi gruppi, "Shabab al-musulmano" (Gioventù musulmana), è stato fondato nel campo di Ain al-Helweh per sostenere la rivolta in Siria, e alcuni dei suoi militanti sono accusati di attentati e omicidi in Libano. Jamal Hamad, un religioso leader di "Shabab al-musulmano", ha dichiarato che né ISIS né il Fronte al-Nusra ha una presenza ufficiale nel campo, ma sono molti i simpatizzanti.

I profughi da Yarmouk. Ai 70.000 rifugiati palestinesi che vivono ad Ain al-Hilweh si sono aggiunti 6.000 rifugiati palestinesi fuggiti dal conflitto siriano, soprattutto dal campo di Yarmouk. Profughi due volte. Il loro arrivo ha reso più pesante la vita nel campo e, come ha ribadito Ahmer Hazen, "Non è facile capire se tra quelle famiglie in fuga si nascondono anche terroristi."
A sud di Damasco, Yarmouk era il più grande campo palestinese in Siria. Prima del 2011 vi abitavano quasi 500.000 persone. Dall'inizio della guerra la zona si è trasformata in un punto strategico fondamentale e in uno dei teatri più sanguinosi del conflitto.

Decapitati due profughi palestinesi. Gli scontri più violenti in questi anni si sono registrati tra le diverse fazioni ribelli, mentre il governo di Assad teneva letteralmente sotto assedio l'intera area. Fino a una settimana fa secondo le Nazioni Unite c'erano ancora 18.000 persone che vivevano nel campo. Negli ultimi giorni gli estremisti dell'IS hanno lanciato un nuovo attacco, riuscendo a conquistare più della metà del campo e provocando la morte di almeno 100 civili. Secondo UNHCR altri 2.000 palestinesi hanno lasciato Yarmouk dirigendosi verso il vicino Libano. Dopo l'ultima battaglia l'IS ha decapitato due palestinesi e ne ha giustiziati altri sette. La notizia conferma le preoccupazioni per le brutalità perpetrate dal gruppo jihadista da quando ha occupato il campo, otto chilometri a sud della capitale siriana, il primo aprile. All'IS continuano a contrapporsi i palestinesi di "Aknaf Beit al-Maqdis". Nel campo la situazione è drammatica per chi non è riuscito a fuggire: mancano acqua, elettricità e i viveri scarseggiano.

La preoccupazione libanese. La presenza di jihadisti ad Ain al-Hilweh preoccupa le autorità del campo, che stanno intensificando la cooperazione con l'esercito libanese. Si cerca di evitare il ripetersi degli scontri del 2007 tra l'esercito libanese e gli islamisti palestinesi nel campo profughi di Nahr al-Bared, che provocarono decine di morti e la distruzione del campo. Il generale palestinese Sobhi Abu Arab recentemente ha minimizzato le preoccupazioni "Solo una minoranza dei residenti sono coinvolti nel conflitto in Siria. Molti di loro sono tornati perché non erano convinti di quello che stavano facendo."