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Somaliland, per i giovani che vogliono fuggire c'è Magafè che non sbaglia mai

Racconto di un collaboratore di Africa Express, giornale on line diretto da Massimo Alberizzi. Gli uomini di un trafficante girano per il paese per convincere i giovani a partire. Non pagano fino in Sudan o in Libia. Poi cominciano a spillare soldi alle famiglie e li vendono ad altre bande
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HARGEISA (Somaliland) - Recentemente sono stato ad Hargeisa, in Somaliland, la regione ad amministrazione autonoma, a nord della Somalia, che si affaccia sul golfo di Aden, ex colonia btritannica, non riconosciuta dalla comunità internazionale. Ho avuto occasione di parlare con molti giovani a proposito dell'avventura di andare in Europa. Qui la chiamano col termine arabo: tahrib, che vuol dire avventurarsi in un lungo viaggio. I giovani sanno perfettamente quello cui vanno incontro, ma purtroppo la tentazione è forte. In Somaliland c'è un'organizzazione che specula sul sogno di questi ragazzi. Il capo è conosciuto solo con un soprannome e Magafè, che significa "Quello che non sbaglia mai".

Il reclutamento e poi i ricatti. I suoi uomini girano per il paese per convincere i giovani a partire. Loro non pagano fino a che giungono in Sudan o in Libia. Da li si mettono in contatto con i genitori dei ragazzi e cominciano a spillare s…
HARGEISA (Somaliland) - Recentemente sono stato ad Hargeisa, in Somaliland, la regione ad amministrazione autonoma, a nord della Somalia, che si affaccia sul golfo di Aden, ex colonia btritannica, non riconosciuta dalla comunità internazionale. Ho avuto occasione di parlare con molti giovani a proposito dell'avventura di andare in Europa. Qui la chiamano col termine arabo: tahrib, che vuol dire avventurarsi in un lungo viaggio. I giovani sanno perfettamente quello cui vanno incontro, ma purtroppo la tentazione è forte. In Somaliland c'è un'organizzazione che specula sul sogno di questi ragazzi. Il capo è conosciuto solo con un soprannome e Magafè, che significa "Quello che non sbaglia mai".

Il reclutamento e poi i ricatti. I suoi uomini girano per il paese per convincere i giovani a partire. Loro non pagano fino a che giungono in Sudan o in Libia. Da li si mettono in contatto con i genitori dei ragazzi e cominciano a spillare soldi, poi li vendono ad altre bande. La mia vicina di casa ha un nipote che un bel giorno non è ritornato a casa. Di lui non si è saputo nulla per lungo tempo, finché dopo un po'  ha chiamato i genitori da una zona desertica dicendo che dovevano pagare alcune migliaia di dollari, altrimenti lo avrebbero torturato e lasciato morire di fame.

Le ville di Hargeisa dicono: "Chi parte avrà fortuna".  La famiglia ha dovuto vendere ciò che aveva per liberare il ragazzo. Poi c'è stata un'altra chiamata, ma questa volta i genitori non avevano più soldi. Del ragazzo non si è saputo più nulla. La notizia è sulla bocca di tutti, ma i giovani che ogni giorno si buttano in un tahrib pensano che a loro andrà meglio. Hargeisa ora è piena di ville costruite dagli emigranti. Durante le vacanze scolastiche, la città si riempie di qurbojooh, cioè di giovani che sono nati o vivono in America o in Europa. Hanno bei vestiti, machine e sono corteggiati da tutte le ragazze che sperano in un matrimonio. Tutti I ragazzi sognano di diventare come loro.... un giorno.

* Hassan Ahmed scrive ad Africa ExPress giornale on line diretto da Massimo Alberizzi