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Nigeria: "Nel regno del terrore di Boko Haram"

La nazione africana tra le più sfruttate e povere del continente, è lacerata anche dal terrorismo. L'organizzazione jihadista uccide, distrugge, tortura, violenta. Quasi 50 persone morte e più di 180 ferite in 2 giorni nel nord est nigeriano a fine novembre. Amnesty International diffonde un rapporto di 90 pagine con testimonianze

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ROMA - Oltre 32 persone sarebbero state uccise da una bomba a Yola il 17 novembre; il giorno dopo altri 14  sarebbero i morti a seguito di un doppio attentato suicida di due donne kamikaze in un mercato di Kano. Anche se Boko haram non ha rivendicato la responsabilità di tutti gli attacchi, sulla base del tipo di attentati e delle informazioni raccolte da testimoni e difensori dei diritti umani, essi ricalcano i metodi e gli obiettivi del gruppo armato. Questo dichiara Amnesty International con l'appello contro il terrore nigeriano, assieme ai numeri di morte e distruzione jihadista del 2014 e del 2015, nel rapporto "Il regno del terrore di Boko haram".

I numeri di Boko Haram. 15.000 sono i combattenti del gruppo terroristico più feroce dopo Is; 5500 almeno i civili uccisi da Boko Haram soltanto dall'inizio del 2014; altri 1500 i morti  del 2015 in almeno 70 attacchi in villaggi e città del nord-est del paese. 2000 è il numero stimato delle donne e delle bambine rapite dall'inizio del 2014 (della feroce uccisione e scomparsa delle bambine e donne nigeriane per mano di Boko Haram si occupa la campagna internazionale  Bring back our gils). Oltre 300 sono stati i raid e gli attacchi contro i civili dall'inizio del 2014. 3700 le strutture danneggiate o distrutte nella base militare Mnjtf (Multinational joint Task Force) di Baga e di 16 villaggi limitrofi, durante l'eccidio jihadista di circa 2000 civili tra il 3 e il 7 gennaio 2015, come documentato da immagini satellitari. 5900 sono le strutture, compreso un ospedale, danneggiate o distrutte a Bama nel marzo 2015 (il 70% dell'intera città), quando fu perpetrata anche la strage di decine di "spose schiave".

Milioni di persone nell'insicurezza. "Bring back our girls è uno slogan che ormai, purtroppo, ha significato solo per le organizzazioni per i diritti umani e per le famiglie di decine delle ragazze che, rapite nell'aprile 2014, si trovano ancora nelle mani di Boko haram, se non sono state vendute come schiave, o mogli da quel gruppo armato (nell'aprile 2014 Boko Haram ha rapito 276 ragazze a Chibok, in Borno. Oltre 50 sono riuscite a scappare, ma le rimanenti non sono state rilasciate. Shekau, leader di Boko haram, intendeva venderle come schiave ndr.) - spiega Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia -  Nonostante alcuni successi militari pubblicizzati dal governo, milioni di persone vivono in condizioni d'insicurezza estrema nel nord-est della Nigeria, nel doppio terrore di razzie, attentati, della terra bruciata di Boko haram, delle operazioni contro-insurrezionali dell'esercito. La formula del terrore contro il terrorismo, anche in Nigeria come altrove, non funziona. Ne fanno le spese, ogni settimana, civili inermi".

Il regno del terrorismo nigeriano. Il rapporto di Amnesty International si basa su 377 interviste, tra cui 189 con vittime e testimoni oculari degli attacchi di Boko haram, 22 con autorità locali, altre 22 con fonti dell'esercito e 102 con difensori dei diritti umani. Le testimonianze provengono da uomini e donne, cristiani e musulmani.
Quasi tutte le persone intervistate hanno chiesto di non essere identificate per ragioni di sicurezza e quasi tutti i nomi usati nel rapporto sono pseudonimi. Le informazioni nel rapporto sono tratte da quattro missioni condotte da Amnesty International nel 2014 e nel 2015 a Maiduguri, nei campi per i profughi interni del nord-est della Nigeria e in un campo per rifugiati in Camerun. Altre interviste sono state svolte al telefono, da Londra. Amnesty International ha documentato 38 casi di rapimento da parte di Boko haram. Su questi, ha raccolto 77 testimonianze, tra cui 31 di testimoni oculari e 28 di donne e ragazze fuggite ai sequestratori.
 
Le violenze di Boko haram dal 2014. Dal documento di Amnesty International risulta che molte delle 2000 donne e bambine rapite da Boko haram dal 2014, sono state ridotte in schiavitù sessuale e addestrate a combattere. Basato su quasi 200 testimonianze oculari, tra cui quelle di 28 donne e bambine riuscite a fuggire ai loro sequestratori, il rapporto di 90 pagine denuncia i crimini di guerra e contro l'umanità commessi dal gruppo armato, tra cui l'uccisione di almeno 5500 civili nel nord-est della Nigeria a partire dal 2014. Amnesty rivela nuovi particolari sui metodi usati da Boko haram: uomini e bambini arruolati a forza, o sistematicamente uccisi; donne e bambine rapite, imprigionate e in alcuni casi stuprate, costrette a sposarsi, o a partecipare alle azioni armate, a volte contro i loro stessi villaggi e città.

Il pretesto della cultura occidentale. Il gruppo armato jihadista si è sviluppato nel nord della Nigeria nel 2002. Il nome significa "la cultura occidentale è proibita", come se in uno dei paesi più poveri, affamati e sfruttati del mondo fosse davvero quello della cultura occidentale il principale problema della popolazione. Dal 2009, in modo sporadico e poco incisivo, la polizia nigeriana ha iniziato a indagare sugli attacchi del gruppo jihadista più feroce d'Africa, che dal 2015 ha comunicato al mondo la propria fratellanza con lo Stato Islamico, acquisendo forte potere nei paesi confinanti, il Camerun principalmente. Di solito, Boko haram porta i rapiti civili nei suoi campi collocati in zone remote o in centri improvvisati di transito come quello istituito nella prigione di Ngoshe. Da qui, le vittime vengono spostate in città e villaggi e indottrinate sulla versione dell'Islam seguita dal gruppo armato.

Dai bersagli militari a quelli civili. Da inizio 2014, Amnesty International ha documentato almeno 300 raid e attacchi compiuti da Boko haram contro i civili. Durante questi attacchi, dapprima i combattenti hanno dato l'assalto alle basi militari e alle stazioni di polizia saccheggiando armi e munizioni, poi si sono rivolti contro la popolazione civile, uccidendo chiunque tentasse di fuggire, radunando tutti gli uomini in età da combattimento. Ci sono state pochissime indagini e incriminazioni nei confronti di membri del gruppo armato per crimini del diritto internazionale.

Incendi e saccheggi. Le immagini satellitari diffuse nel fascicolo di Amnesty International mostrano almeno 5900 strutture danneggiate o distrutte a Bama da Boko haram, nella sua ritirata prima che l'esercito riprendesse, nel marzo di quest'anno, il controllo della città. Testimoni intervistati hanno riferito di strade piene di cadaveri e di persone arse vive nell'incendio delle abitazioni. Una donna ha raccontato: "I militari si sono avvicinati all'accampamento di Bama, stavano per riprenderlo quando sono arretrati. Allora gli insorti hanno ucciso e incendiato le case".

La vita sotto Boko haram Il dossier di Amnesty. Il quale racconta che, appena conquistato un centro, il gruppo armato raduna la popolazione per annunciare le nuove regole sulla limitazione dei movimenti, in particolare delle donne. Molte famiglie si trovano così a dipendere dai bambini, che escono per cercare cibo, o dalle visite di Boko haram che passa a offrire cibo saccheggiato altrove. Boko haram fa rispettare le sue regole con punizioni feroci. Chi non prende parte alle preghiere quotidiane rischia frustate in pubblico. Un quindicenne di Bama, graziato a causa della sua disabilità, ha riferito di aver assistito a 10 lapidazioni: "Li lapidano a morte il venerdì. Radunano tutti i bambini, ordinando loro di portare pietre. Ho partecipato alle lapidazioni. Scavano una fossa, obbligano la persona a infilarcisi dentro e poi la colpiscono alla testa con le pietre. Quando muore, lasciano lì le pietre finché il corpo va in putrefazione".

L'odio religioso. Altro nodo cruciale della violenza jihadista riguarda le crescenti tensione tra cristiani e musulmani. Molti cristiani intervistati da Amnesty ritengono che i musulmani passino informazioni su di loro a Boko haram o non condividano le notizie sugli attacchi imminenti. È così subentrato un clima di sospetto tra alcune comunità che, in precedenza, vivevano fianco a fianco, in pace. Boko haram ha distrutto chiese e ucciso cristiani che rifiutavano di convertirsi all'Islam, ma ha anche preso di mira i musulmani moderati.

L'appello di Amnesty International. Si chiede da anni di porre fine alle uccisioni da parte dei jihadisti e al governo nigeriano di prendere tutte le misure ripristinare la sicurezza nel nord-est del paese. La comunità internazionale, a sua volta, dovrebbe continuare ad assistere il nuovo governo nell'affrontare la minaccia costituita da Boko haram. "Il cambio di potere in Nigeria è l'occasione per un nuovo approccio in tema di sicurezza - dichiara Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International- Le persone rapite devono essere liberate. Occorrono indagini sui crimini di guerra e contro l'umanità. È necessario riesumare i corpi dalle fosse comuni, impedire nuove uccisioni e portare di fronte alla giustizia i responsabili di queste sofferenze. Le informazioni raccolte da Amnesty International su Boko haram dovrebbero essere prese in considerazione dalla Corte penale internazionale".