Mondo Solidale

Colera in Iraq, l'allarme dell'Unicef: "Rischio epidemia regionale per pellegrinaggi sciiti"

Le cattive condizioni igieniche in campo di rifugiati a Ramadi (ansa)
Contagi già segnalati in Siria, Kuwait e Bahrein. E sono attesi da tutto il Medio Oriente milioni di fedeli sciiti a Kerbala, per la festa religiosa di Arbaeen
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ALLARME dell'Unicef per un'epidemia di colera che ha colpito l'Iraq e che si sta diffondendo anche in Siria, Kuwait e Bahrein. Alto il rischio che il virus si propaghi a macchia d'olio visto l'arrivo di milioni di musulmani sciiti previsto per dicembre in occasione dell'Arbaeen, la festa religiosa che si celebra nella città santa irachena di Kerbala.

"Ha già una dinamica regionale e la pericolosità può essere aumentata dal gran numero di persone provenienti da tutta la regione che entrano in Iraq - ha dichiarato il direttore Unicef Peter Hawkins - Kuwait, Bahrein e Siria hanno già hanno confermato casi."

La malattia, che può portare alla morte per disidratazione e insufficienza renale in poche ore se non trattata, è stata rilevata a ovest di Baghdad nel mese di settembre e da allora ha infettato almeno 2.200 persone in Iraq e ne ha uccise sei.

L'epidemia si può far risalire a una serie di fattori, tra cui i bassi livelli d'acqua del Tigri e le inondazioni invernali che hanno contaminato il fiume con acque di scarico. La guerra contro i militanti islamici dell'Is che controllano ampie fasce di territorio nel nord e occidentale dell'Iraq ha contribuito all'esplosione del virus. Il conflitto, infatti, ha spostato più di 3 milioni di persone in campi dove le condizioni igieniche e sanitarie sono favorevoli alla diffusione del colera.

Uno su cinque dei casi di infezione registrati in Iraq è tra i bambini, e in gran parte del paese l'inizio dell'anno scolastico è stato ritardato di un mese per precauzione. In risposta all'emergenza, l'Unicef sta fornendo acqua in bottiglia e sali di reidratazione, sta inoltre installando serbatoi di acqua potabile. Hawkins, inoltre, ha comunicato che l'associazione internazionale sta lavorando con i religiosi nelle città del santuario sciita di Najaf e Kerbala per trasmettere informazioni su come evitare il contagio.