Mondo Solidale

Confine greco-macedone, tensioni per la pressione migratoria

Le équipe di Medici Senza Frontiere sono sul posto, nei pressi della cittadina di Idomeni, dove stanno curando i feriti e offrono assistenza medico-umanitaria. Persone ferite dalle schegge delle granate utilizzate per disperdere la folla. Alcuni vengono anche picchiati dai soldati macedoni
 

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ROMA - Sono scoppiate violente tensioni al confine greco-macedone, dopo la chiusura della frontiera che ha impedito a migliaia di migranti di entrare nel paese. Le équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) sono sul posto, nei pressi della cittadina di Idomeni, stanno curando i feriti e offrono assistenza medico-umanitaria. Le équipe hanno assistito 10 persone ferite dalle schegge delle granate assordanti utilizzate per disperdere la folla. Sei di loro presentavano ferite minori e sono state trattate sul posto, mentre 4 hanno richiesto il trasferimento in ospedale. Uno di loro era stato anche picchiato da membri dell'esercito macedone.
 
Il picco più acuto a Idomeni, in Grecia. Nella sola giornata di ieri, MSF ha trattato più di 100 persone, il picco più acuto da quando abbiamo avviato le attività a Idomeni (in Grecia) in aprile. Tre pazienti sono stati trasferiti in ospedale: una donna incinta con dolori e un'emorragia, un bambino siriano di un anno che pochi mesi fa aveva subito un intervento chirurgico e necessitava di cure ospedaliere e un rifugiato di 24 anni che ha raccontato di essere stato picchiato dalla polizia macedone. Quattro persone erano svenute per la stanchezza, il caldo e la fame. Il personale di Medici Senza Frontiere riferiscono di non aver mai visto prima così tante persone alla frontiera. In questo momento ce ne sono più di 3.000. Di fronte al blocco di ieri, tra rifugiati e migranti si è diffuso un forte sentimento di frustrazione e rabbia